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Cod Art 0215 | Rev 00 | Data 27 Ott 2009 | Autori Guadagnino Giancarlo

LA NAVIGAZIONE ANTICA: I VIKINGHI

Foto1Notoriamente conosciuti come un popolo bellicoso proveniente dall’estremo nord del’Europa, i Vichinghi si contraddistinsero soprattutto per le loro capacità di navigatori. Le saghe vichinghe sono piene di storie di mare e il ruolo centrale che la nave ha avuto nelle civiltà nordiche costituisce la testimonianza più originale della loro civiltà. Le loro imprese per mare si caratterizzano soprattutto per l’ostinazione e il coraggio tipici di questo fiero popolo. Infatti si tratta spesso di navigazioni di lungo corso, in mari sicuramente non semplici da navigare come i mari del nord e gli oceani. Le navi vichinghe erano veri e propri strumenti di conquista, la migliore espressione dell’ingegneria navale dell’epoca. Probabilmente anche a costo di andare contro la tradizione, la quale affida al genovese Colombo la scoperta delle Americhe, fu un vichingo il primo Europeo a mettere piede nel nuovo continente durante il medioevo: Erick il Rosso. Condottiero e navigatore difficilmente per esperienza può essere superato da un suo contemporaneo. La fama dei vichinghi come abili navigatori deve molto anche alle tecnologie costruttive (diverse da quelle di tipo Mediterraneo) che adottarono e che influenzarono anche le tecnologie costruttive posteriori. Una testimonianza di questa perizia tecnica ci è tuttora testimoniata da numerosi relitti ritrovati a Gokstad, Oseberg, Tune in Norvegia, e a Skuldelev in Danimarca. Si tratta di imbarcazioni diverse con caratteristiche differenti.

Le navi mercantili, gli knorr, erano larghe e profonde per aumentarne il dislocamento e per il trasporto di carichi pesanti. Le imbarcazioni da guerra erano veloci e maneggevoli. Innanzitutto la differenza principale tra una costruzione navale di tipo mediterraneo ed una di tipo nordico e il sistema di intavolatura detto a clinker, che si contrappone all’uso mediterraneo di posizionare le assi del fasciame a paro; il clinker si basa sulla sovrapposizione parziale delle assi del fasciame tra loro e unite alle strutture interne tramite chiodi di rame o ferro. Le imbarcazioni vichinghe, i drakkar (navi con la testa di drago), erano famose per la loro velocità in mare ma anche per la semplicità di manovra in ambiente fluviale. Questa facilità di movimento e manovra è dovuta alla chiglia che non è mai troppo larga e dalla poppa che si equivale alla prua. Il sistema di propulsione velico spesso era di una sola vela fatta di lana e cuoio per resistere alle forti brezze dei mari del nord ma poteva essere di tela rinforzata.. Il posizionamento dei rematori all’interno dello non è facile da intuire. Il numero di rematori nei modelli più grandi raggiungeva i 50-60 elementi divisi in trenta banchi di voga.

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Foto4Abili carpentieri e falegnami erano responsabili della costruzione delle imbarcazioni. Costruire una nave non era un lavoro facile: non esistevano progetti sui quali fare riferimento. L’arte di costruire le navi era tramandata da generazione in generazione e solo l’esperienza e la tradizione erano d’aiuto ai falegnami. Si iniziava la costruzione dalla chiglia (come avveniva anche per le costruzioni mediterranee), pio le ruote di prua e di poppa, in seguito i bagli, le strutture interne ed il fasciame. Il legno usato prevalentemente era quello di quercia da cui si potevano ottenere tavole molto lunghe e resistenti. Il calata faggio, cioè il riempimento delle giunture tra le assi per renderle impermeabili all’acqua avveniva tramite lana incatramata e fibre vegetali. Gli alberi e i pennoni raramente superavano i dieci metri. Sicuramente i rematori all’interno dello scafo erano sia marinai che soldati. La disciplina militare faceva di essi degli impavidi e combattivi navigatori. Gli scafi raggiungevano enormi dimensioni, anche i trenta metri di lunghezza, cosa che permetteva di navigare su tre creste d’onda e quindi di avere una grande resistenza alle forze di tensione e trazione che agiscono sullo scavo nei momento di massima sollecitazione. La ruota di prua spesso era intagliata da abili artisti dandogli forma di drago o di serpente marino con la convinzione che questa li proteggesse dagli spiriti maligni. Quando arrivava vano in un luogo inesplorato, mossi dalla superstizione, queste teste apotropaiche venivano ritirate per non offendere le divinità del luogo. Il loro atteggiamento combattivo e la ricerca di nuove rotte commerciali fece si che i vichinghi conquistassero parte dell’Europa, anche se sono passati alla storia con altri nomi. I normanni conquistatori della Sicilia o la stirpe di Guglielmo il conquistatore che nel 1066 conquista l’Inghilterra provenivano dal nord dell’Europa ed erano appunto Vichinghi, i Varieghi e gli Uzi della Russia erano di stirpe vichinga. Foto6Le navi da guerra vichinghe erano chiamate con diversi nomi. Oltre ai già citati drakkar,vi erano gli sniggen, e gli skeidh. Le navi più lunghe raggiungevano i 40 metri. La navigazione avveniva senza l’ausilio di carte nautiche o strumenti di bordo. Ci si affidava alla conoscenza dei venti e delle maree. Nei giorni di buon tempo al sole e alle stelle. I vichinghi conoscevano anche l’uso della pietra di sole, un cristallo che polarizza la luce solare e ne suggerisce la posizione all’orizzonte. Esisteva anche una specie di rudimentale astrolabio che permetteva di stabilire tramite l’ombra proiettata l’altezza del sole. La massima autorità sulla nave era il comandante. Ai marinai era proibito l’uso del fuoco, dovevano accontentarsi di cibi freddi, carni secche e pesci salati. La nave oltre ad essere un mezzo per spostarsi rappresentava anche uno status sociale e un elemento rituale nella sepoltura di re e regine che venivano sepolti su delle imbarcazioni come nel caso della nave di Oseberg scoperta nel 1904 che conteneva numerosi oggetti rituali tra cui due teste di drago intagliate. La superiorità dei vichinghi nelle tecniche di navigazione è innegabile. A dimostrazione di ciò il linguaggio marinaresco adottato dai popoli franchi e sassoni ha assimilato numerose espressioni che provengono dal linguaggio scandinavo. L’iconografia della nave vichinga è conosciuta anche tramite numerosi sigilli di bronzo che ne riportano le tipologie e dai numerosi arazzi normanni tra i quali il più famoso è il lunghissimo arazzo di Bayeaux del XI secolo.

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