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Cod Art 0518 | Rev 00 | Data 01 Giu 2012 | Autore: Castronuovo Motta Nicola

 

   

 

USCITA PRIMAVERILE ALL'OASI BOZA

Oasi Boza panorama

Nell’ultima uscita di monitoraggio presso l’Oasi Boza, noi di biologiamarina.eu (Nicola ed Ottavio), abbiamo incontrato al capanno di osservazione, un gruppo di ragazzi, provenienti da alcune scuole del territorio di Cassano Magnago, quali le Maino, Orlandi e Parini. L’uscita è stata programmata per osservare l’oasi nel pieno periodo primaverile.
L’interesse di Antonio, Swami, Sumiri, Mirko, Simone, Michael, Samuel e Massimo per la zona umida e la volontà di voler intraprendere delle attività a tutela del piccolo ambiente umido, è apparsa subito evidente. La loro curiosità e la loro voglia di conoscere ed esplorare, ci ha portato indietro nel tempo, quando anche noi, sin da piccoli, eravamo incuriositi e affascinati da questi luoghi.
Con gli alunni si è instaurato subito un rapporto di collaborazione, che incuriositi dalle nostre pettorine, ci hanno tempestato di domande, dando sfogo alla loro curiosità; in particolare hanno chiesto informazioni sugli animali che vivono nella zona umida. Così la giornata si è trasformata in una lezione di biologia sul campo. Gli alunni erano muniti di retini e di pane secco, così abbiamo cominciato a “pasturare” una piccola zona dello stagno, sicuri che di li a breve, sarebbero accorsi numerosi pesci e tartarughe.
Poco dopo, è apparso un piccolo banco di pesci gatto, seguito da alcuni esemplari di tartarughe. Purtroppo lo stagno è infestato dalle tartarughe Scripta scripta e Scripta elegans, che sono state incautamente abbandonate nel corso degli anni, recando un grave danno alla specie autoctona, ormai sopraffatta. Inoltre, la proliferazione della Scripta ha anche intaccato la sopravvivenza di tante specie ittiche presenti nel laghetto.

Con il retino non è stato difficile catturare un paio di pesci gatto, che una volta riposti in un recipiente, sono stati mostrati ai ragazzi per spiegarne la biologia.
Liberati prontamente dopo la lezione e senza danno alcuno, i ragazzi poco dopo, sono riusciti anche a catturare una tartaruga, che dopo essere stata descritta, è stata anch’essa liberata. Dal capanno abbiamo potuto osservare alcune delle specie dell’avifauna locale; speravamo di avvistare anche il martin pescatore, ma non è stato purtroppo possibile.

Pesci gatto

I ragazzi presenti, si sono impegnati per il futuro a collaborare tramite la scuola per la tutela dell’ambiente e di organizzare delle giornate ecologiche per la sua pulizia. Inoltre hanno espresso il desiderio di esprimersi con delle idee per valorizzare tutta l’area. Di certo, noi di biologiamarina.eu, saremo presenti sul territorio, come in altre realtà e continueremo anche in futuro, ad osservare la natura e le specie che vi vivono. L’area purtroppo, troppe volte è stata ferita dalle azioni dell’uomo e questo non deve accadere più. Il risultato di questa giornata di didattica, ci ha fatto capire ancor di più che luoghi come questo, sono di inestimabile valore e sono fortemente catalizzanti per i giovani e per chi desidera conoscere, scrutare e fotografare un luogo unico, in un territorio che se pur antropizzato, è ancora un poco selvaggio.

Alunni Oasi Boza

  Il pesce gatto  
  Nel laghetto dell'Oasi Boza è presente Ameiurus nebulosus (Lesueur, 1819); si tratta di una specie diffusa in laghi, paludi, stagni, canali e fiumi, con substrato molle costituito prevalentemente da fango. Originario delle zone occidentali degli Stati Uniti, è presente dai Grandi Laghi, fino le coste del Messico; è stato introdotto in Europa tra la fine ‘800 e gli inizi del ‘900. Differisce dalla specie congenere Ameiurus melas per la presenza di 5 - 8 dentelli ben marcati sul bordo interno del raggio spiniforme delle pinne pettorali, per il peduncolo caudale nettamente più spesso e per la pinna anale relativamente corta a bordo arrotondato.Tollera bene acque torbide e inquinate.
Ameiurus nebulosus ha una livrea variabile dal verde oliva al bruno giallastro scuro sul dorso; i fianchi progressivamente più chiari procedendo verso il ventre giallastro o biancastro. Sui fianchi sono generalmente presenti macchie e marezzature scure. Pinne scure, di colore grigio cenere o nerastro, con membrane più scure rispetto ai raggi.
La grande bocca con labbra carnose, è circondata da quattro paia di barbigli tattili, che sono utilissimi per la ricerca del cibo. Gli occhi sono relativamente piccoli. La pinna dorsale piuttosto piccola, Ameiurus nebulosus è una specie vorace, si nutre di tutto ciò che incontra, vegetali, uova di altri pesci, avannotti, girini, detriti organici e altro. Dove sono presenti i pesci gatto, si nota in genere una minor presenza di altre specie.
Nel periodo invernale, si adagia sul fondale fangoso, fino a ricoprirsi di melma, per poi risvegliarsi alla fine della stagione. Le femmine depongono nel periodo primaverile da 400 a 2.000 uova, preparando il nido sul fondale ricco di vegetazione. Le uova si schiuderanno in funzione della temperatura dell’acqua. Una volta schiuse, gli avannotti saranno controllati dal maschio fino a quando raggiungeranno una lunghezza di 2-3 cm. Poi saranno lasciasti soli, al loro destino.
Il pesce gatto, in genere viene commercializzato soprattutto in alcune zone dell’area padana, dove entra a far parte della cucina tradizionale. Le sue carni sono piuttosto simili a quelle dell’anguilla e sono considerate molto gustose.
La sua presenza è molto apprezzata dai pescatori, per le sue doti di combattività.
Altre specie sono il pesce gatto maculato (Ictalurus punctatus, Rafinesque, 1818) e il pesce gatto comune (Ameiurus melas, Rafinesque, 1820).
 
     

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