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Cod Art 0018 | Rev 00 | Data 11 Ott 2008 | Autore Pierfederici Giovanni

 

L'AXOLOTL, L'ANFIBIO ETERNO FANCIULLO

XolotlL'axolotl (Ambystoma mexicanum), la salamandra azteca, il Nahuatlè in lingua azteca, è l'anfibio più famoso al mondo in campo scientifico. Su di lui sono stati scritti oltre 2000 articoli (fonte: PubMed), e interessa medici, biologi, etnologi e antropologi. Fu descritto per la prima volta nel 1532 dal naturalista Oviedo y Valdes Gonzalo de Hernàndez "....strani pesci con le manine e la pelle liscia, lunghi una spanna e grossi un pollice...." poi, nel 1863 alcuni esemplari furono portati a Parigi, presso il Museo di Storia Naurale (Jardin des Plantes), dove ancora oggi vivono e si riproducono. Attualmente lo si trova nel lago Xochimilco, dove è conosciuto con una miriade di nomi. L'areale di distribuzione della specie era un tempo molto più vasto, ma a causa della crescente pressione antropica, del conseguente inquinamento, delle catture illegali, dell'introduzione di specie esotiche e di altri fattori legati comunque alle attività umane, si è fortemente ridotto. Alcuni esemplari sono stati segnalati anche nel lago Chalco e in altre zone umide, più o meno circoscritte.

L'axolotl, oltre ad essere allevato perchè considerato una prelibatezza dalla cucina azteca e messicana (secondo gli Aztechi l'axolotl è l'incarnazione del dio Xolotl, .....che cadde nel granoturco ma fu trovato, cadde nel maguey e fu trovato, cadde in acqua e fu Axolotl ......), è, in biologia, la forma neotenica (neos, giovane + tenein, stirare) per eccellenza. I caratteri neotenici sono i caratteri giovanili, e negli anfibi per neotenia si intende la condizione per cui alcune specie, pur conservando i caratteri propri delle forme larvali, sono sessualmente mature e si riproducono. La descrizione che Lorenz fece della neotenia (testa voluminosa, frontale sviluppato, splacncranio schiacciato, occhi grandi), è riferita alla descrizione dei caratteri neotenici dei mammiferi. Tutti gli animali domestici presentano una persistenza dei caratteri giovanili, a causa della pressione selettiva esercitata dall'uomo. Ma torniamo all'Axolotl. La sua esistenza passa attraverso tre stadi. Il primo è lo stadio larvale, il secondo è lo stadio giovanile e il terzo e lo stadio di adulto. Le branchie sono perse nel secondo stadio e l'adulto vive sulla terraferma. Molti tritoni adulti hanno la capacità di rigenerare i tessuti e parti del corpo, come gli arti, la coda, inclusa la spina dorsale, la mascella e la mandibola, la retina e il cristallino (tuttavia l'axolotl non sembra essere in grado di rigenerare quest'ultimo). Questo avviene grazie alla formidabile plasticità delle cellule che possono differenziarsi in altri tipi citologici propri del sito ove è avvenuta la lesione.

L'axolol è un animale carnivoro, si nutre di policheti, di larve e di insetti di acqua dolce e anche di piccoli crostacei. In cattività viene preferibilmente nutrito con pellet di salmone. La metamorfosi: l'axolotl è una specie neotenica, raggiunge quindi la maturità sessuale durante lo stadio larvale, senza dover quindi necessariamente compiere la metamorfosi nella forma adulta e terrestre. In presenza di determinati stimoli ambientali, l'axolotl metamorfosa nella forma adulta. In passato alcuni autori erano giunti alla conclusione che il perdurare dello stadio larvale fosse da imputare a deficit tiroidei, altri aggiunsero che tale persistenza fosse facoltativa. Oggi si ritiene che l'insieme degli stress ambientali sia la vera causa che portano l'axolotl a metamorfosare, e a proposito sono state individuate molte cause. In cattività l'aggiunta di iodio con gli alimenti porta l'animale alla metamorfosi. In natura gli stress sono diversi, possono essere considerati tali la sovrapopolazione, la mancanza di acqua, il cambiamento dei profili della temperatura dei laghi e la limpidezza delle acque. Lo iodio, oppure estratti di tessuti tiroidei o molecole che fungono da precursori nella sintesi dell'ormone tirossina, se somministarti a esemplari in cattività portano l'animale alla fase adulta. E' l'ipofisi, che regola a sua volta la tiroide, e quindi la produzione dell'ormone tirossina, che è coinvolta nella fase stessa di metamorfosi. In esperimenti condotti in laboratorio, 25 micro gr. di ormone T(4) somministrati per tre giorni, portavano al completo riassorbimento delle branchie, e allo stesso tempo aumentavano i livelli sierici dell'ormone T(3) e dei corticosteroidi. Livelli ormonali abbastanza bassi da non portare alla metamorfosi completa sono detti submetamorfici. Altre molecole come il DEX (dexametasone) inducono gli stessi effetti. Si ritiene attualmente che occorrono aliquote sia di corticosteroidi che di ormoni ipofisari per ottenere la metamorfosi completa.

Purtroppo la maggio parte della popolazione esistente non vive in natura, ma in terrari e laboratori, ed ogni giorno centinaia di individui vengono sacrificati a scopo di ricerca. Si studiano i meccanismi molecolari alla base della rigenerazione dei tessuti, con tutte le possibili implicazioni e tutti i possibili vantaggi di una eventuale scoperta adattabile alle nostre esigenze di uomini.

BIBLIOGRAFIA