
DIDATTICA PER LE SCUOLE
GLI ANIMALI DEI MARI TEMPERATI

Foche, leoni marini e trichechi
I Pinnipedi, goffi sulla terraferma ma agilissimi in acqua hanno un corpo idrodinamico e pinne robuste, s’immergono oltre 100 metri di profondità, respirando l’aria dell’atmosfera. Alcune specie possono rimanere sott’acqua anche per un’ora. Quest’ordine, consiste in tre gruppi, con le foche che non possono rivolgere in avanti le pinne posteriori, che servono per il movimento sul terreno, mentre i Leoni marini i Trichechi e le otarie possono assumere una posizione semieretta. I pinnipedi sono presenti in tutti i mari e oceani, sia nei mari temperati che in quelli polari. Quasi tutti hanno il muso corto, il collo robusto e il corpo flessibile e idrodinamico, un ricco strato di grasso favorisce il galleggiamento dell’animale e lo isola dal freddo, facendo anche da riserva naturale per il nutrimento. Hanno tutti occhi grandi utili ad una visione perfetta delle profondità e in caso di mare non completamente limpido riescono a distinguere bene la sagoma di un eventuale predatore fuggendo, anche l’udito è molto sviluppato. Il ciclo vitale di questi mammiferi a differenza degli altri mammiferi come i cetacei, lamantini e dugonghi, si sviluppa anche nella terra ferma, che non hanno abbandonato del tutto. Le femmine durante la gestazione trascorre il tempo quasi tutto in mare, a nutrirsi. Raggiungono le spiagge solo, per il parto dove un maschio di solito controlla una parte di territorio e danno alla luce dopo 8-15 mesi un piccolo che allattano. Dopo il parto la femmina si accoppia nuovamente con il maschio che controlla il territorio. I Trichechi invece possiedono due grossi denti, anteriori che escono dal labbro superiore. Le femmine sono più piccole dei maschi e partoriscono un piccolo dopo 15 mesi di gestazione e possono adottare i piccoli rimasti orfani. Vivono in grossi branchi sulla spiaggia, prendendo il sole e oziando, quando entrano in mare formano solitamente gruppi di 10 individui.
Alcune specie di questi Pinnipedi: collarino dell’Alaska, otaria Orsina del Capo, leone marino della California, leone marino Neozelandese, leone marino sudamericano, leone marino di Steller, tricheco, foca monaca, foca cancrivora, foca leopardo, foca di Ross, elefante marino del Sud, foca dal cappuccio, foca grigia, foca del Baikal, foca comune.
Il delfino
Il gruppo degli Odontoceti è molto più vario di quello dei Misticeti e comprende il 90% dei cetacei. Agli Odontoceti appartengono i delfini di mare, fiume, le focene, i beluga, o le balene bianche, i capodogli e gli zifi.
I delfini si raggruppano in diverse famiglie, con caratteristiche estetiche differenti, ma con lo stesso modo di respirare. Respirano come noi umani, l’aria dell’atmosfera. Hanno un corpo slanciato e idrodinamico. Sono agilissimi nel nuoto e raggiungono velocità d’otre 40 km/h. Il loro muso caratteristico con un rostro a punta più corta o lunga a differenza delle specie, si lascia accarezzare come nel Tursiope, che è il più grande dei delfini e che viene utilizzato per studi e ricerche dagli scienziati e biologi. Sono tutti golosi di pesce, molluschi e crostacei. Amano raggrupparsi in branchi e sono dei giocherelloni. Spesso seguono le imbarcazioni durante alcuni tratti della navigazione uscendo dall’acqua compiendo dei balzi con la rotazione del corpo, non si consce il significato di questo comportamento, e se sia dovuto alla dimostrazione di un buono stato fisico, o semplicemente per attirare una femmina, per mettersi in mostra o magari per liberarsi dei parassiti. Vivono sia in mare aperto che lungo le fasce costiere, o attorno alle isole per le specie degli Oceani. La riproduzione di questi mammiferi in genere avviene dopo una gestazione di 10 - 12 mesi. Partoriscono 1 piccolo alla volta in primavera o estate. L’intervallo per la riproduzione è di circa due anni. Raggiungono una vita media di circa 25-30 anni. Comunicano con suoni particolari, e si sentono cantare un poco come le balene. Possiedono capacità sensoriali ottime per scovare i pesci sotto i sedimenti sabbiosi, che stanano con l’ausilio del muso per poi mangiarli.
Alcune specie di delfino: susa atlantica, sotalia nera, lagenorinco scuro, lagenorinco dai denti piccoli, lagenorinco dal rostro bianco, Grampo, Tursiope, Stenella rostrata, Stenella maculata pantropicale, stenella maculata atlantica, stenella striata, delfino comune, lissodelfide boreale, orcella dell’Irrawaddy (di fiume), delfino di Commerson, delfino di Hector, pseudorca è uno dei delfini più grossi in assoluto, ama le profondità oceaniche e si raduna vicino le isole del pacifico. A volte capita che questi mammiferi si arenano sulle spiagge, forse perché disorientati dalla tecnologia umana che con il traffico navale, e suoni particolari dovuti ad esperimenti vari interferiscono con l’equilibrio interno di questi animali che spiaggiano in massa sulle coste di diverse località. Inquinamento acustico del mare. Con l’intervento dell’uomo che corre in loro soccorso molti di questi, riescono a guadagnare nuovamente il mare, altri soccombono sfiniti e disidratati.

L'orca marina
L’orca marina, uno dei predatori più attivi dell’oceano. Dal colore bianco nero, è immediatamente riconoscibile fra gli Odontoceti, questi cetacei vivono in gruppi familiari, composti di femmine, maschi e la prole d’età diverse, sono molto socievoli, pensate che alcuni parchi acquatici li utilizzano per compiere spettacoli d’abilità, dove l’Orca esegue esercizi spettacolari ubbidendo ai comandi dell’uomo. Nelle fasi di caccia, sono a volte spietate, possono isolare il cocciolo di una balena per poi attaccarlo e mangiarlo con il resto della comunità, un comportamento di caccia che non ha nulla da invidiare da quello dei predatori terrestri, come i Leoni o Lupi quando cacciano con organizzazione e unione di branco. Vivono nei mari freddi degli Oceani nei pressi delle coste.
Perché è chiamata l’orca assassina? Per la sua perseveranza nell’inseguire la preda e perchè uccideva le balene ferite dai balenieri. Si nutre di pesci, calamari, altri mammiferi, uccelli che trovano sula superficie dell’acqua, cetacei. Non si nutre di tutto quello che incontra ma applica una selezione nel suo territorio di caccia predando le specie più abbondanti, ricoprendo un ruolo regolatore nell’ecosistema. Riproduzione: una femmina può accoppiarsi con diversi compagni, di conseguenza i maschi non potendo riconoscere i propri figli si occupano della cura di tutti i piccoli presenti nel branco. Dopo circa 18 mesi di gestazione, la femmina da alla luce un piccolo di circa due metri di lunghezza. Il parto avviene in acque basse, una volta uscito, il piccolo viene spinto in superficie dalla madre o da un parente perché possa per la prima volta respirare. Il piccolo si nutrirà per circa due anni del latte che la madre produrrà per lui. Un latte molto grasso e nutriente.
La balena
Vedere scheda <Gli animali dei mari freddi>
Lo squalo bianco
Naturalmente le specie di squalo sono tante, ma lo squalo per eccellenza è lo squalo Bianco. Sono pesci cartilaginei. Pesci sorretti da uno scheletro di cartilagine, parti callose come la cartilagine che compone il nostro apparato nasale e la parte che unisce le articolazioni del nostro scheletro, quindi a differenza dei pesci ossei ( scheletro composto di parti ossee e spine ) lo squalo trova difficoltà nell’essere scoperto nei sedimenti preistorici, proprio per la caratteristica dello scheletro a conservarsi nei millenni negli strati primitivi. Lo squalo bianco è l’attuale discendente dell’ormai estinto Megalodon, squalo dai grandi denti, scomparso dai mari della terra oltre 45 milioni d’anni fa. Macchina perfetta per la predazione, lo squalo a differenza di ciò che si pensa non è un feroce predatore e mangiatore d’uomini. Si nutre solo quando ha fame, a volte può rimanere a digiuno per diversi giorni. Lo squalo bianco a differenza degli altri squali, ha la capacità di scaldare il suo corpo e raggiungere la temperatura corporea desiderata, irrorando il suo sangue anche nei muscoli periferici, mantenendo la temperatura interna superiore di qualche grado a quella dell’ambiente in cui si trova. Predilige le acque temperate delle coste del Nord America, del Sudafrica, dell’Australia, Nova Zelanda, ed è presente anche nel Mediterraneo. In Italia è stato avvistato nel mar Ligure, Canale di Sicilia. Raggiunge una lunghezza di 6-7 metri e un peso di 3000 kg. Si ciba di pesci, calamari, pinguini, foche, delfini, tartarughe, carcasse di balena, uccelli marini. La gestazione della femmina dura circa 12 mesi e partorisce al massimo, due piccoli che misurano alla nascita circa 1.50 metri. Gli organi di senso degli squali sono sviluppatissimi (vedi scheda <Gli otto sensi dello squalo>).
La caratteristica principale dello squalo Bianco è nell’avere una mandibola mobile, la mascella superiore si disarticola, venendo in fuori e in avanti, in questo modo la preda non ha via di scampo, aggiungendo più movimento e duttilità nell’afferrarla. Possiede denti triangolari affilati come rasoi. Lo squalo Bianco è presente nella lista C.I.T.E.S. come una specie a rischio d’estinzione, anche in Italia è un animale protetto, come in altri stati del mondo. Subisce una pesca indiscriminata per vari motivi, preda ambita dai cacciatori di trofeo. Appartiene alla famiglia dei Lamnidi. Compie balzi spettacolari fuori dell’acqua in fase di caccia, per afferrare magari un’otaria. Un comportamento che solo lo squalo bianco adotta.

Noi non rientriamo nella dieta abituale degli squali.
Altri predatori come i tonni, pesce spada, marlin ecc..vivono in acque temperate e sono pesci ossei. Compiono migrazioni alla ricerca del cibo, vivendo in folti branchi nel caso dei tonni. Molto apprezzati per la loro carne e anch’essi subiscono una pesca intensiva, se andiamo avanti di questo passo senza rispettare i cicli naturali della riproduzione di questi animali, ci troveremo presto di fronte ad un mare privo di predatori,. e con molte prede, sconvolgendo così l’ecosistema del mare.
Tartarughe e testuggini
Vi è mai capitato di nuotare e vedere una tartaruga, o di assistere alla deposizione delle uova su una spiaggia? Vi garantisco che è uno spettacolo splendido. Sono molte le specie di tartarughe acquatiche sia d’acqua dolce che salata. Sono eleganti mentre nuotano. La storia di questi splendidi animali iniziò 200 milioni d’anni fa. Le tartarughe hanno la capacità di immergersi per lunghi periodi, respirando aria come noi prima dell’apnea. Agili nuotatori, con gli arti anteriori trasformati in potenti “pale”, raggiungono velocità interessanti, mentre le “pale” posteriori fungono da timone, dando la direzione al nuoto. Un becco robusto “ ranfoteca” al posto dei denti taglia e spezza i gusci di conchiglie o crostacei e trancia i pesci. In mare solitamente sono animali solitari, i maschi s’incontrano con le femmine per l’accoppiamento, dopo le femmine vanno alla spiaggia (dove sono nate solitamente) per deporre le uova. Memorizzano fin dalla nascita la spiaggia dove sono nate, percorrendo anche migliaia di chilometri per raggiungere il luogo della deposizione. La temperatura delle uova che depongono, (100-200 uova a seconda della specie) determina la nascita dei maschi o delle femmine. Se è compresa fra i 26-28° la maggioranza dei nati sarà maschio, se è più alta predominano le femmine. Tutti i piccoli una volta nati dovranno raggiungere presto il mare prima che sorga il sole. Molti predatori assistono all’evento della nascita delle piccole tartarughe, in base alla zona dove queste nascono li aspettano, cani, corvi, aquile, uccelli marini e gli squali una volta raggiunto il mare o altri predatori acquatici. Il predatore più pericoloso è l’uomo. Fin dai tempi antichi le tartarughe erano prese per essere trasportate sulle navi come fonte di cibo, (resistono bene fuori dall’acqua senza mangiare e idratarsi). Attualmente l’industria, trasforma il carapace in pettini, bracciali, occhiali ecc, e in molte zone si predano i nidi prelevando le uova per mangiarle. Dalla schiusa delle uova un solo piccolo su centinaia raggiunge l’età adulta. Particolare importanza ha la protezione dei luoghi di deposizione delle uova, fondamentale per la prosecuzione della specie, le spiagge tranquille lontane dal pericolo sono sempre meno, anche il problema dell’inquinamento dei litorali dai rifiuti dell’uomo, causano la morte di diversi esemplari che rimangono impigliati o intrappolati non avendo così la possibilità di raggiungere il mare, morendo di fame e cotte letteralmente dal sole.
Diorama di Caretta caretta mentre depone le uova.
Alcune specie di tartaruga marina: tartaruga verde, testuggine embricata, tartaruga caretta, bastarda, testuggine liuto.
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