
LE GORGONIE DELLA PORTA DEL MEDITERRANEO
Osservare la natura subacquea è emozionante, lo è di più quando osserviamo organismi particolari come le gorgonie e per giunta nelle acque di casa nostra, in quel tratto di mare dove si affacciano due regioni, la Calabria e la Sicilia. Parliamo dello stretto di Messina, molti asseriscono essere questa la vera “Porta del Mediterraneo”. 
Prima però apriamo una piccola parentesi. Nel lontano 1908 a seguito del devastante terremoto che colpì quella zona, distruggendo in parte la città di Messina e Reggio, dove ancora oggi si possono osservare, camminando fra le viuzze, i segni di quel tragico evento, che in 37” alle ore 5.21 del 28 Dicembre fece tremare un territorio particolarmente attivo agli eventi sismici e che paradossalmente dopo aver portato morte e distruzione, portò vita nei fondali marini. La gran mole di macerie che l’evento procurò, dovevano essere rimosse per far spazio alla ricostruzione, si pensò allora di gettarle in mare, dando origine, involontariamente, ad un substrato artificiale abbondante e solido, dove in seguito organismi costruttori trovarono terreno fertile per edificare vaste colonie visibili tuttora in questi meravigliosi fondali particolarmente ricchi di vita, grazie anche alle correnti marine, uno dei due fattori insostituibili fondamentali per l’inizio della vita subacquea, insieme alle maree, che abbiamo descritto in un nostro precedente articolo. Tornando allo stretto di Messina, dove il mar Ionio si unisce al Tirreno, con una particolare morfologia dei fondali che in questo tratto di mare oscillano con una pendenza che va da zero a -500 mt per il Mar Ionio, e da zero a meno -250 mt per il Mar Tirreno. Il fondale si sviluppa come una sorta di imbuto al contrario, con la parte larga dell’imbuto verso il Mar Ionio, sviluppando una pendenza tale da favorire una corrente marina importante, con una direzione nord-sud, che si sposta alla velocità di 2 mt al secondo.
Grazie al substrato artificiale e alle correnti, si sono sviluppate folte colonie di gorgonie. Questi organismi arborescenti, si oppongono alla corrente marina, catturando il plancton in sospensione. Le gorgonie, non sono altro che organismi coloniali, formati da polipi. Il tipico polipo, ha una colonna cilindrica che termina con una bocca circondata da 8 tentacoli piumati (vedi in questo articolo uno schema dell'ultrastruutura di un polipo appartenente agli Antozoi, a cui appartengono anche i gorgoniaceae). All’interno della cavità troviamo una sorta di intestino primitivo (mesenterio) con un'unica apertura, la bocca. Lo scheletro ha consistenza cornea, formato da una proteina detta gorgonia, ed è rivestito da un tessuto molle detto cenenchima, nel quale i polipi alla prima avvisaglia si ritraggono, questa a sua volta ha una consistenza più o meno fibrosa, per la presenza di scleriti calcarei. All’ esterno, la corteccia, assume varie colorazioni vivaci, rosso, arancio, giallo, bianco, mentre all’interno la struttura scheletrica è solitamente nera.
Le spicole calcaree, servono a proteggere ogni singolo polipo della colonia, e sono sintetizzati in base alla disponibilità di luce e nutrienti, per questo assumono forma irregolare. Si studia ad esempio, l’importanza della vitamina D fondamentale per la formazione delle spicole stesse, in funzione di fattori abiotici e biotici. Le spicole servono anche a ridurre la flessibilità della colonia, esposta alle forti correnti che spesso investono questi organismi in maniera violenta. Le colonie dopo anni, assumono la tipica formazione a ventaglio, con un unico ramo, dal quale si sviluppano i rami secondari, da questi si diramano i rami terziari e così via. In zone particolari nel nostro Mediterraneo, possono raggiungere dimensioni di oltre due metri in altezza e uno in larghezza, mentre sono ancora più grandi le colonie dei mari tropicali. Esiste una collaborazione intensa fra i polipi.
Ad esempio se disturbati in un ramo, trasmettono dei senali in modo che tutti i polipi presenti della colonia si ritraggono a difesa all’interno delle cavità. In questo fondale particolare, abbiamo osservato colonie di Eunicella singularis , con corpo relativamente molle, che preferisce rimanere nelle zone ombrose, naturalmente per osservare queste colonie bisogna scendere a profondità di almeno 20/40 mt. La Muricea Paramuricea camaleon, forma colonie colorate molto grandi, viola, rosse e gialle. Le gorgonie a ventaglio rosse Paramuricea clavata, forma colonie a ventaglio molto alte, alcuni esemplari esistono da oltre 1000 anni e più e sono protetti, e sono presenti solo in Mediterraneo. Presenti anche colonie arborescenti di Eunicella verrucosa, purtroppo abbastanza rara. Da non dimenticare il corallo rosso del Mediterraneo, molto prezioso, ma visibile sempre a profondità maggiori a causa del prelievo intenso che alimenta l’industria dei gioielli.
Di seguito Luoni Ottavio, ci spiega brevemente la differenza fra coralli "duri" e coralli "molli"
Spaccato di un ramo di gorgonia
CORALLI “DURI” E CORALLI “MOLLI”
A volte può accadere, sfogliando alcuni libri fotografici inerenti all’ambiente marino, di osservare varie immagini che illustrano fondali con presenza di vari tipi di coralli multicolori, a fianco di queste fotografie nelle didascalie si legge che alcuni di quei coloratissimi coralli appartengono al gruppo dei coralli "duri" o viceversa all’altro gruppo dei coralli "molli". Per il comune lettore profano in materia, può essere complicato capire la differenza di questi termini, proviamo allora a chiarirne il significato con semplicità.
I coralli chiamati “duri” sono quelli che costituiscono la vera barriera corallina, e sono chiamati ermatipici e sono spesso associati a delle alghe unicellulari chiamate zooxantelle. Queste alghe simbiotiche, sono contenute in grande numero nei tessuti dei polipi corallini (si è stimato la presenza di oltre un milione di cellule per centimetro cubico) e queste ultime sono in grado di favorire la sintesi del calcare dei coralli stessi e inoltre hanno anche lo scopo di fornire e elaborare le sostanze nutrienti. Questi coralli costruttori o Madreporari hanno anche un’altra caratteristica che li accomuna tra di loro, i tentacoli dei loro polipi sono sempre in numero di 6 o multipli di 6, e per questo motivo sono inclusi nella sottoclasse degli Esacoralli. A questa sottoclasse troviamo vari generi quali ad esempio: Acropora, Favites, Pachyseris, Goniastrea, Caryophyllia!
All’altro gruppo appartengono i coralli "molli" termine comunque non propriamente adatto. Questi animali possono crescere anche senza sostegni rigidi, e nel corso della loro storia evolutiva hanno quindi rinunciato ad avere uno scheletro, e hanno adottato strutture meno pesanti. Infatti il loro corpo è composto di una massa di cellule con conformazione gelatinosa e compatta. I loro polipi hanno sempre 8 tentacoli e perciò appartengono alla sottoclasse degli Ottocoralli. Sono chiamati anche coralli aermatipici, coralli che non intervengono nelle costruzioni di scogliere. Ne fanno parte tra l’altro gli ordini Gorgonacea, con vari generi e specie quali ad esempio, il corallo rosso Corallium rubrum, Eunicella, etc. Negli altri ordini, vi troviamo gli Alcionacei con dei generi vari come per esempio Sarcophyton, Lythophyton, Alcyonium. Altro gruppo, è quello delle Pematulacea (penne di mare) con alcuni generi quale Pteroeides , Pinnatula, Veretillum. 
Questi organismi hanno una lunga storia evolutiva alle spalle, apparvero già nel Cambriano 540 ÷ 490 milioni di anni fa, primo periodo dell’era Paleozoica. Si trasformarono e prosperarono nelle successive ere superando indenni le varie estinzioni di massa, giungendo fino a noi con forme e colori di straordinaria bellezza. Termino ricordando che i coralli crescono da 1 millimetro a 3 centimetri l’anno, quindi per esempio una formazione corallina di qualche metro può avere bisogno di millenni per formarsi, ma per far questo il corallo ha bisogno di condizioni biologiche ben precise, quali acqua pulita, limpida, ben areata e a temperatura costante.
Per quanto riguarda le gorgonie, anche nella secca dei “Francesi”, ad una profondità di circa 60 mt, si osservano formazioni rare di corallo nero Antipathes dicotoma, queste amano un fondale duro e le correnti ricche di nutrienti. Una formazione particolarmente folta di questi organismi, che sono allo studio da parte dei ricercatori provenienti da tutto il mondo, mentre il falso corallo nero mediterraneo, Savaglia savaglia, abbonda anche nei fondali del Mar Ligure, a Portofino.

Sopra, a sx i rami di Gerardia savaglia che si dipartono dal ramo centrale. A dx i polipi nel dettaglio, aperti ed intenti a catturare le particelle in sospensione, toccandosi gli uni agli altri, formano una fitta rete e intrappolano le sospensioni trasportate dalla corrente.
La pennatula
Grosso Antozoo coloniale dell'ordine dei Pennatulacei, endemico in tutti i mari, di colore oscillante dal giallo-arancio al porpora, presenta l'interessante fenomeno della bioluminescenza. Se stimolata emette luce di color verde azzurro (foto a lato). Questo processo avviene grazie alla partecipazione di tutta la colonia, e gli individui reagiscono in modo coordinato trasmettendo le informazioni ricevute ai polipi adiacenti. Questa colonia carnosa dirmofica, è composta da molti individui, ognuno con una funzione specifica. Il rachide, o individuo fondatore della colonia, dotato di un corpo allungato e di tentacoli ed apertura boccale, funge da sostegno alla colonia stessa. La parte inferiore ingrossata è il piede che rimane infisso nella sabbia. I polipi secondari si sviluppano su delle espansioni rigide laminari per la presenza di spicole calcaree, questi sono prodotti per gemmazione, possiedono apparato boccale e tentacoli. Questi individui hanno la sola funzione di far circolare l’acqua nei canali che percorrono la mesoglea, portando il nutrimento a tutti gli altri. Le gorgonie costituiscono una vera e propria foresta sottomarina, in essa si rifugiano altri organismi.
Alla base delle colonie una folta formazione di altri organismi, antozoi, spugne etc, si sviluppano all’ombra, diciamo così, della foresta sottomarina, per questo è importante preservare questo tesoro naturale. E' noto che laddove vi è stata la distruzione di una parte del fondale marino dove vi erano folte formazioni di gorgonie, causate spesso dalle reti a strascico, dopo tempo la zona del disboscamento subisce uno spopolamento a catena degli organismi che vivevano sul substrato a stretto contatto con le gorgonie.. Alla luce di tutto questo, desidero ricordare che in diverse località, spesso gli “scheletri” di questi organismi sono venduti nei negozi che trattano articoli marini. Ebbene, invitiamo tutti gli amanti del mare a non comprare queste formazioni essiccate, che spesso poi, finiscono per essere gettate nel cestino, o fare mostra in qualche mensola del salotto a prendere polvere, poiché il prelievo in natura di questi organismi, nuoce all’intera colonia, e interrompe un ciclo iniziato decine o centinaia di anni prima, dunque un appello ai sub responsabili ed amanti del mare a non contribuire a questo commercio inutile e dannoso.
![]() |
![]() |
![]() |
||
1 |
|
2 |
3 |
|
![]() |
![]() |
![]() |
||
4 |
|
5 |
6 |
![]() |
![]() |
||
|
7 |
8 |
|
![]() |
![]() |
||
9 |
10 |
||
![]() |
![]() |
||
11 |
12 |
||
Foto 1-5 by Massimo Corradi © - Foto 6-12 by Marcello Guadagnino ©
ARTICOLI CORRELATI

Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
Ideazione: Pierfederici Giovanni - Progetto: Pierfederici Giovanni, Castronuovo Motta Nicola, Guadagnino Marcello.
Prima Pubblicazione 31 Lug 2006 - Testi e immagini riproducibili secondo le specifiche Creative Commons. Le immagini dei Collaboratori detentori del Copyright © sono riproducibili solo dietro specifica autorizzazione.
Si dichiara, ai sensi della legge del 7 Marzo 2001 n. 62 che questo sito non rientra nella categoria di "Informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari
XHTML 1.0 Transitional – CSS












