Testata

 

 

Cod Art 00S3 | Rev 00 | Data 30 Gen 2010 | Autore G. Marcello

L'occhiata, Oblada melanura

Occhiata

Sopra, Oblada melanura.

NOME SCIENTIFICO:Oblada melanura (Linneo, 1758 )

NOME VOLGARE: ociada, cantara, occhiata, alboro, bastardo, nechiata, occhio niro, jata, jacchiata, biata, orbara, orbuta.

PHYLUM: Chordata

SUBPHYLUM: Vertebrata

CLASSE: Osteichthyes

ORDINE: Perciformes

FAMIGLIA: Sparidae

CARATTERISTICHE: diffusa abbondantemente in tutto il Mediterraneo, l’occhiata è una delle prede più ambite dai pescatori sportivi. Abbondante nel sottocosta da 0 a 40 metri dove i fondali rocciosi creano l’habitat perfetto per il proliferare di tale specie. L’occhiata, molto simile al sarago, ha però  un corpo molto più allungato, con un profilo piuttosto ellittico, ed una vistosa macchia sul peduncolo caudale simile ad un occhio che le ha conferito appunto il nome di occhiata. Questo Sparide che si riproduce nel periodo che va dal mese di aprile al mese di luglio, ama vivere in banchi numerosi, fatti di centinaia e centinaia di individui che vivono sospesi nel blu, contendendo spesso il territorio alle castagnole. Di solito l'occhiata ama starsene immobile appena sotto la superficie, specialmente nelle giornate di bonaccia, ma la possiamo trovare sino a circa 20 metri di profondità. Prevalentemente onnivoro, ama brucare il fondale dove scova piccoli invertebrati, soprattutto molluschi e crostacei. Raggiunge facilmente i 30 cm di lunghezza e può arrivare a pesare sino a 700\800 grammi. Nel periodo degli amori, l’occhiata cambia leggermente abitudini, lascia gli ambienti di mare aperto per avvicinarsi alla costa, occupando le tane della zona con la sua vivace presenza. Allora è un via vai continuo, un andirivieni incessante, un brulichio di vita. Ormai padrona del territorio, si mescola ai piccoli banchi di saraghi, a cui a volte “ruba” le tane per nascondersi dai predatori. Foto1

PESCA & USO: l’occhiata è una preda molto ricercata dai pescatori, sia per la qualità delle sue carni, bianche e molto tenere, ma anche per la possibilità di poterla insediare sia da terra che dalla barca. Essendo fornita di una bocca piccolissima, conviene attrezzarsi con ami molto piccoli (e senza ardiglione) e da esche poco voluminose. Le esche più utilizzate sono il bigattino e la polpa di gambero, oltre che al pane raffermo che da sempre ottimi risultati. Il periodo migliore per insidiare questo pesce è come abbiamo detto l’estate quando l’occhiata si raggruppa sottocosta in gruppi numerosi, allora può essere insediata facilmente pescando sulle scogliere con una canna  alla bolognese o all’inglese. La si  può ritrovare anche presso ambienti portuali e lagunari. Di grande importanza è pasturare per cercare di tenere il banco il più possibile alla nostra portata. Per capire quanto è importante la pastura basta immergersi anche soltanto con maschera e pinne ed agitare vicino al banco un rametto di alghe. Ci potremo accorgere così di come questo pesce, per nulla impaurito verrà quasi a mangiare dalle nostre mani. L’occhiata risulta essere  preda anche dei barcaioli, che utilizzando la tecnica del bolentino o dei nattelli  per riempire il proprio carniere. Il bolentino viene praticato su fondali piuttosto bassi, dai 5 ai 15 metri, si utilizza una canna corta ed un mulinello a cui tramite una girella viene collegato il terminale. Questo terminale è formato da monofilo a cui sono legati 3 braccioli riportanti gli ami con le esche. Il terminale arriva al fondo grazie ad un piombo collegato nella parte finale. I battelli invece sono meno utilizzati, ormai è una pesca che sta andando in disuso e viene praticata soltanto in alcune regioni. I nattelli sono piccoli oggetti gallegianti con montate alcune lenze. La pesca si effettua calando a mare un certo numero di nattelli,innescati con vermi o gamberetti, lasciandoli spostare in corrente e recuperandoli quando il tipico movimento oscillante segnala le abboccate.