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Cod Art 0314 | Rev 00 | Data 11 Lug 2010 | Autore N. Castronuovo

LA RISERVA NATURALE FOCE DEL FIUME BELICE E DUNE LIMITROFE

Circa 12 Km a sud di Castelvetrano, tra Marinella di Selinunte e Porto Palo di Menfi, sorge la piccola ma suggestiva Riserva Naturale Foce del fiume Belice e dune limitrofe, che si estende per poco più di 240 ettari. Una splendida zona in cui stona solo la pessima visione e posizione di un villaggio turistico, alle spalle della zona protetta e delle dune, che lascia intendere la perenne tentazione dell'uomo di antropizzare zone naturali di incomparabile bellezza, pregiudicando l'integrità del territorio. Tale zona, oggetto di lottizzazione sin dagli anni '80 è stata fortunatamente protetta dal 1984.


Un pò di storia della zona

Selinunte fu fondata da coloni provenienti da Megara Iblea, probabilmente verso la metà del VII a. C. (i tratti stradali in pietra presso le porte urbiche risalgono al VI secolo a. C.), fu poi conquistata dai Cartaginesi nel 409 a. C., e poi abbandonata da tutti i suoi abitanti di fronte all’avanzata romana nel 250 a. C., che si trasferirono a Lilibeo. Tra il IX e l' XI secolo d.C. Selinunte fu occupata dagli arabi. La parte più vecchia del paese sorgeva su una stretta dorsale dove ora vi è l’Acropoli, delimitata a est dalla valle dei fiume Cottone e a ovest dalla valle del fiume Modione. Proprio a ovest di quest’ultimo corso d’acqua si trovano quelli che un tempo erano estesi cordoni dunali, e che hanno ricoperto nel corso del tempo anche parte dell’Acropoli.

Le ricerche sedimentarie di questa zona sono state fatte attraverso il campionamento delle eolianiti al fine di stabilire la stratigrafia del luogo. Proprio nella zona dell’Acropoli, nonché in quella dei Templi Orientali affiorano terreni più antichi, si tratta di argille plioceniche che superano di poco i 20 metri s.l.m. ma che si innalzano rispetto agli altipiani rispettivamente a est e a ovest di varie decine di metri, il che indica la presenza di faglie con orientamento prevalente Nord Nord-Ovest – Sud Sud-Est.
La zona dell’Acropoli è una struttura type horst, ovvero una porzione di crosta rialzata a causa della presenza di faglie dirette in regime tettonico distensivo. Le depressioni strutturali sono quindi quelle occupate dai fiumi prima menzionati e in particolare le eolianiti si sono accumulate nella depressione del fiume Modione sino a oltre un Km nell’entroterra. Le eolianiti più antiche affiorano, con delle belle laminazioni, in località Manicalunga, mentre le più recenti formani cordoni ai limiti della spiaggia emersa. Tali terreni argillosi favoriscono la formazioni di ricche falde acquifere, sfruttate da numerosi pozzi, che poi spesso affiorano in superficie, per esempio nei pressi dell’Acropoli e sulla riva destra del Modione. Data la natura geologica della zona e la presenza delle numerose falde, l’area, in particolare la vicina valle del fiume Belice è altamente sismica.

Le analisi dei sedimenti hanno evidenziato che il Santuario della Malophoros sorge su sabbie eoliche, di oltre 2000 anni di età, ricoperte nell’ordine da sabbie più recenti, da un paleosuolo grigio probabilmente derivato dalle attività umane (periodo occupazione araba), e infine da altri strati eolici recenti, che hanno parzialmente ricoperto la struttura. L’analisi delle sabbie eoliche ha evidenziato che si tratta di granuli di quarzo ben levigati e arrotondati, dalla granulometria variabile, e da granuli eterogenei, grossolani e poco levigati di natura carbonatica. In quest’ultimo caso si tratta prevalentemente di resti di foramminiferi. Piu rari altri componenti come la glauconite, plagioclasio, fosfati, anfibolo e microclino.

L'area protettaPancratium maritimum

La zona delle dune e della spiaggia, lunga quasi 5 km, visitandola, sembra di essere in un luogo fuori dal mondo, dove incontrare ed ammirare la selvaggia e naturale bellezza del mare in tutto il suo splendore. In questa zona della Sicilia la temperatura dell’acqua, durante la stagione estiva, non raggiunge i 20 °C a causa della correnti marine.
La spiaggia e le dune sono caratterizzate da una sabbia finissima di colore ocra intenso, ed è un continuo intrecciarsi di dune, piccoli rilievi formati dalla sabbia trasportata dal vento e da dune embrionali.
Nei pressi della foce del fiume Belice la vegetazione si presenta con fitti canneti (Arundo donax, Linneo 1753), partendo dalla zona costiera che degrada dolcemente verso il mare tra le colture endemiche. Altre piante comuniu sono il papavero cornuto (Glaucium flavum), la santolina (Santolina chamaecyperissus), il ravastrello (Cakile maritima), l'erba medica marina (Medicago marina), la scilla marittima (Urginea maritima) e il tamericio (Tamarix gallica).
Nella parte più interna, comuni il cappero (Capparis spinosa), l'asparago spinoso (Asparagus acutifolius), l'olivastro (Olea europaea) e il lentisco (Pistacia lentiscus).

La spiaggia è uno dei rari luoghi in Sicilia nei quali la tartaruga Caretta caretta depone le sue uova. Molto ricca l'avifauna. Sulle dune sabbiose si trovano alcune specie di artropodi come gli ortotteri Brachytrupes megacephalus e Ochrilidia sicula, il coleottero Pimelia grossa e lo scarabeo Geotrupes marginatus.

 

Curiosità

Lungo il corso del fiume Belice si trovano le Acque Calde, un'antica sorgente termale con acque terapeutiche.

Come arrivare

Auto: dall'autostrada Palermo Mazara del Vallo (A29), uscire a Castelvetrano e proseguire veso Selinunte, sino allo svincolo della vecchia strada per Agrigento.

Ente gestore: www.parks.it/riserva.foce.fiume.belice

BIBLIOGRAFIA