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Cod Art 0142 | Rev 00 | Data 17 Apr 2009 | Autori Guadagnino Marcello e Guadagnino Giancarlo

LA NAVIGAZIONE ANTICA NEL MEDITERANEO

Foto1Quali fossero le possibilità dei nostri progenitori di spostarsi sulle acque è da sempre stata una domanda a cui si è cercato di dare una risposta. Probabilmente il primo tentativo di oltrepassare dei piccoli stretti o le rive opposte di un fiume avvenne sul dorso di un troco o di un fascio di rami che permetteva di galleggiare. Soltanto in epoca antica e col perfezionamento delle costruzioni navali, e il coinvolgimento di numerose culture e popolazioni che abitarono il bacino del Mediterraneo, si iniziano a differenziarsi le modalità con cui si svolgeva la navigazione. Nel contesto marittimo la navigazione antica è in stretto rapporto con la tipologia e le dimensioni dell’imbarcazione. Si navigava sia vela che a remi. I remi erano prevalentemente in uso nelle navi militari, si poteva arrivare ad un numero notevole di rematori, come nel caso delle navi da guerra del periodo ellenistico. Il Leontoporos aveva 50 serie di banche di voga e due remi mossi da otto persone per un totale di 1600 rematori. La propulsione velica era utilizzata soprattutto sulle imbarcazioni commerciali.

 

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Fig 1 - Nave oneraria romana a vela quadra

La navigazione antica era essenzialmente una navigazione empirica. È il senso nautico dei marinai e la loro capacità di percepire i messaggi dall’ambiente che li circonda a permettere di orientarsi con sicurezza. I riferimenti astronomici e ambientali e i dettami dell’esperienza sostituivano la navigazione strumentale. Sebbene non conoscessero la bussola e non disponessero di tecnologie nautiche moderne Greci, Fenici, Romani navigarono il giorno e la notte in affrontando navigazioni d’altura anche fuori dal Mediterraneo. L’abilità nautica vichinga dimostra che si potavano affrontare anche navigazioni in alto mare e su lunghe distanze.

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Fig 2 - Nave egizia in acacia e sicomoro a fasciame corto

La navigazione antica si divide, dunque, in navigazione di piccolo cabotaggio, grande cabotaggio, e una navigazione di altura. Il cabotaggio è una navigazione che avviene non allontanandosi dalla costa e con la terra in vista. La prola deriva dal portoghese cabo, capo e letteralmente intende uno spostamento da <<capo a capo>>.


Foto4IL grande cabotaggio è una navigazione che si svolge su lunghe distanze, senza scalo, tenendo sempre di vista la terra ferma, viaggiando sia il giorno che la notte per numerosi giorni. L’imbarcazione in questo caso si tiene lontano dai bassi fondali e dagli scogli affioranti  ma ha possibilità di sfruttare sia le brezze di mare che quelle di terra. Questa modalità di navigazione può essere assimilata alla navigazione di altura per quanto riguarda la percorrenza e può essere fatta con imbarcazioni di grandi e piccole dimensioni. Il grande cabotaggio prevedeva tratti di navigazione di altura che permetteva di diminuire le distanze facendo rotta unendo le due estremità di un golfo tenendo d’occhio dei punti cospicui. Contrariamente a quanto si può pensare anche la navigazione d’altura era praticata nell’antichità. In questo tipo di navigazione si affrontano lunghe distanze senza avere la terra ferma in vista e una navigazione di più giorni. In questo modo si potevano spostare grandi carichi tra gli emporia internazionali nel modo più sicuro ed economico.
La navigazione che ebbe maggior fortuna nell’antichità fu comunque la navigazione di piccolo cabotaggio che era strettamente legate alle attività economiche e commerciali che avvenivano nelle ricche coste del bacino mediterraneo. Gli obiettivi per cui l’uomo antico andava per mare erano numerosi e riguardavano diversi ambiti: pesca, commercio, esplorazione, e finalità militari. La navigazione da diporto era rara, i passeggeri si affidavano alle navi onerarie per spostarsi lungo le rotte che queste praticavano normalmente per il trasporto delle merci.

Fig 3 - Trireme romana da guerra

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Fig 4 - Posizione dei rematori in una trireme classica