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Cod Art 0192 | Rev 00 | Data 02 Set 2009 | Autore E. Pan

L'AREA MARINA PROTETTA DI PUNTA CAMPANELLA

L’area marina protetta denominata Punta Campanella è stata istituita nel 1997 e modificata nel 2000. Essa si estende su circa 1.400 ettari di superficie e su 40 km di fascia costiera. Questa area si trova nella provincia di Napoli ed è gestita da un consorzio di sei comuni situati nell’area e sono: Massa Lubrense, Sorrento, Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Vico Equense e Positano. Comprende la parte terminale della Penisola Sorrentine, che divide il Golfo di Napoli da quello di Salerno e la zona di mare che va dalla costa alla distanza di 2 miglia marine, in cui si trovano le isole Li Galli e gli scogli del Vervece e di Vetara.

Per la natura calcarea della Penisola, la zona è stata soggetta ad intensi fenomeni carsici che hanno prodotto un numero considerevole di cavità emerse, divenute subacquee in seguito a movimenti tettonici e all’innalzamento del livello del mare. Fino ad alcuni anni fa, sui fondali sabbiosi di Punta Campanella si trovavano ampie distese di prateria di Posidonia oceanica, che ospitano una grande quantità di organismi marini. Oggi questi biotopi sono presenti in forma frammentata, anche a causa dei danni dovuti all’ancoraggio di natanti di ogni genere, Numerosi esemplari di specie stanziali quali saraghi, polpi, aragoste, cernie, donzelle, scorfani arricchiscono la tipica fauna mediterranea. Gli scogli di Vervece e Vetara ospitano un’ampissima varietà di flora e di fauna: pareti sottomarine colorate di giallo dall’antozoo Parazoathus asinelle, distese di alghe e di invertebrati sessili e, più in profondità, delle vere foreste di gorgonie bianche, gialle e rosse (Eucinella singularis, Eucinella cavolini, Paramuricea clavata). Sono anche presenti grotte sottomarine, come quelle dello Zaffiro, che ospitano una fauna caratteristica.

AREE PROTETTE DI PUNTA CAMPANELLA

ZONA A

In tale zona sono vietate:

ZONA B

In tale zona sono vietate:

Sono invece consentite:

ZONA C

In tale zona sono vietate:

Sono invece consentite:

LA RISERVA MARINA DI PUNTA CAMPANELLA

I primi passi verso l’istituzione di questa area protetta risalgono alla fine degli anni ’70, quando si inizia a parlare di istituire i parchi naturali e le zone protette nell’area della futura riserva.

Nel 1982, in seguito alla legge 979/82 sulla difesa del mare, questo tratto di costa viene destinato ad area protetta. L’istituzione della Riserva Marina di Punta Campanella, ad opera del Ministero dell’Ambiente, arriva però solo il 12 dicembre 1997. L’istituzione di quest’area protetta ha seguito un processo decisionale “top-down”, durante il quale, cioè, la partecipazione o anche la sola consultazione delle comunità locali è stata quasi completamente trascurata. La scelta di tale percorso “impositivo” è stato uno dei principali motivi che ha scatenato il conflitto: infatti l’area protetta, sebbene auspicata da molti attori locali, è stata percepita in un primo momento come imposizione centralistica, assolutamente non aderente alla complessa realtà sociale ed economica del territorio. Si deve quindi al comune di Massa Lubrense, postosi a guida dei comuni interessati, il tentativo ben riuscito, grazie anche all’apertura dimostrata a livello ministeriale, di trasformare quella che sembrava un’imposizione centralistica in un modello alternativo e condiviso di sviluppo locale, basato sulla riconversione di alcune attività tradizionali quali la nautica e la pesca e la creazione di opportunità di occupazione soprattutto nei settori del pescaturismo e dell’escursionismo nautico, subacqueo e terrestre. Tra i fini principali dell’istituzione dell’area protetta ci sono la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona, la diffusione delle conoscenze relative agli ambienti marini e costieri, la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con le particolari valenze dell’area. Al fine di perseguire tal scopi, l’area protetta è suddivisa in tre distinte zone: la zona A (riserva integrale), dove sono vietate la navigazione, l’accesso e la sosta di natanti di qualsiasi genere, la balneazione, la pesca e l’immersione; la zona B (riserva generale), dove sono vietate la navigazione e la pesca non autorizzata dall’Ente gestore; la zona C (riserva parziale), dove sono vietati l’ancoraggio libero e alcune forme di pesca sportiva. La perimetrazione di queste tre differenti zone è stata modificata nel corso del tempo anche in seguito alle indicazioni e alla proposte delle amministrazioni e delle comunità locali e dello stesso Ente gestore, costituito da un Consorzio dei sei Comuni in cui ricade l’area protetta.

L’ambiente naturale marino

L’istituzione dell’area protetta di Punta Campanella ha lo scopo di salvaguardare uno dei tratti della costa tirrenica più interessanti da un punto di vista naturalistico, sia per l’ambiente terrestre che per quello marino. I circa 40 km di costa protetta della Penisola Sorrentine sono un susseguirsi di promontori e insenature, dove falesie a picco sul mare si alternano a pareti degradanti; alcune secche e la presenza di piccoli scogli al largo della costa acquistano il valore di vere e proprie oasi naturalistiche, con paesaggi subacquei tra i più suggestivi del Mediterraneo.

Numerose specie vegetali colonizzano quest’area, a cominciare dalla fascia di marea, dove predominano le alghe verdi, mentre con l’aumentare della profondità si riscontra una maggiore diffusione di alghe brune e alghe rosse. La più diffusa tra le piante superiori marine è la Posidonia oceanica, che in alcune aree forma delle estese praterie, utilissime per contrastare i fenomeni di erosone della costa e per la produzione di ossigeno. Tra le fronde e i rizomi delle posidonie vive una miriade di specie animali, che qui trovano cibo e rifugio: ricci, stelle marine, ascidie, molluschi gasteropodi, crostacei, cavallucci marini e numerose specie di pesci, quali scorfani, labridi, castagnole e salpe.

Con l’aumentare della profondità cambia notevolmente il paesaggio e si incontrano biocenosi spettacolari con esemplari appartenenti soprattutto ai Celenterati; ogni centimetro di roccia disponibile è colonizzato da Briozoi, Madreporari, Alghe, Attinie e Poriferi, mentre numerose specie di pesci (cefali, salpe, saraghi, spigole, orate, cernie, labridi) si muovono instancabilmente alla ricerca di cibo.

La natura calcarea della Penisola ha generato, in seguito ad intense fenomeni carsici, la formazione di numerose grotte, molte delle quali subacquee (grotta di Cala di Mitigliano, grotta dello Zaffiro, grotta dell’Isca), che contribuiscono ad aumentare notevolmente la biodiversità di questo tratto di mare. La zona A della Riserva, dove più restrittive sono le forme di tutela in ragione degli eccezionali valori presenti, comprende l’area intorno allo scoglio di Vervece, regno delle Gorgonie, e una seconda area, più estesa, intorno al piccolo scoglio di Vetara, i cui fondali ricordano quelli di un atollo tropicale.

L’ambiente naturale terrestre

L’area marina protetta di Punta Campanella è inserita in un paesaggio caratterizzato da un’elevata biodiversità, favorita da particolari microclimi, dovuti alla geomorfologia accidentata, dove i versanti aridi e assolati si alternano a profondi valloni, caratterizzati dal fenomeno dell’inversione termica.

La costa è caratterizzata da pareti calcaree a tratti ripide accidentate, specie sul versante meridionale, a tratti dolcemente degradanti verso il mare. In prossimità del mare, dove spesso arrivano gli spruzzi della risacca o delle mareggiate, le rocce si presentano quasi del tutto spoglie, popolate esclusivamente da specie particolarmente resistenti alla salsedine e ai venti, quali il finocchio di mare (Chritmum Maritimum) e il limonio (Limonium johannis).

Allontanandosi dal mare, sugli speroni di roccia si rinvengono il Lotus cytisoides e il Daucus gummifer, dove è presente una quantità seppur minima di terriccio compaiono la Silene vulgaris, la Reichardia picroides e la Lobularia marittima. Discorso a parte merita la presenza sulle pareti a strapiombo della rara Chamaerops humilis, palma nana che rappresenta l’unica palma autoctona italiana.

Ricca la presenza di piante tipiche della macchia mediterranea, quali il mirto, il lentisco, il rosmarino, l’elicriso, il ginepro fenicio. Nei, purtroppo, frequenti tratti percorsi dal fuoco risultano molto sviluppate la ginestra spinosa e la ginestra comune. Lungo la costa, la macchia è inoltre caratterizzata dalla presenza diffusa dell’euforbia arborea. Tra le specie arboree, la più diffusa è il leccio, cui si affianca più raramente la roverella; molto diffusi inoltre sono gli esemplari di carrubo di considerevoli dimensioni. Molto numerosi gli endemismi, tra i quali vanno ricordati la stellina capri, la campanula napoletana, lo zafferano d’Imperato, l’erba-perla mediterranea e la finocchiella amalfitana.

Da un punto di vista faunistico nell’ambito dell’area protetta le presenze più interessanti sono quelle relative all’avifauna (è per esempio segnalata la presenza di alcune coppie nidificanti di falco pellegrino). Quest’area costituisce inoltre uno dei punti ideali di passaggio e di sosta per l’avifauna migratoria lungo le rotte mediterranee che uniscono l’Africa all’Europa.