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BLUE HEART: L’IMPEGNO DELLA COMUNITÀ

[21 Giugno 2018]

Sono oltre 3.000 le piccole dighe e le derivazioni progettate, o in via di costruzione, che andrebbero ad aggiungersi alle oltre 1.000 già esistenti nel cuore blu d’Europa, l’area balcanica nota per la sua natura incontaminata.

Il fiume simbolo

Un corso d’acqua lungo 270 km che nasce dalle montagne greche del Pindo e sfocia nel canale d’Otranto dopo aver attraversato l’Albania. Il Vjosa è il fiume simbolo di una delle più aspre e serrate battaglie per la tutela ambientale dell’area dei Balcani definita "Blue Heart of Europe", in virtù della sua natura incontaminata fatta di fiumi, canyon e foreste tropicali ancora intatte. Il fiume Vjosa è l’ultimo grande fiume libero (cioè non modificato dalla mano dell’uomo) dell’intera area. Oggi però, anch’esso è in pericolo: sul suo corso, e sui suoi affluenti, pendono infatti proposte per 38 progetti idroelettrici (piccole dighe e derivazioni) che finirebbero per sottrarre acqua al fiume. Le dighe danneggerebbero per sempre i numerosi parchi nazionali nell’area balcanica, causando danni irreparabili a specie animali a rischio estinzione (come il salmone del Danubio o la lince dei Balcani) e alle comunità locali che si vedrebbero costrette ad abbandonare la propria terra a causa della distruzione delle risorse di acqua dolce, loro reale sostentamento.

Come il Vjosa, molti altri sono i fiumi della regione interessati da nuovi impianti idroelettrici. Sono 3.000 le piccole dighe e le derivazioni progettate, o in via di costruzione, che andrebbero ad aggiungersi alle oltre 1.000 già esistenti.
A schierarsi in difesa del cuore blu d’Europa sono associazioni ambientaliste, comunità locali e la nota marca d’abbigliamento outdoor Patagonia, da sempre attenta ai temi ambientali.
Patagonia ha dato il suo contributo sostenendo Save the Blue Heart of Europe, la campagna coordinata dalle associazioni Riverwatch e EuroNatur, e producendo il documentario Blue Heart, un’ora di immagini che hanno acceso i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sulla minaccia in corso. Il docufilm celebra l’impegno di persone comuni che si battono in difesa del proprio territorio e delle risorse naturali, come le donne di Kruščica che da mesi presidiano un ponte precludendo l’accesso ai mezzi di lavoro diretti al cantiere. Il film sta girando per tutta Europa (qui tutti gli appuntamenti) e ad agosto sarà disponibile anche su iTunes.

Le donne di Kruščica
È dallo scorso Agosto che le donne del villaggio di Kruščica, in Bosnia-Erzegovina, protestano pacificamente giorno e notte per proteggere l’omonimo fiume, risorsa fondamentale per l’approvvigionamento idrico del villaggio e delle città limitrofe.
Le tenaci abitanti del villaggio stanno occupando l’accesso al ponte per impedire alla società costruttrice di trasportare i materiali al cantiere, subendo spesso attacchi brutali da parte della polizia che hanno portato alcune di loro a finire addirittura in ospedale. Ma nonostante gli attacchi delle autorità e il freddo, le protettrici del Blue Heart of Europe non si arrendono e continuano a organizzarsi in turni di protesta notte e giorno. Il presidio non può infatti essere abbandonato per nessuna ragione, nemmeno per poche ore. È questo il motivo alla base del lancio della campagna internazionale che lo scorso aprile ha invitato le donne di tutto il mondo a raggiungere il villaggio per dare il cambio alle donne di Kruščica permettendo loro di partecipare alla prima proiezione ufficiale del film Blue Heart, a due ore di strada sul lato della diga Idbar. "Invitiamo le donne di tutto il mondo – aveva affermato Mika Tibold, dimostrante e presidente del Consiglio comunale di Kruščica – a solidarizzare con noi in questo momento difficile della nostra lotta. Poter contare su un sostegno internazionale è molto importante, e speriamo che il supporto di altre donne ci aiuti a vincere questa battaglia contro i progetti idroelettrici che minacciano le nostre case e la nostra comunità".

Nei Balcani come sulle Alpi Se la feroce opposizione locale dovesse fallire, 20.000 chilometri di corsi d’acqua incontaminati del continente verrebbero danneggiati per sempre da migliaia di dighe e derivazioni, in un momento in cui la costruzione di dighe è stata interrotta nella maggior parte dei Paesi sviluppati. Una delle poche eccezioni è proprio l’Italia dove, nell’intero arco alpino, non c’è torrente che si salvi da questa corsa all’oro blu. Le richieste di autorizzazione delle cosiddette centraline “mini idroelettriche” si spingono sempre a maggiore altitudine, alla ricerca dei più piccoli rivoli d’acqua da ingabbiare, portando con sé chilometri di condutture, miriadi di sbarramenti, nuove strade e manufatti di calcestruzzo in luoghi di straordinario pregio naturalistico.

Il tutto in nome di una produzione elettrica trascurabile, resa redditizia solamente dai generosi incentivi destinati alle fonti di energia rinnovabile. Incentivi che hanno finito per alimentare un business paradossale, dove sostenibilità e rinnovabilità procedono in senso opposto.
Di questo e di comunità italiane che si battono al pari delle donne di Kruščica, leggerete sul prossimo numero di BioEcoGeo: “La rinnovabile insostenibilità del mini idroelettrico, in edicola a fine giugno. Fonte: BioEcoGeo.

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