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Cod Art 0237 | Rev 00 | Data 20 Dic 09 | Autore Castronuovo M. Nicola

 

IL GRANDE SQUALO BIANCO

RESOCONTO DELLA SPEDIZIONE SUD AFRICANA PER L’OSSERVAZIONE DEL GRANDE SQUALO BIANCO

Di questo affascinante quanto enigmatico predatore si conosce ancora molto poco, nonostante sia uno degli squali più studiati ed osservati al mondo da parte di scienziati e biologi. Molto è stato scritto su di lui, in lingua inglese ci sono delle ottime pubblicazioni, e in passato è stato vittima di una caccia selvaggia, che lo ha portato sull'orlo dell'estinzione. Ora è protetto in quasi tutti i mari del mondo.

Certamente la sua salvaguardia è un fattore di vitale importanza per gli equilibri del mare e della fauna marina. Nella cinematografia è ritratto e dipinto come un mangiatore di uomini, famoso il film di Spielberg "lo squalo" che insieme ad altri b-movie ha certamente contribuito alla sua fama negativa, dimenticando e trascurando il ruolo che esso svolge all'interno della rete alimentare. Esso si nutre infatti di pinguini, foche, leoni marini e altri mammiferi, ovvero si nutre principalmente di animali di media e grossa taglia. Inutile negare che è uno degli squali più pericolosi per l'uomo, anche se predilige bocconi più proteici e ricchi di grasso, che trova negli animali palmati, ma l’indole curiosa lo porta ad interagire in determinati modi nei nostri confronti. L'uomo qualora entri nel suo territorio, può divenire suo malgrado una potenziale preda.

Gli attacchi a lui attribuiti nei mari australiani, del Sud Africa e del Pacifico orientale in particolar modo, vedono come principali vittime i surfisti, che traggono sicuramente in inganno lo squalo. Ricordiamo che l’attacco da parte di questo predatore, inizia a diversi metri di profondità. Gli organi sensoriali attivati dalle vibrazioni sulla superficie dell’acqua della tavola da surf, attivano i comportamenti etologici che fanno parte del meccanismo predatorio, e successivamente si attivano anche gli altri organi di senso e negli ultimi metri anche la vista. La nostra sagoma sopra una tavola è scambiata probabilmente per quella di una foca e lo squalo non se ne accorge finché la sua bocca si serra sull’oggetto o sulla nostra carne.

Nei mari italiani è presente solo, e raramente, in prossimità delle aree più ricche di grandi prede, come i tonni. In Adriatico negli anni trenta era una specie comune, e seguiva i grandi pelagici sin al Golfo di Trieste. Molto comune anche in Sicilia, in prossimità delle tonnare, che un tempo sostenevano l’economia dell' isola. Ora è molto raro e spesso è scambiato con specie congenere di Lamnidi e quindi si pensa che non frequenti più le nostre acque.
Attualmente, gli individui sono diminuiti fortemente, ma si ipotizza che le nostre acque possano essere utilizzate come zona riproduttiva per il Mediterraneo.
Gli studi recentemente effettuati dimostrano che lo squalo bianco è capace di un comportamento complesso e modulabile, ben diverso da quello dello stupido e feroce “automa”, descritto in molti testi. Uno dei modi per studiarlo nei comportamenti, è l’osservazione in gabbia, certamente la stessa influenza l’animale (in etologia si dice che l'osservazione è partecipata), che interagisce in modo diverso e a volte stupefacente, non mostrando per nulla aggressività.

Enrico Malanima, ha avuto la possibilità di osservare questa fase, incontrando il predatore nelle acque di Gansbaay nel Sud Africa, uno dei luoghi più frequentati dagli scienziati e biologi marini. Ci spiega, Enrico, che questo luogo deve la sua fortuna per la presenza dello squalo bianco. L’economia è basata sulla pesca, la lavorazione del pescato ed il turismo. Quando è stata vietata la pesca sportiva specifica allo squalo bianco, questa cittadina ha scoperto che la salvaguardia di quest’ ultimo poteva conciliarsi con la propria economia.

Foto1 Enrico Malanima

Il luogo di osservazione è Dyer Island, l’isola ha una scogliera che accoglie una ricca colonia di leoni marini, particolari anche le condizioni meteo, dove la corrente calda dell’Oceano Indiano  incontra quella fredda dell’Atlantico. Le lunghe alghe di Kelp, che risalgono fino in superficie rendono il luogo suggestivo aiutando lo squalo ad appostarsi fra le alghe in fase di caccia, la temperatura del mare è intorno ai 10° centigradi.

Ogni immersione avviene tramite la protezione di una gabbia in acciaio tubolare anodizzato, alta tre metri e di diametro di un metro, utile a contenere una persona alla volta. Spesso le osservazioni si fanno in apnea per meglio interagire con l’animale e non spaventarlo con le bollicine del respiratore.  La pasturazione (chumming) utile ad attirarlo, è svolta da personale addetto, con olio di fegato di merluzzo e tranci di pesce, in genere teste o code di tonno. La scia odorosa dell’esca, porta spesso in breve tempo all'avvistamento dello squalo. Lo scopo dell’esca è quella di farlo avvicinare, per poi toglierla dall’acqua velocemente, non tanto per esasperare l’animale ma per incuriosirlo e tentarlo a ritornare e rimanere in zona. Queste operazioni servono anche per poter inserire dei localizzatori che permettono di seguire lo squalo a distanza, utili a studiarne la abitudini e gli spostamenti.  In sei giorni di osservazione, abbiamo potuto ammirare circa trenta esemplari diversi, segno che la zona è ricca di questi predatori, causa la presenza sabile della colonia di leoni marini. In queste fasi  abbiamo constatato i differenti approcci da parte degli squali nei confronti dell’esca e dell’imbarcazione, indice che anche loro possiedono un carattere ed una tecnica di approccio. Solitamente le femmine sono quelle più diffidenti e le meno aggressive rispetto ai maschi. Foto2

Abbiamo potuto parlare e seguire seminari con esperti del settore come Micael Scholl , Jenna Cains, Micael Runtzen, che ci hanno spiegato la biologia e il comportamento di questi fantastici animali. Gli squali hanno un preciso e particolare codice di comportamento, che bisogna saper interpretare e che varia con le condizioni ambientali e secondo il tipo di atteggiamento di chi sta loro di fronte.  Questi sono alcuni degli atteggiamenti che bisogna rilevare  se si decide di eseguire un’immersione in libera con loro:

  1. i denti superiori: più sono in mostra e più lo squalo è passibile di aggressività, se non si vedono è facile che sia in perlustrazione;

  2. contrazioni muscolari sul fianco in prossimità della pinna caudale, presagiscono un attacco. Le contrazioni vengono mostrate esclusivamente alla preda da attaccare. Secondo le teorie di Runtzen, gli squali bianchi possono diventare aggressivi per uno dei seguenti motivi:

Il modo migliore per proteggersi è di stare immobili, non fuggire e non voltargli le spalle, anche se questi atteggiamenti sono difficili da mettere in atto, quando si è al loro cospetto. Occorre cercare il più possibile di rimanere alla loro quota, perché nel momento in cui ci si trovi sopra di lui, diveniamo delle prede potenziali, mentre se ci troviamo sotto siamo dei potenziali predatori/aggressori. Bisogna cercare di far sentire lo squalo a proprio agio, dobbiamo essere come una sorta di specchio dei suoi comportamenti e fargli capire che ognuno ha il suo spazio. Naturalmente queste teorie possono non funzionare ed è importante sapere che non tutti possono fare queste cose ed entrare nel territorio dello squalo bianco senza esperienza maturata dopo innumerevoli immersioni. Durante la spedizione si è potuto osservare anche la tecnica conosciuta da Cousteau, detta RAG (acronimo di Repetitive Aerial Gaping ) che è quella di far sollevare la testa fuori dall’acqua allo squalo e di toccargli la punta del muso. In questa fase esso rimane come disorientato, a volte quasi ipnotizzato per breve tempo, naturalmente questa operazione viene effettuata da personale esperto, e più lo squalo è giovane più e rischiosa, per via della distanza minore del muso dalla bocca. Anche la tecnica del breaching, il salto fuori dell’acqua dello squalo, che segue una sagoma di otaria al traino dell’imbarcazione, rappresenta il modo per ammirare questi predatori durante gli spettacolari salti ed effettuare quando possibile delle foto memorabili. Maggiori info per conoscere questo stupendo predatore si possono avere consultando questo sito: white-shark-diving.com/index.htm .

SCHEDA BIOLOGICA DELLO SQUALO BIANCO (Carcharodon carcharias, Linnaeus, 1758)

Descrizione: corpo massiccio, muso lungo e affusolato, occhi abbastanza grandi e neri, 5 fessure branchiali molto lunghe. Pinne pettorali grandi e falcate, pinna dorsale primaria, triangolare, la seconda verso il peduncolo caudale è simile all’anale nel ventre, pinna caudale simmetrica a mezzaluna, molto potente nella nuotata, con carene importanti che arrivano fin sopra la pinna. Lunghezza media intorno ai 4/5 mt. La colorazione del manto è grigio bruno, con riflessi plumbei, il dorso chiaro, bianco. Bocca enorme con denti triangolari

Foto3

Sfortunatamente questi predatori finiscono per errore nelle reti dei pescatori o in quelle che servono per proteggere le spiagge frequentate dai turisti. Quando si ha un esemplare a disposizione, si utilizza il corpo per studiarne le caratteristiche.

Habitat: vive sia al largo che vicino alla costa, sopra le piattaforme continentali e insulari, predilige le acque temperate, ma si adatta benissimo alle acque più fredde, dove è forte la presenza di mammiferi come le foche. Raggiunge la profondità di 1000 mt.

Biologia e distribuzione: si nutre di pesci di grosse dimensione, mammiferi marini e altri squali. Riproduzione vivipara aplacentata, raggiunge la maturità sessuale a circa 2.5 mt di lunghezza. Presente in tutti gli oceani, nel Mediterraneo è presente soprattutto in Sicilia, vicino alle tonnare.

Note: molto pericoloso per l’uomo.