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01 FEBBRAIO

SEA SHEPHERD, RICOMPENSA PER CHI FORNISCE INFORMAZIONI SULLA STRAGE DI LEONI MARINI
Sea Shepherd Conservation Society ha deciso di offrire una ricompensa di 10.000 dollari, a chiunque fornirà alle autorità competenti, informazioni utili all’arresto e condanna della persona o delle persone coinvolte nella strage di leoni marini a Puget Sound. Le informazioni possono essere fornite in via confidenziale e si potrà mantenere l'anonimato.
Lo scorso anno, Sea Shepherd offrì una ricompensa di 11.500 dollari neozelandesi, che portò all’arresto e alla condanna del responsabile dell’uccisione di 22 leoni marini in Nuova Zelanda. "Si tratta di una violazione della legge federale americana e la persona o le persone coinvolte in questo massacro, devono essere arrestate e consegnate alla giustizia", ha dichiarato il Capitano Paul Watson, il quale si trova attualmente a bordo della Steve Irwin, una delle navi di Sea Shepherd, nel Mare di Ross, all’inseguimento della flotta baleniera giapponese che sta cacciando illegalmente balene nel loro Santuario Antartico. Fonte: SeaShepherd.
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FUKUSHIMA, NUOVA FUGA DI ACQUA RADIOATTIVA
La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha ammesso ieri, di aver scoperto una nuova fuga radioattiva nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi, causata dalla rottura di alcune condotte all'interno dell'edificio del reattore 4, forse quello che fino ad ora aveva dato meno problemi in seguito al terremoto/tsunami dell'11 marzo 2011.
La fuga è stata scoperta nella serata del 31 gennaio dai "liquidatori" al primo piano dell'edificio del reattore 4 e, dopo 10 minuti, è stata fermata grazie alla chiusura di una valvola. In base ai livelli di radioattività misurati, la Tepco ha detto che "si tratta di acqua proveniente dall'interno del reattore".
Ora si cerca di capire quali siano le cause del danneggiamento delle condotte d'acqua: il loro degrado potrebbe essere legato alle bassissime temperature che ci sono state negli scorsi giorni nell'area di Fukushima, che sono scese a - 8 gradi centigradi, ma molto probabilmente si tratta delle conseguenze delle attività per cercare di contrastare il disastro nucleare, che hanno avuto un fortissimo impatto su tutte le strutture e le attrezzature della centrale nucleare, molto fragili e che si degradano più velocemente di quanto si pensasse.
Il 30 gennaio la Tepco aveva riconosciuto che nel sito della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, esistono "14 punti di fuga" di sostanze radioattive. L'Agenzia giapponese per la Sicurezza Nucleare ed Industriale (Nisa) ha proposto nuove soluzioni per rafforzare la sicurezza delle centrali, in particolare invita gli operatori ad installare diversi tipi di generatori di emergenza per evitare la perdita di energia esterna che è stata una delle cause del disastro nucleare di Fukushima. Inoltre all'industria nucleare viene chiesto di 'Impermabilizzare i sistemi di raffreddamento dei reattori per evitare i rischi di inondazione degli edifici in caso di tsunami'.
Per quanto riguarda i sistemi di raffreddamento di emergenza, destinati ad evitare la fusione del nocciolo del reattore, la Nisa suggerisce un sistema di attivazione automatica in situazione di emergenza e prevede anche l'installazione di sistemi di comunicazione, come quelli che permettano le videoconferenze, in grado di essere utilizzati in caso di crisi. Scorrendo l'elenco ci si rende conto che molte delle misure di sicurezza che davamo per scontate nel "super-sicuro" nucleare giapponese non esistevano proprio.
Ieri, durante una riunione di esperti la Nisa ha presentato le sue proposte articolate in 30 punti e, a partire da queste raccomandazioni, il governo dovrebbe approvare entro la fine di marzo una lista esaustiva delle nuove misure. Ma la tragedia nucleare continua ad avere ripercussioni nella vita quotidiana: i principali produttori di latte giapponesi hanno annunciato che presto inizieranno gli screening test per le radiazioni in circa 180 centrali del latte e fabbriche di prodotti caseari, per rispondere alle crescenti preoccupazioni dei consumatori. La Japan Dairy Industry Association ha spiegato che lo screening si svolgerà a Tokyo ed in 16 prefetture del Giappone orientale e che i risultati saranno resi noti entro la fine di febbraio.
Le municipalità effettuano controlli sulle radiazioni nel latte crudo prima che vada nelle centrali del latte o nelle fabbriche, ma i controlli sui prodotti sono stati fino ad ora molto pochi. Dall'aprile 2011, quando il ministero della salute e del benessere del Giappone decise di rafforzare gli standard di sicurezza alimentare per il latte, c'è stata una crescente richiesta di maggiori controlli da parte dei consumatori. Con i nuovi standard più severi il latte potrà contenere solo 50 becquerel per chilogrammo, un quarto l'attuale livello ammissibile. Fonte: GreenReport.
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SCOPERTO UN FUNGO CHE METABOLIZZA IL POLIURETANO
Andare in gita scolastica e tornare a casa con in tasca la scoperta che potrebbe salvare il mondo dall’invasione della plastica. È accaduto a un gruppo di studenti di college della Yale University che, durante un viaggio nella foresta amazzonica in occasione dell’annuale missione sul campo organizzata dal corso Rainforest Expedition Laboratory, ha scoperto una particolare specie di fungo capace di degradare il poliuretano, il  Pestalotiopsis microspora.
Nel 2008, come ogni anno, gli studenti del corso di Scott Strobel, docente di biochimica molecolare, si sono recati in Ecuador per raccogliere campioni da studiare in laboratorio una volta tornati al campus di New Haven (Connecticut, Usa). Questa volta però, nel gruppo c’erano un paio di studenti particolarmente brillanti che hanno portato all’incredibile scoperta.
Il primo è stato Pria Anand: esaminando i propri campioni, ne ha individuato uno che, a contatto con il materiale plastico, dava il via a una reazione di degradazione. Poi è stata la volta di Jonathan Russel. Lo studente ha isolato l’enzima grazie al quale questo fungo – unico al mondo, per quanto se ne sappia - è  in grado di sopravvivere a una dieta a base esclusivamente di poliuretano, e per di più in ambiente completamente anaerobico (cioè privo di ossigeno), condizione tipica del fondo delle discariche. Secondo lo  studio pubblicato su Applied and Environmental Microbiology, infatti, le proprietà di questa specie fungina potrebbero essere molto utili nel campo del biorisanamento, ovvero il processo di depurazione del suolo a opera di microrganismi, batteri o funghi.
Ed è proprio qui che la scoperta degli studenti statunitensi si fa interessante. Di poliuretano, infatti, sono costituiti molti oggetti di uso quotidiano, dai materassi ai frigoriferi, dai giocattoli alle scarpe. Si tratta insomma di un materiale molto versatile e soprattutto economico, ma decisamente non riciclabile. L’unica speranza di non lasciarlo in eredità ai nostri pronipoti potrebbe essere proprio questo particolare fungo originario della foresta pluviale ecuadoregna. Fonte: Galileonet.