
VEDERE...SOTT'ACQUA
La visione consente ai pesci di ottenere informazioni da oggetti posti nelle vicinanze mentre la sua efficacia diminuisce all’aumentare della distanza. In acque molto trasparenti la capacità visiva di un pesce non supera i 40 m. La vista è sicuramente uno dei sensi più importanti in ambienti costieri, come dimostra la diffusione di colorazioni appariscenti in molte specie di teleostei, spesso legate al loro comportamento sociale e riproduttivo. I pesci sono in grado di distinguere pattern di colorazioni differenti e forme diverse. La vista però nei pesci funziona in maniera diversa rispetto a quella dell’uomo. Gli occhi sono in posizione distanziata ai lati del capo e da ciò risulta che ciascun occhio ha un suo campo di visione separato, ad eccezione di un piccola area posta davanti al muso del pesce. I loro occhi vedono anche con contrazioni minime dell’iride, la parte colorata dell’occhio che si contrae e si dilata a secondo dell’intensità luminosa. Il problema della visione subacquea è legato sostanzialmente alla bassa intensità di luce dovuta alla torbidità dell’acqua o alla bassa incidenza dei raggi solari e che diminuisce all’aumentare della profondità. In relazione a queste due caratteristiche ambientali i pesci hanno evoluto fotorecettori particolarmente sensibili e capaci di catturare fotoni a basse intensità luminose. Inoltre i pigmenti visivi predominanti nelle cellule fotorecettrici dell’occhio variano da specie a specie in relazione con l’habitat in cui queste vivono. In generale esiste, infatti, una corrispondenza tra distribuzione spettrale della luce ambientale e la capacità di assorbimento luminoso dei pigmenti presenti nell’occhio. I pesci che conducono vita pelagica in acque oceaniche e che vivono in acque profonde hanno pigmenti visivi (rodopsina) con il massimo di assorbimento in uno intervallo dello spettro luminoso tra 450-550 nm, che corrisponde al verde e al blu. I pesci che vivono in acque superficiali costiere tendono ad avere fotorecettori il cui massimo di assorbimento varia da 450 nm (blu) a 650 nm (arancione-rosso). I pesci che effettuano migrazioni verticali e che quindi si spostano tra ambienti con caratteristiche luminose differenti, hanno un complesso di pigmenti per poter vedere in condizioni luminose differenti. In altre specie è stato però evidenziato che questa corrispondenza tra pigmenti visivi e luce ambientale non si verifica, anzi, la capacità massima di assorbimento della luce dell’occhio avviene ad una lunghezza d’onda più o meno distante da quella predominante nell’ambiente.
Questo fenomeno è stato spiegato con la necessità da parte di queste specie di poter accentuare il contrasto visivo degli oggetti rispetto allo spazio circostante. In questa situazione infatti aumenta la capacità di distinguere oggetti che hanno un’elevata capacità di assorbimento luminoso.
Da BIOLOGIA E SISTEMATICA DEI PESCI
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