
BIOLOGIA E PESCA DELLA REGINA DEL MARE: la sardina
La Sardina (S. pilchardus), come tutti i piccoli pelagici, ha abitudini gregarie e forma banchi di notevoli dimensioni mono o plurispecifici: il fenomeno è conosciuto come “gregarismo per taglia” e comporta cioè la riunione nello stesso banco anche di specie diverse ma dimensioni simili. Questo fa sì che spesso possano essere catturati insieme alle sardine anche i giovanili di specie ben più pregiate, come i tonni e le palamite, con danni considerevoli per questi stock. La sardina, nel periodo autunno-inverno, frequenta fondali a maggior profondità (fino a 180 m), mentre nel resto dell’anno è più comune sotto costa; di giorno si mantiene in genere in acque più profonde (25-55 m) spostandosi verso la superficie di notte (15-35 m). La sardina può compiere migrazioni di un certa entità influenzate essenzialmente dalla temperatura e può adattarsi anche a condizioni sfavorevoli tollerando salinità comprese tra 27 e 38 per mille, e temperature tra 10 e 20°C. La sardina si nutre di plancton sia vegetale che animale (crostacei) essenzialmente nelle ore serali; questo tipo di dieta spiega l’abbondanza della specie in Adriatico, dove gli abbondanti apporti di nutrienti provenienti soprattutto dai fiumi del versante italiano rendono le acque di questo mare particolarmente ricche di plancton.
LA PESCA
A questo punto ha inizio la pesca vera e propria con la rete a circuizione che viene calata aattorno al pesce precedentemente radunato. Tale rete in Adriatico è detta Sciabica, oppure si usa spesso il regionalismo TRATTA. In particolare, un’estremità della rete viene tenuta da una delle piccole imbarcazioni mentre la rete viene calata velocemente dalla barca madre. In acqua gli effetti contrapposti della lima dei sugheri e della lima dei piombi fanno sì che la rete costituisca un vero e proprio muro di sbarramento. In particolare la spinta verso l’alto conferita dai sugheri è tale da mantenere la lima superiore sempre in superficie, onde evitare qualsiasi fuga dalla rete. Inoltre, così come i ciancioli utilizzati per la cattura di grandi pelagici, anche la lampara è una rete a circuizione “a chiusura”. Una serie di anelli di ferro sono collegati tramite delle bretelle alla lima da piombi ad intervalli regolari; un cavo d’acciaio collegato a due grandi verricelli a bordo scorre all’interno degli anelli durante il calo della rete a mare. Una volta circuito il banco di pesce il cavo d’acciaio viene velocemente recuperato tramite i verricelli in modo tale da chiudere immediatamente la parte sottostante della rete formando una sorta di sacco e impedendo di fatto qualsiasi fuga verso il basso. A questo punto, con l’ausilio di un potente verricello posto in alto (power block), inizia il recupero della rete; in questa fase le imbarcazioni più piccole agevolano il salpamento della rete, mantenendo la lima dei sugheri sempre in superficie per impedire qualsiasi fuga. La rete viene recuperata fin quando la saccata non viene a trovarsi al di sotto della fiancata dell’imbarcazione madre.
Il pesce è a questo punto portato a bordo per mezzo di grandi “volighe” che convogliano il pescato direttamente alle celle di refrigerazione o ai contenitori con acqua di mare e ghiaccio. Questa tipologia di cattura spiega perché il pesce catturato tramite la lampara abbia una qualità molto elevata; infatti, in tutte le diverse fasi, il pescato non è soggetto ad alcun tipo di stress meccanico e non viene in alcun modo manipolato. Per l’impiego fondamentale di fonti luminose si può ben capire che questa attività di pesca non è attuabile durante le notti di luna piena, perché sarebbe difficoltoso radunare il banco di pesce. Inoltre per la tipologia delle imbarcazioni adoperate, è estremamente pericoloso operare questa tecnica di pesca in condizioni meteo-marine avverse. Per quanto riguarda la pesca del bianchetto, questa può essere effettuata con particolari permessi esclusivamente con reti da traino, sciabiche da natante e reti a circuizione. Le zone e i periodi di cattura del bianchetto (in genere 60 giorni consecutivi da febbraio ad aprile) vengono annualmente stabiliti con Decreto Ministeriale. Il motivo per cui il periodo di pesca del bianchetto sia esclusivamente quello tardo inverno-primavera si spiega con il fatto che il picco riproduttivo della sardina si ha durante l’inverno, mentre il picco riproduttivo dell’acciuga (che ha come detto una taglia minima di 9 cm) e quindi la presenza di giovanili sotto costa, si verifica in estate.

SOPRA, Lampare al lavoro
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Ideazione: Pierfederici Giovanni - Progetto: Pierfederici Giovanni, Castronuovo Motta Nicola, Guadagnino Marcello.
Prima Pubblicazione 31 Lug 2006 - Testi e immagini riproducibili secondo le specifiche Creative Commons. Le immagini dei Collaboratori detentori del Copyright © sono riproducibili solo dietro specifica autorizzazione.
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