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Cod Art 0583 | Rev 00 | Data 14 Mar 2013 | Autore: Castronuovo M. Nicola

 

   

 

COMMERCI ILLEGALI

Sono diverse le nuove specie animali e vegetali che ogni anno vengono descritte da scienziati e biologi. Altrettante, purtroppo, sono quelle che si estinguono o in procinto di estinguersi, soprattutto a causa delle attività umane.
Sulle tracce delle specie animali che rischiano l’estinzione, non ci sono soltanto gli scienziati e i naturalisti, ma anche i bracconieri, che spinti da facili guadagni e dalla forte domanda dei mercati illegali, sfidano ogni giorno coloro che sono preposti alla tutela della fauna e della flora selvatica.
Tale contrasto è spesso cruento e non di rado, in Africa, Asia e ex Unione Sovietica, i bracconieri pagano il prezzo più alto, perdendo la vita in scontri armati con i gruppi antibracconaggio. La lotta mirata a contrastare tali attività criminali sta divenendo sempre più complessa e sempre più tecnologica. C'è chi ha proposto di contrastare le attività illecite con mezzi e modalità tipiche dell’antiterrorismo. Per il momento, le tecnologie più avanzate sono in uso in Indonesia, dove sono appunto utilizzati dei droni per proteggere gli ultimi oranghi. Presto gli stessi droni saranno utilizzati anche in Kenya.
Tra le tante notizie che arrivano da Bangkok in questi giorni, città ove si sta tenendo la XVI Conferenza Mondiale CITES, che coinvolge oltre 2.000 delelgati di 178 paesi, spicca l’accordo raggiunto tra WWF e Google, che prevede l'utilizzo di droni e immagini satellitari fornite da Google Earth, per il controllo delle aree più impervie. I droni, saranno utilizzati soprattutto per il monitoraggio delle popolazioni di rinoceronti. Ai rangers saranno forniti dispositivi mobili, che permetteranno lo scambio rapido di informazioni importanti; il tutto grazie all'utilizzo di software dedicati, utilissimi per agevolare il lavoro delle squadre antibracconaggio.

A livello internazionale, l'organismo che regola il commercio delle specie protette è la CITES, la Convenzione sul Commercio Internazionale di Specie Aanimali e Vegetali in via di Estinzione, che fa parte delle attività dell'ONU per l'ambiente, fondata ben 40 anni fa, nel 1973.
Sul sito della CITES, è possibile consultare una lista delle specie animali e vegetali, che sono soggette al traffico illecito; sono elencati anche i paesi che ne sono coinvolti, Italia compresa.
La scelta di trasferire il 'carrozzone' CITES in Thailandia non è stata casuale; in questa nazione, per esempio, non è proibito il commercio dell'avorio, ma il Primo Ministro thailandese, Yingluck Shinawatra, importante donna d'affari nonché politica, si è impegnata a porre fine a questa pratica. Inoltre in Thailandia e in generale nel sud est asiatico, sono commessi la maggior parte degli illeciti legati ai commerci dell'avorio, del corno di rinoceronte, delle pinne di squalo e di una miriade di altre specie di animali protette, quasi sempre utilizzati dalla farmacopea tradizionale di paesi come la Cina, il Vietnam, la Thailandia, ecc...!
Come sappiamo, non esistono quasi mai evidenze scientifiche che dimostrino la validità dei "principi attivi" derivati da parti di animali (pinne di squalo, bile di mammiferi, il corno del rinoceronte o lo scheletro delle tigri, per citarne alcune), tuttavia eradicare certe credenze popolari è assai difficile e, soprattutto, è diffiicile controllare un mercato enorme, organizzato e ben ramificato, in paesi dove la corruzione coinvolge ogni livello e ogni apparato istituzionale.
Poi esiste il mercato del collezionismo, della caccia illegale e dei trofei, delle uova e delle piante rare. In Messico e nel sud degli Stati Uniti, per citare un esempio tra i tanti, alcuni gruppi organizzati sradicano letteralmente dal terreno enormi esemplari di Echinocactus grusonii, che poi arrivano spesso in Europa.
Una delle pratiche più odiose, per il numero di paesi che la praticano, per il numero di esemplari che rimangono uccisi, per le modalità atroci del prelievo e per la rete di criminalità che lo sostiene, è il commercio dell'avorio. Il fatto che finalmente la Thailandia abbia compreso la gravità di tale commercio (leggere 'crimine'), fan ben sperare affinché siano contagiati e coinvolti anche altri paesi, nel senso che si adeguino dal punto di vista normativo, paesi che però, al momento, 'navigano' in una sorta di atteggiamento omertoso, per ovvi e scontati interessi economici.
Come gli elefanti, anche i rinoceronti sono vittima di questa atroce pratica mutilatrice; in Sudafrica solo quest'anno sono stati uccisi 700 rinoceronti; rimanendo in tema di 'avorio', nelle ultime due settimane, come documenta l'InterPol, sono state vendute online, attraverso canali illeciti, ben 4.5 tonnellate di avorio.
Ma il gruppo animale che subisce le maggiori perdite è quello degli squali. Oltre 100 milioni di esemplari vengono uccisi ogni anno, per prelevarne le pinne. Fortunatamente, qualcosa si muove anche in questo drammatico caso e numerosi paesi hanno bandito l'utilizzo delle pinne di squalo per preparare le zuppe, servite abbondanti nei ristoranti di molti paesi asiatici; proprio in alcuni ristoranti del sud est asiatico, per fortuna le zuppe a base di pinne di squalo non vengono più servite.
Bracconaggio e crisi economica, oggi, vanno di pari passo, nel senso che esiste una correlazione diretta tra l'aumento delle attività illecite di caccia e povertà, soprattutto in quei paesi, come l'Africa, dove la povertà è sempre stata di 'casa'. Il bracconaggio in molti di questi paesi, è ancora l'unica fonte di reddito disponibile. Alla fame e all'indigenza si aggiunge la corruzione, la mancata speranza di una vita migliore e di prospettive, che portano inevitabilmente molti disperati ad affiliarsi con i trafficanti internazionali, per compiere stragi non più sostenibili in cambio di qualche dollaro.
Spesso chi compie il crimine è meglio armato di chi lo deve difendere e, altrettanto spesso, conosce i territori di caccia meglio di chiunque altro.
Come risolvere un problema così complesso?
Forse investendo in sostenibilità ed assoldando le persone al mantenimento dei territori naturali e al mantenimento stesso delle specie animali? A volte tale approccio si è dimostrato funzionale, a volte meno, poiché mancano anche le risorse culturali e la consapevolezza, entrambi utili strumenti per far comprendere che preservare è un investimento a lungo termine, mentre l'uccisione di un solo animale rende al momento ma rende più poveri nell'immediato futuro.
Proprio ieri, purtroppo, sempre da Bangkok è arrivata una bella doccia fredda. I Governi del mondo riuniti al tavolo della Conferenza Internazionale CITES, hanno votato contro le sanzioni commerciali immediate nei confronti dei diversi paesi che hanno ripetutamente evitato di affrontare il commercio di avorio.
I governi hanno invece chiesto a questi paesi di individuare azioni e scadenze per garantire un progresso nella lotta contro il commercio illegale di avorio prima dell'estate 2014, rinviando ancora di mesi quello che invece doveva essere deciso oggi con fermezza, fermandosi ad una semplice minaccia potenziale, confermando che potrebbero affrontare sanzioni commerciali nel caso non ci fosse alcun miglioramento significativo della situazione, ma tutto di la da venire. I nove paesi hanno avuto poco più di un anno per mostrare un miglioramento delle proprie prestazioni ma sempre troppo tempo per fermare uan strage che ogni giorno miete vittinme innocenti in tutta l’Africa e non parliamo solo di elfanti ma anche di quel personale come ranger e guardiaparco, che come possano cercano di fermare le bande criminali che oramai scorrazzano in tutta l’aAfrica massacrando gli elefanti
[la parte in corsivo è tratta dalle pagine del WWF].

STRANE E NUOVE ALLEANZE A BANGKOK
Aprendo il summit, il segretario generale della CITES, John E. Scanlon, ha ricordato che "Il 2013 è il 40° anniversario della CITES e sarà un anno cruciale per la fauna selvatica del mondo. La CITES è noto per prendere decisioni significative che hanno un impatto "on-the-ground". La CITES è dove la "gomma batte sulla strada" e gli esiti della nostra conferenza mondiale sulla vita selvatica nel 2013 saranno di grande importanza per il futuro di molte specie di piante e animali".
A Bangkok sono state presentate 70 proposte da parte di 55 Paesi che cercano (anche se non proprio tutte), di migliorare la salvaguardia e l'utilizzo sostenibile delle specie marine (comprese diverse specie di squali), specie legnose (tra le quali oltre 100 palissandri e ebani del Madagascar), la popolazione di vigogna dell'Ecuador, orsi polari, elefanti africani, rinoceronti bianchi, tartarughe d'acqua dolce, rane, coccodrilli, piante ornamentali e medicinali e molte altre specie.
Nel loro insieme le richieste di modifica riguardano: 48 proposte su specie animali; 22 proposte per le piante; 10 proposte di trasferimento dall'Appendice I all'Appendice II; 12 proposte di trasferimento dall'Appendice II alla I; 25 proposte di inclusione nell'Appendice II; Cancellazione dall'Appendice I di 7 specie animali delle quali 6 estinte; Cancellazione dall'Appendice II di 11 specie, tra le quali 4 specie animali estinte; 5 annotazioni sulle Appendici.
Mark Jones, di Humane Society International, ha detto a Bbc News: "La CITES dovrebbe essere un organismo trasparente, ma le votazioni a scrutinio segreto sono facilmente applicabili su richiesta di alcune parti che non vogliono che il loro voto sia conosciuto. Sosteniamo una maggiore trasparenza, in modo che le parti possono essere chiamate a rispondere".
Un altro problema che sta dividendo le delegazioni governative e le ONG, è lo status degli orsi polari: gli USA propongono di vietare il commercio di tutte le parti di orso, ma Canada e Russia si oppongono ferocemente, visto che uccidono ogni anno 400 orsi bianchi. Dan Ashe, direttore del Fish and Wildlife Service USA e capo della delegazione americana alla CITES, evidenzia che "Pur riconoscendo che il commercio di parti di orso non è il fattore che sta portando gli orsi polari verso l'estinzione, crediamo che il commercio di parti di orso debba cessare".
La buona notizia è che a Bangkok sembra saldarsi un'alleanza tra le due maggiori potenze economiche planetaria, Usa e Cina, che hanno presentato insieme proposte per limitare il commercio di tartarughe e testuggini asiatiche. Ashe pensa che sia "Un passo significativo. È la prima volta che facciamo una proposta congiunta con la Cina, il che fa ben sperare per una futura collaborazione emergente tra i due stati". Gli USA sembrano molto attivi anche sul fronte del commercio del legname internazionale e spingono per regolamentare, in maniera più stringente, quello di alcune specie rare [questo paragrafo è tratto da GreenReport].

QUALCHE CONSIGLIO
Qualche consiglio utile: quando siamo in viaggio o entriamo in un negozio etnico, accertiamoci che quello che stiamo per acquistare non sia un prodotto illecito. Se si comprano, ad esempio, parti di animali essiccate, imbalsamate o animali vivi, questi per essere conformi alla Regolamentazione CITES, devono essere corredati ed accompagnati dalla certificazione, ovvero un documento corredato da un numero composto da diverse cifre e registrato; in tal modo siamo certi che l'animale o il vegetale provengano, rispettivamente, da allevamenti e vivai, oppure siano il frutto di prelievi in habitat ma comunque controllati e gestiti.
Non acqustate, per favore, carapaci di tartaruhe, tartarughe vive nei paesi nord Africani, pinne di squalo, carne di balena o spacciata come tale (la caccia alle balene praticata dal Giappone è comunque illegale a tutti gli effetti), pesci imbalsamati, parti di pesci imbalsamati, conchiglie appartenenti a specie di molluschi rari, polveri derivate da ossa e corna di animali.
Nel sud Italia sono venduti ancora i datteri di mare, non acquistateli, la pesca dei datteri è distruttiva, fortemente impattante e purtroppo, ancora fortemente praticata. Non acquistate spugne di indubbia provenienza e, sempre nel sud Italia, non acquistate la S. officinalis, specie dichiarata protetta dalla Convenzione di Barcellona, ma ancora largamente venduta alla luce del sole come acqua fresca.
Segnalate, per favore, qualsiasi attività di commercio illegale, anche online.

IL LATO OSCURO DELLA CITES
Alla CITES, come sappiamo, aderiscono moltissimi paesi ciascuno dei quali opera nella difesa dei propri interessi economici e commerciali; le stesse dinamiche contradditorie, che puntualmente sono evidenziate all'interno della Commissione ICCAT, che dovrebbe operare nell'interesse di coloro che vorrebbero una maggior tutela delle specie commerciali di tonno, si palesano all'interno dei grandi eventi, come quello che si sta tenendo a Bangkok, in Thailandia.
Proprio oggi arriva infatti la denuncia di Glenn Sant, di Traffic, che descrive l'imbarazzante atmosfera alla Cop 16 di Bangkok, a proposito dell'ordine del giorno: "C'era un silenzio assordante quando è stato messo all'ordine del giorno il rapporto Ccamlr. Nessuno ha parlato, sia per difendere la mancanza di azione o per chiedere perché alcuni governi non avevano fatto nulla per sostenerla". L'accusa di Sant, riguarda la mancata presa di posizione per la difesa del merluzzo antartico, un bellissimo pesce che viene catturato senza alcun criterio protezionistico e di sostenibilità, dunque rischia seriamente di scomparire per sempre. Questo aspetto è approfondito nella news di oggi, per chi volesse approfondire l'argomento, cliccare qui.
Stesso discorso può essere fatto per l'orso polare. Ci sono due paesi, il Canada e la Russia, che vogliono ad ogni costo continuare a cacciarlo, altri invece si oppongono. Risultato, l'orso polare sarà cacciato ancora, secondo quote stabilite dalla CITES. Dunque a Bangkok le decisioni sono prese in barba a qualunque interesse protezionistico? A volte sembra proprio che sia così, infatti ogni decisione importante o viene duramente osteggiata, oppure votata all'unanimità quando si tratta di difendere a denti stretti, qualunque interesse economico, prevalente sugli interessi prettamente conservazionistici.

ALCUNE IMMAGINI
Alcuni amici di BiologiaMarina.eu, che si sono recati in Thailandia (Davide Tamburini e Catia Nucci); ci mostrano alcune immagini, che ritraggono, legalmente, le numerose tradizioni culinarie presenti in questi luoghi, che dimostrano come sia difficile, ancora oggi, sradicare usanze purtroppo non più sostenibili. Non è difficile vedere sui banchi dei mercati asiatici, parti di animali protetti, essiccati o cucinati come cibo fast food, per esempio gli spiedini di cavallucci marini fritti, tranci di squalo balena, per non parlare di animali vivi.

  Thailandia Thailandia
  Thailandia 1 Thailandia 2
  Thailandia Thailandia
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  Spiedini di cavallucci marini Thailandia
  Spiedini di cavallucci marini Thailandia 5

Non sempre è necessario spingersi nei paesi esotici per osservare il commercio di specie protette o a rischio di estinzione. Le immagini qui sotto arrivano dall'Italia. Si tratta di conchiglie di molluschi, echinodermi e coralli che spesso necessitano del certificato CITES.

  Italia Commerci specie protette Italia Commerci specie protette
     
  Italia Commerci specie protette  
     
     

 

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