
L'ULTIMO NASSARO

Oggi, forse per il basso rendimento, forse per l’incredibile sforzo di cui ha bisogno, la pesca con le nasse sta scomparendo in tutto il territorio nazionale. Le nasse una volta costruite in giunco e adesso in metallo e plastica, sono delle vere e proprie trappole per pesci, crostacei e molluschi. La costruzione delle nasse necessita di una particolare manualità che soltanto mani esperte riescono a costruire. Una tradizione che si tramandava da padre in figlio, ma che oggi, purtroppo, non ha più seguito. La produzione di nasse in giunco (vimini) si è praticamente arrestata, e sono pochissime le persone in tutta la nostra nazione a produrle. Uno di questi è il Sig. Balistreri, abile pescatore della marineria di San Nicola L’Arena, in provincia di Palermo (foto sopra). E’ stato piacevole scambiare quattro chiacchere con Balistreri, l’ultimo dei nassari ancora in attività.

Balistreri (a lato) racconta che ormai il numero di nasse da lui prodotte è diminuito nel tempo, chi cerca le nasse lo fa più per una fattore estetico (lampadari o soprammobili),piuttosto che per l’utilizzo in mare. Per costruire una nassa ci vogliono da uno a due giorni, il giunco costa circa 10 euro al chilogrammo e il tempo impiegato è veramente tanto. Portare avanti questa tradizione è sempre più difficile, chi va in mare ha perso l’abitudine di utilizzare le nasse e preferisce utilizzare metodi di pesca più pratici anche se meno selettivi. Le nasse infatti sono un attrezzo di pesca molto selettivo, permettono una pesca indirizzata, e si evitano catture accidentali. In più il pesce rimane in vita e non viene stressato all’interno della nassa per cui può essere liberato una volta issata la nassa a bordo. Balistreri costruisce ancora reti per aragoste e gamberi, per seppie o per "pesce bianco".
Le nasse vengono salpate ogni volta che deve essere prelevato il pescato e possono essere ricalate nello stesso punto o in una zona diversa, e a differenza delle reti a postazione fissa hanno sempre un’esca per attrarre la preda; l’esca come si può intuire ha un’importanza fondamentale, va scelta con criterio e sarà essa a decretare il "buon pescato". Non deve essere costosa, altrimenti il guadagno sarebbe troppo scarso. Le esche possono attirare la preda perché possibili fonti di cibo, per l'odore che emanano, o per altre ragioni come nel caso dei rami di lauro che esercitano un potente richiamo sulle seppie desiderose di deporvi le uova. 
Le nasse più antiche sono quelle in vimini come quelle costruite dal Sig Balistreri, ma oggi si utilizza spesso una rete con intelaiatura metallica o in plastica. La bocca della nassa è costruito spesso a mano e ha una forma ad imbuto in rete o fil di ferro. La pesca con le nasse può essere completamente manuale quando si opera in prossimità della costa o può anche essere meccanizzata quando si opera con pescherecci più grandi e in zone più profonde. In quest’ultimo caso le nasse sono generalmente collegate ad una certa distanza l'una dall’altra ad un unico cavo chiamato trave o madre come nel caso dei palamiti. Il trave viene recuperato con il verricello di bordo. Le nasse sono attrezzi che consentono di operare in zone difficilmente sfruttabili con altri attrezzi, sono normalmente molto selettive e quindi il loro impatto sull'ambiente marino è contenuto.
Dal punto di vista della regolamentazione le nasse possono essere usate ovunque e per tutto l’anno, tranne che per le nasse da seppia che possono essere regolamentate dal Capo del Compartimento Marittimo (articolo n. 133 del D.P.R. 1639/68) e quelle per aragoste vietate nel periodo della sua riproduzione. A profondità elevata è esercitata la pesca delle nasse per gamberi (del genere Plessionika spp.) anche se i natanti che operano (saltuariamente) questo tipo di pesca sono abbastanza pochi.
LA NASSA E I CESTI DEL MEDIO ADRIATICO
Le nasse utilizzate in Adriatico (soprattutto nelle Marche), sono meno fantasiose e sicuramente più spartane rispetto alle belle nasse in vimini del sud Italia. Sono praticamente dei parallelepipedi, lunghe tra gli 80 - 100 cm, larghe tra i 30 - 40 cme e alte altrettanto. Un tempo erano costruite in legno, con una rete in fibra di canapa, una bocca (detta boccarola) in fil di ferro a forma di imbuto, e un buco a lato, che si apriva e chiudeva facilmente per recuperare seppie e pesci bentonici. Come zavorra era utilizzato spesso un mattone o un grosso sasso. La manutenzione era costante, la fibra di canapa non resisteva a lungo nel tempo, e le incrostazioni (balanidi e ovature di varie specie) dovevano essere necessariamente rimosse almeno una volta all'anno. Dutante la stagione invernale erano riposte una sopra l'altra in una zona riparata.
Le moderne nasse sono in ferro rigorosamente zincato, con protezioni in gomma ai lati e uno sportello a molla in acciaio. Solo la boccarola è rimasta invariata. Non necessitano di zavorra, essendo l'intelaiatura in ferro, affondano benissimo. Lo svantaggio è il loro peso, a parità di imbarcazione il numero di nasse trasportabili è minore.
Se un tempo come esca per le seppie si usava il lauro (l'alloro), molto resistente, coriaceo ed efficacissimo, ora si usano dei nastri in plastica, gli stessi utilizzati per gli imballaggi. Sono neri esattamente come le uova delle seppie, e sembra che funzionino meglio quest'ultimi rispetto a quelli di altri colori. Probabile si tratti di folklore locale. Con le nasse si catturavano e si catturano seppie ma non solo, in certi periodi dell'anno non è raro trovarvi cannocchie (Squilla mantis), e alcuni pesci di fondo, sopprattutto sogliole.
I cesti o cestini sono delle nasse circolari, realizzati in ferro, aperte da un lato. Sono utilizzati per la pesca delle lumache di mare (Nassarius mutabilis), attratte dall'odore di pesce marcio. L'esca infatti non è altro che scarto di pesce, ottima fonte di cibo per i molluschi gasteropodi saprofagi. Il lato aperto è in alto e le lumache risalendo il cesto, cadono all'interno rimanendovi intrappolate. A volte il pescato è talmente abbondante che un singolo cesto non riesce neanche a contenere l'elevatissimo numero di N. mutabilis.
In cucina, i molluschi catturati con tale metodo, rispetto a quelli catturati con le turbosoffianti, sono facilmente riconoscibili. L'odore che emanano in fase di bollitura è infatti molto forte, tanto per usare un eufemismo.
Nassa in legno, all'interno le guaine in plastica per l'ovatura delle seppie

Vecchie nasse in ferro accatastate
ARTICOLI CORRELATI
BIBLIOGRAFIA
- Ferretti, Tarulli, Palladino, QUADERNO ICRAM. CLASSIFICAZIONE E DESCRIZIONE DEGLI ATTREZZI DA PESCA IN USO NELLE MARINERIE ITALIANE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL LORO IMPATTO AMBIENTALE.

Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
Ideazione: Pierfederici Giovanni - Progetto: Pierfederici Giovanni, Castronuovo Motta Nicola, Guadagnino Marcello.
Prima Pubblicazione 31 Lug 2006 - Testi e immagini riproducibili secondo le specifiche Creative Commons. Le immagini dei Collaboratori detentori del Copyright © sono riproducibili solo dietro specifica autorizzazione.
Si dichiara, ai sensi della legge del 7 Marzo 2001 n. 62 che questo sito non rientra nella categoria di "Informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari
XHTML 1.0 Transitional – CSS