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31 LUGLIO

DAL 2016 TONNO SOSTENIBILE NEL REGNO UNITO
L’azienda, però, intende utilizzare il tonno pescato in maniera sostenibile (con amo e lenza o con reti a circuizione senza l'uso di sistemi di aggregazione per pesci) per i soli prodotti venduti in Gran Bretagna. In Italia, invece, si continueranno ad adottare i vecchi metodi di pesca, utilizzando i FAD, che causano la cattura di giovani esemplari di tonno pinna gialla e di molti altri abitanti del mare, tra cui squali e tartarughe.
Greenpeace Italia chiede alla MWB di adottare le stesse modalità di pesca prevista nel Regno Unito anche in Italia, affermando che la situazione inerente i prodotti di Mareblu non è assolutamente cambiata, a differenza del mercato internazionale: nell’ultimo anni, infatti, tutti i più grandi marchi di tonno in scatola inglesi hanno promesso di utilizzare - in un futuro prossimo - metodi di pesca sostenibili al 100%, appoggiando anche la realizzazione di riserve marine nel Pacifico per tutelare le risorse.
In Italia, Riomare si è impegnata ad avere tonno pescato senza FAD entro il 2013, considerto anche l’’allarme dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la quale ha recentemente annunciato che ben cinque delle otto specie di tonno sono ormai a rischio di estinzione. Fonte: Aqva.it.

DATTERARI COLTI IN FLAGRANZA
Gli uomini della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, coordinati dal capitano di Fregata Giuseppe Menna, hanno colto in flagranza tre datterari all'opera sotto la costa nei pressi del Bikini nel comune di Vico Equense. Un datteraro, A. L., stabiese di 42 anni, è stato fermato da una motovedetta della guardia costiera, condotta dal maresciallo Catello Tramparulo, mentre da poco aveva iniziato a scalpellare rovinando la costa. Trei kg di datteri sequestrati insieme all'attrezzatura del valore di circa 700 euro, mentre l'uomo è stato denunciato all'autorità giudiziaria.
Già prima di intercettare il datteraro poi, la stessa motovedetta aveva ritrovato e sequestrato 50 nasse immerse abusivamente nel tratto di mare vicino all'imboccatura del porto di Piano di Sorrento. In questo caso la denuncia però è stata fatta contro ignoti. Le nasse non essendo state segnalate con la prescritta boa con bandiera di colore gialla dotata di illuminazione notturna costituivano un grave pericolo per la sicurezza della navigazione. ''Innanzitutto - sottolinea il comandante Giuseppe Menna - devo esprimere il mio apprezzamento per l'eccellente lavoro svolto dai miei uomini, che in questo periodo non si stanno risparmiando. La lotta e la prevenzione alla pesca illegale, in questo caso parliamo di datteri di mare e di nasse abusive, è un nostro costante impegno e sono felice di constatare che grazie a questi risultati salvaguardiamo le nostre splendide coste ed il lavoro dei pescatori professionisti onesti''. Fonte: Adnkronos.

30 LUGLIO

IL PESCIOLINO D'ARGENTO...ANZI DI FOSFORO
a presenza di una singola specie di piccoli pesci può essere di vitale importanza per la sopravvivenza di interi ecosistemi, come alcuni fiumi dell’America centrale. Qui il contenuto in nutrienti appare per buona parte regolato dalle normali funzioni fisiologiche di questa specie. Questa la conclusione a cui sono giunti un gruppo di ricercatori dell’Università della Georgia, capeggiati da Gaston Small, grazie a uno studio in Costa Rica. Proprio il ruolo così determinante di una sola specie rende questi ambienti estremamente vulnerabili.
Lo scopo dello studio, pubblicato sulla rivista Ecology era quello di valutare come differenti fattori fisiologici quali la dieta, la composizione elementare dei pesci e la chimica delle acque interagissero con il tasso di riciclo dei nutrienti nei fiumi dell’America centrale. È proprio in Costa Rica infatti, presso la stazione biologica 'La Selva', che il gruppo di ricerca di Caterine Pringle (coautrice dell’articolo) lavora da più di venti anni raccogliendo dati sulle catene alimentari e sulla chimica delle acque fluviali.
Il riciclo dei nutrienti è un fenomeno importante nei fiumi con acque dolci, che sono poco ricche di fosforo e azoto, elementi importanti per la nutrizione di organismi come le alghe che sono a loro volta alla base della catena alimentare. Alcuni fiumi sono naturalmente ricchi di questi elementi, ma per quelli che non lo sono, gli escrementi dei pesci, attraverso i quali gli animali eliminano l’eccesso di questi minerali, sono fondamentali per l’equilibrio ecologico.
Per capire le dinamiche del riciclo dei nutrienti i ricercatori hanno misurato la quantità di fosforo e azoto che viene escreta da 12 specie diverse di pesci in quattro fiumi, nei quali sono stati misurati livelli diversi di fosforo disciolto nelle acque. Campioni di pesci sono stati catturati e analizzati, pesandoli e calcolando il contenuto di azoto e fosforo al loro interno. La dieta di ogni specie è stata individuata analizzando il contenuto del tratto digerente degli animali, per vedere le proporzioni tra il cibo di origine acquatica (ad esempio alghe) e quello di origine terrestre (ad esempio insetti). Successivamente si è arrivati a calcolare la quantità dei due elementi negli escrementi, trovando che il contenuto di azoto è proporzionale alla quantità di insetti nella dieta dei pesci. Stesso discorso per il fosforo, che però risulta dipendente dalla dieta ma anche dalla percentuale di fosforo contenuto nel corpo dei pesci e del livello di fosforo nell’acqua.
Astyanax aeneus, una delle specie analizzate, si mette in evidenza rispetto a tutti gli altri. Considerando il caso peggiore, ossia il fiume più povero di fosforo tra quelli studiati e le 5 specie di pesci che vi si trovano più abbondanti, Astyanax aeneus è quello ad avere il più alto livello di escrezioni di fosforo. Gli escrementi di questa specie sono infatti responsabili del 90% del riciclo del fosforo di tutte le cinque specie e del 90 del fosforo necessario all’ecosistema.
Ecco perché i ricercatori indicano questo pesce come il fulcro del riciclo dei nutrienti. Ora è chiaro che se l’equilibrio di un ecosistema dipende in modo così rilevante da un'unica specie, la sua vulnerabilità risulta estremamente elevata. Ai fini della conservazione degli ecosistemi acquatici è molto importanti individuare queste specie così importanti per poterle salvaguardare. Visto l’attuale perdita di biodiversità corriamo il rischio che specie così cruciali, vadano perdute prima che si sia riusciti a comprenderne l’importanza. Fonte: OggiScienza a cura di Annelore Bezzi.

PESCA ILLEGALE DI SQUALI NELLA RISERVA MARINA DELLE GALÀPAGOS
Uno dei casi più clamorosi di bracconaggio di squali nella storia del Galàpagos National Park è attualmente in atto nella provincia ecuadoriana. I rangers del parco e una nave militare ecuadoriana hanno fermato un peschereccio industriale con palangari di manta, in Ecuador e i suoi 30 pescatori. Al momento della cattura, la nave stava pescando 20 miglia nautiche all'interno dell'area designata come riserva marina delle Galàpagos, a sud-est di Genovesa Island.
Il Galàpagos National Park Service ha avviato un procedimento amministrativo nei confronti della nave, del suo proprietario e dell'equipaggio. Contemporaneamente, il nuovo Procuratore Ambientale delle Galàpagos ha avviato un procedimento penale al fine di ottenere pene massime per le persone coinvolte in questo grave reato ambientale.
Sea Shepherd Galapagos monitorerà da vicino questo caso quando si andrà in tribunale. L'impatto sul fragile ecosistema delle isole è devastante e deve essere inviato un messaggio, affinchè ci siano conseguenze adeguate per tali attività altamente illegali.
Il sistema di identificazione automatica (AIS), che sta implementando Sea Shepherd Galàpagos, migliorerà ulteriormente le capacità di controllo satellitare per il servizio del parco, rendendo sempre più difficile la pesca illegale all'interno delle acque protette della Riserva Marina. Fonte: Sea Shepherd.

28 LUGLIO

Strage otarie NamibiaNAMIBIA: LA STRAGE DELLE OTARIE
In Africa, le otarie stanno attraversando un momento molto difficile. La causa è da ricercare nelle risorse marine dell’uomo, ormai avviate all’esaurimento. Gli oceani che bagnano le coste sono incredibilmente sfruttati: in inverno gli animali muoiono di fame e per questo si trovano migliaia di cadaveri lungo le spiagge.
Le otarie appartengono, come le foche, all’ordine dei pinnipedi ma si distinguono perchè hanno le orecchie ed gli arti posteriori ben articolati che permettono loro di arrampicarsi sugli scogli.
Il culling è l’abbattimento sistematico di questi animali autorizzato dal Ministero della Pesca della Namibia, che stabilisce il numero delle otarie che devono essere uccise ogni anno. Tra luglio e novembre una squadra di uomini arriva sulle spiagge, separa i cuccioli dalle madri e li uccide a bastonate. I grossi maschi vengono uccisi a fucilate.
I cuccioli, mentre le madri li allattano, vengono trascinati via, uccisi con una botta in testa e finiti con una pugnalata nel petto. I metodi di uccisione sono finalizzati a non rovinare le pelli. Quest'anno il Ministero ha stabilito che si possono uccidere 80.000 cuccioli e 6.000 maschi. Le foche vengono incolpate (e per questo uccise) della scarsità di pesce, ma è noto che questo è dovuto al sovrasfruttamento dei mari da parte dell’uomo.
Gli animali una volta uccisi vengono caricati su dei camion destinati alla macellazione.
Pelli, grasso, carne e testicoli vengono esportati all’estero. La Cina compra i testicoli che vengono utilizzati per prodotti 'afrodisiaci'. Nelle spiagge, poi, arrivano i turisti. I cacciatori di otarie, al termine della mattanza, puliscono con i loro bulldozer riportando la spiaggia alle condizioni iniziali.
Seal Alert SA da anni sostiene una campagna mondiale in difesa di questi animali. E’ stata la prima associazione a denunciare la crudeltà di questa pratica ed i rischi che minacciano la sopravvivenza della specie.
Eppure, nonostante le otarie siano già gravemente minacciate dall’impoverimento dei mari, si continua con gli abbattimenti. Anzi, la quota di otarie che si possono uccidere continua a crescere anno dopo anno e questo, associato ad un tasso di mortalità dei cuccioli pari al 30% nelle prime settimane di vita, può portare alla scomparsa di intere generazioni. Vale appena il caso di ricordare che le otarie sono inserite nell’Appendice II della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione (CITES), ciò significa che la loro sopravvivenza dipende dalla conservazione che ne verrà fatta. Fonte: GeaPress.

MAREA VERDE NEL MAR GIALLO
Un’enorme quantità di alghe ha ricoperto le coste che del Mar Giallo: coperti quasi 20.000 chilometri quadrati di superficie.
La Enteromorpha prolifera, ossia l’alga protagonista di questo bloom, è diffusa in tutto il mondo, raggiunge fino a 50 centimetri di lunghezza e ha causato diverse maree verdi in tutto il pianeta. Questa specie, infatti, può aumentare a dismisura, grazie a elementi come fosforo e l'azoto, usati come base per i fertilizzanti. L’area interessata alla marea verde cinese è talmente vasta che è possibile vederla anche dallo spazio. La Enteromorpha prolifera non è pericolosa per l’uomo, ma causa disagi poiché si incaglia nelle eliche delle barche, non permette all’acqua marina di ossigenarsi, ostacola la pesca, causa deformazioni in alcune specie di pesce e quando si decompone emana un fastidiosissimo odore di uova marce. Non è la prima volta che in Cina si verifica un fenomeno di questo tipo. Nel 2008, le coste cinesi furono invase dalla stessa alga, mettendo a rischio le gare previste le Olimpiadi di Pechino. Fonte: Aqva.

257 NUOVE SPECIE DI PESCI IN AMAZZONIA

Si chiama Amazon alive il report che il Wwf ha redatto per il grande pubblico e che ripercorre 10 anni di scoperte di nuove specie animali e vegetali. Tra queste il delfino rosa, due nuove specie di piraña vegetariani e coloratissime rane tossiche

Il WWF ha reso pubblico il suo report sulle nuove specie rinvenute in Amazzonia in aree ad alta biodiversità, come il Borneo o il Congo, nel decennio tra il 1999 e il 2009. Sono esattamente 1.220. A conferma del fatto che, nonostante la presenza invadente dell’uomo, quella amazzonica è ancora la foresta pluviale più grande del pianeta, un meraviglioso esempio di biodiversità e un’incubatrice di nuove, miracolose nascite. Le 1.220 specie descritte sono state scoperte dai ricercatori negli ultimi 10 anni e includono 637 piante, 257 pesci, 216 anfibi, 55 rettili, 16 uccelli, 39 mammiferi e migliaia di nuovi invertebrati che non è stato possibile nemmeno classificare vista la loro enorme varietà.
Nonostante sia stata distrutta per il 17%, la foresta amazzonica continua a supportare la più alta diversità di specie di piante di tutto il mondo: a seconda dell’area nella quale ci si trova, si possono riconoscere tre le 150 e le 900 piante o alberi per ettaro. E di chilometri quadrati la più grande foresta pluviale della Terra ne ha ancora ben 6.7 milioni, in un territorio che si estende tra Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guiana francese, Perù, Suriname e Venezuela; contiene il più grande bacino fluviale del mondo che porta acqua dolce alle città del Sudamerica: con una portata di più di 200 mila metri cubi d’acqua al secondo, rappresenta il 16% dello scarico d’acqua totale negli oceani. In due ore coprirebbe l’intero fabbisogno d’acqua dei residenti di New York per un anno intero. Tutte caratteristiche, queste, che hanno permesso nel passato e permettono tuttora alla foresta amazzonica di essere un bacino del tutto speciale per la fioritura di ogni genere di forma di vita. Proprio lì vive il maggior numero di specie di primati che in qualsiasi altra zona della terra e, ad oggi, vi sono state rinvenute oltre 40.000 specie di piante, per il 75% endemiche. Dalla notte dei tempi l’Amazzonia è l’habitat del più ampio numero di specie di pesci d’acqua dolce del mondo e lo stesso può di certo essere affermato anche degli invertebrati. In circa cinque ettari di foresta sono state trovate 365 specie di formiche di 68 generi diversi. E spesso gli animali che vi si incontrano sono spettacolari. News integrale su OggiScienza a cura di Sara Stulle.

27 LUGLIO

NON MANGIATE I PESCI SPADA. MA NEPPURE LE SARDINE....
Allora, che facciamo, diventiamo tutti erbivori? Al di là dell'ironia, è il primo pensiero che viene leggendo un articolo su Science Expressdal titolo Impact of fishing low-trophic level species on marine ecosystem. L'articolo mette in guardia da una politica che fino a qualche tempo fa sembrava vincente; cioè quella di pescare a bassi livelli trofici in mare. Questo perché come mi ha detto un esperto della politica della pesca "Sulla terraferma mangiamo mucche e maiali, nel mare lupi e orsi".
Un frammento di introduzione: le specie che prediligiamo e che facciamo di tutto per mettere sulla nostra tavola, anche per abitudini alimentari non so quanto totalmente culturali, sono infatti tonni, pesci spada, cernie, e altri carnivori. Anche nel caso degli allevamenti spigole, orate, anguille e trote (per non parlare dei salmoni) sono tutti carnivori. I primi e i secondi hanno bisogno di mangiare altra carne di pesce per sopravvivere, con conseguente perdita di efficienza e spreco energetico immenso. Poiché le popolazioni umane però si stanno, grazie allo sviluppo, spostando da una dieta prevalentemente erbivora a una carnivora, dobbiamo fornir loro in qualche modo della carne da mettere sul piatto.
Chi sono per non avere gli stessi privilegi degli occidentali? La politica della pesca però, poiché è totalmente legata alla politica del consenso (non si possono eliminare gli incentivi per la pesca, pena la perdita di migliaia di posti di lavoro - e di voti) non ha la forza o il coraggio di spingere per la cattura di erbivori e non di carnivori. Ci pensano quindi gli ecologi (gli esperti di pesca sono quasi sempre inascoltati, se non al servizio dei politici - bastava vedere la faccenda delle quote del tonno rosso) a dire che la logica detterebbe un altro tipo di approccio. Cerchiamo di pescare a livello ecologico più basso: cioè verso quelli che i vecchi libri di ecologia chiamavano consumatori primari, i più vicini alla fonte di energia (il sole) e quindi quelli che meno di altri producono spreco energetico ed ecologico. Questo dal punto di vista puramente energetico sembrava tornare: ma l'ecologia è una brutta bestia e se tocchi un piccolo particolare da una parte ne dovrai subire le conseguenze da altre parti, magari totalmente inaspettate - è la legge delle conseguenze inattese. Una dimostrazione è quello che ho postato qualche tempo fa, nel post in cui si parlava delle conseguenze di distruggere i predatori - qua. Allora, diciamo che tutti ci consigliano di mangiare l'aringa, l'acciuga e il maccarello (e lo spinarello, il pesce ragno e il suo compagno, e persino l'anguilla che s'avvolge ad armilla - cit.). Non che non le peschiamo, attenzione, ma la maggioranza la usiamo per la produzione di pesci d'acquacoltura e per il bestiame 'terrestre', piuttosto che essere consumati direttamente. Ammettiamo che a un certo punto obbediamo alle indicazioni dall'alto, e ci mettiamo a mangiare direttamente le aringhe.
Purtroppo lo studio che citavo prima dice che anche in questo caso le conseguenze non sono indolori. Questo perché queste specie (che spesso di presentano in aggregazioni di milioni e milioni di individui, come nel caso del sardine run in Sud Africa, cui si riferisce la stupenda foto sopra, col pesce vela che insidia le sardine) sono il collegamento diretto tra i produttori primari (fitoplancton) e i consumatori primari, appunto i pesci carnivori, i mammiferi marini o gli uccelli come le sule o i pellicani. Anche perché in alcuni casi ci sono sistemi "a vitino di vespa" in cui una gran parte della produzione di plancton è trasportata a livelli trofici superiori da poche specie di pesci: diminuiti quelli, si interrompe anche la rete alimentare.
Le zone studiate sono state cinque in tutto il mondo (praticamente una per ogni continente) e il livello di sfruttamento è stato simulato in alcuni modelli ecologici. I risultati sono stati variabili, ovviamente. Gli impatti vanno dai nulli a negativi; oltre naturalmente a impattare le specie stesse, altri colpiti sono i mammiferi e gli uccelli marini. Secondo l'ambiente, le specie importati potevano cambiare: pescare acciughe aveva un impatto elevato e pescare sardine uno basso nell'ecosistema del nord della Corrente di Humboldt, mentre nell'ecosistema del sud della corrente di Benguela era la pesca della sardine ad avere un impatto maggiore. Una delle variabili più importante era la connettanza (cioè la proporzione dei possibili legame tra le specie e quelli che si realizzano). La frase che spiega molte cose, non solo di questo articolo, è questa: c'è tensione tra il raggiungere l'obiettivo di proteggere e mantenere la biodiversità, e la sicurezza mondiale in fatto di cibo.
E in conclusione gli autori dicono che se proprio dobbiamo pescare, forse sarebbe meglio farlo diversificando le prede e soprattutto mangiandosi direttamente le sardine, senza darle a spigole od orate. Fonte: Pikaia a cura di Leucophaea, il blog di Marco Ferrari.

QUANTO È PRICOLOSO MANGIARE LE COZZE?
Questa estate, l'inquinamento delle acque nostrane ha colpito uno dei prodotti più diffusi sulle tavole degli italiani: le cozze. L'Asl di Taranto ha infatti vietato la pesca e la vendita dei mitili allevati nel golfo interno della città - il Mar Piccolo - dopo il ritrovamento al loro interno di tracce troppo elevate di composti altamente tossici come Pcb (policlorobifenili) e diossine.
Secondo le analisi effettuate dall'Istituto zooprofilattico di Teramo, i livelli di Pcb hanno infatti superato la soglia massima degli 8 picogrammi per grammo (pg/g) previsti per legge, raggiungendo quota 10.5 pg/g. Quanto basta per imporre lo stop immediato ai mitili provenienti da 24 dei 103 allevamenti della zona, che non potranno più raggiungere le tavole fino a nuovo ordine. Ma quali sono i rischi legati al consumo dei prodotti appena pescati? Lo abbiamo chiesto a Catherine Leclercq, responsabile del programma 'Sorveglianza del rischio alimentare' presso l'Inran (Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione). Leggi l'intervista completa su Galileonet.it.

L'ANTENATO MARINO DEI MITOCONDRI
Uno dei più sorprendenti e rivoluzionari eventi dell'evoluzione è avvenuto miliardi di anni fa, quando alcuni batteri si sono adattati a vivere all'interno di altre cellule, senza più poter fare a meno di esse, e dando così inizio a una catena di eventi che ha portato quello che oggi è il mitocondrio, un organello presente in tutte le cellule eucariotiche. Uno studio condotto dai ricercatori dell'Università delle Hawaii a Manoa (UHM) e della Oregon State University ha ora scoperto che i mitocondri hanno un antenato comune con un gruppo di batteri marini noti come SAR11, uno dei gruppi di microrganismi più abbondante sulla Terra.
"Si tratta di una scoperta molto eccitante", ha Michael Rappe, uno degli autori dello studio pubblicato su Nature Scientific Reports. "I risultati che presentiamo sono coerenti sotto molti aspetti: la fisiologia dei SAR11 li rende più inclini a essere dipendenti da altri organismi e, considerata l'attuale abbondanza di SAR11 nell'oceano globale, anche il loro lignaggio ancestrale può essere stato altrettanto abbondante negli antichi mari, aumentando il numero di incontri tra questi antichi organismi batterici e l'ospite della simbiosi originaria".
Per capire la storia evolutiva del clade di batteri marini SAR11, i ricercatori hanno confrontato i genomi dei mitocondri di diversi supergruppi di eucarioti con quello dei ceppi SAR11 isolati in laboratorio.
Oltre a scoprire la connessione evolutiva tra mitocondri e SAR11, l'analisi, basata sull'intero genoma, piuttosto che singoli geni, ha fornito un considerevole sostegno alla proposta di definire una nuova famiglia di batteri, Pelagibacteraceae, fam. Nov. "L'implicazione è che il lignaggio dei batteri marini conosciuto come SAR11 contiene una notevole quantità di diversità genetica, che indica diversità potenzialmente significative anche nel metabolismo", ha osservato Rappe. Fonte: LeScienze.

I CRIMINALI DEL TONNO ROSSO
L’operazione presentanta ieri dalla Guardia Costiera della Capitaneria di Porto de La Maddalena (OT), rischia ora di far venire il mal di pancia a molti usufruitori dell’alterato sistema di fornitura del tonno rosso, in giro per l’Italia.
Il tutto trae origine dal sequestro di tonno rosso operato nel mese di agosto dell’anno scorso dalla stessa Capitaneria di Porto. Ben sedici altri Uffici della Capitaneria di Porto, hanno poi fornito supporto ad una inchiesta dai risvolti inquietanti e dalle cifre da capogiro.
Solo per i collegamenti risultati in questa indagine, si ipotizza, infatti, un giro di affari pari a 3.650.000 euro. Da Palermo a Genova, e poi Venezia, Marsala, Napoli, Licata, Ancona, Oristano ed altri centri ancora che sono stati coivolti anche nella verifica della documentazione falsificata. Interventi in prima istanza rivolti alla filiera locale, ed in modo particolare al rifornimento di ristoranti, e che hanno, invece, poi svelato un ramificato sistema diffuso a livello nazionale e che vede presumibilmente coinvolta una vera e propria organizzazione criminale di alto livello.
La documentazione acquisita, in alcuni casi dopo mesi di insistenza, svelava infatti presumibili falsificazioni di data e quantitativi di tonno, funzionali anche al camuffamento di specie ittiche diverse dal tonno rosso. Società commerciali diffuse un pò in tutto il territorio nazionale. In pratica, il tonno illegalmente pescato, veniva riciclato nel mercato legale, grazie alla compiacenza di molti soggetti. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Olbia - Tempio Pausania, con delega alla Capitaneria de La Maddalena, si allargava così a molte altre città.
Un mare di tonno ed un mare di reati ora ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Olbia - Tempio Pausania. Falsità materiale in atto pubblico, falsità ideologica, soppressione, distruzione ed occultamento di atti, frode nell’esercizio del commercio, delitto tentato, truffa, violazione sulla normativa sulla pubblicità ingannevole, favoreggiamento reale e personale, uso di atto falso. Ravvisate, inoltre, mille violazioni amministrative, per un totale di circa 4 milioni di euro di sanzioni eventualmente contestati.
Le prime macroscopiche alterazioni erano risultate tra il pescato dichiarato nel Bluefin Catch Document (BDC) e quello delle fatture delle società che acquistavano il tonno. Il BDC è un documento obbligatorio nella commercializzazione del tonno rosso pescato regolarmente all’interno delle quote stabilite dall’Unione Europea. In particolare, all’inizio dell’indagine, risultava una fattura d’acquisto senza l’obbligatorio BDC e, la successiva documentazione, ottenuta dalla Capitaneria dopo più richieste, risultava alterata.
Il Comandante Poletto, all’inizio dell’indagine partita nell’agosto scorso aveva rivolto il seguente appello per "il futuro e la salvaguardia della nostra regione e dei nostri mari affinché si faccia parte attiva per tutelare il territorio e le specie che in esse vi dimorano. Non possiamo pensare che per l’avidità e la cupidigia di pochi, tutta la collettività debba pagare un tributo così grande. Oggi tocca al Tonno Rosso, domani quante altre specie saranno destinate a scomparire?".
Un appello opportuno ed oltremodo attuale, così come dimostrato dall’indagine che si è sviluppata scoprendo il ramificato sistema di frode ed alterazione documentale.
Alla conferenza stampa di ieri, oltre al Comandante della Capitaneria di Porto de La Maddalena Fabio Poletto, era presente il Contrammiraglio (CP) Franco G. Persenda, Direttore Marittimo del Nord Sardegna, che ha coordinato l’azione dei militari della Guardia Costiera nelle provincie di Olbia – Tempio e Sassari e il Sostituto Procuratore della Repubblica di Tempio Pausania Dott. Riccardo ROSSI che ha coordinato le indagini su tutto il territorio nazionale. Fonte: GeaPress.

PESCA SOSTENIBILE: I NOSTRI BIMBI VEDRANNO I PESCI SOLO IN FOTOGRAFIA
Il 13 luglio il commissario europeo per la Pesca Maria Damanaki, nel presentare il suo piano di riforma di medio termine della politica di settore, ha ammonito che il 75% delle risorse ittiche è ora soggetto a ipersfruttamento, ed è necessario cambiare subito rotta per impedirne l’estinzione. Non abbastanza secondo Greenpeace e altre Ong, troppo per gli Stati membri più direttamente coinvolti.
Il settore della pesca e della lavorazione delle risorse ittiche occupa circa 265 mila lavoratori a tempo pieno e, tuttavia, secondo le stime della Commissione, nel lungo termine un terzo delle imbarcazioni rischiano di rimanere inutilizzate in caso non si adottino opportune misure a tutela dell’ecosistema. Proprio come è accaduto negli ultimi anni in Giappone.
"La Commissione sottolinea che la politica attuale non funziona più - ha ribadito il Commissario greco - Non possiamo permetterci il 'business as usual'. Se in passato è stato più facile chiudere gli occhi, tanto alla Commissione come ai governi degli Stati membri e ai settori produttivi, ora non si può più. Bisogna voltare pagina, altrimenti i nostri bambini vedranno il pesce non nei loro piatti ma solo in fotografia".
La proposta della Commissione muove dalla temporanea ma importante riduzione delle quote di cattura delle specie a rischio, in modo da consentire il ripopolamento entro il 2015, per poi procedere alla revisione dei livelli di pesca sostenibile (Maximum Sustainable Yield).
I governi dei Paesi membri devono fare la loro parte: si dovrebbe mettere fine agli estenuanti negoziati annuali sulla ripartizione delle quote, che spesso conducono a livelli di sfruttamento ben superiori e comunque avulsi rispetto ai limiti massimi raccomandati dagli scienziati. Al contrario, gli esecutivi dovrebbero accordarsi su piani regionali di lungo termine basati sulle raccomandazioni scientifiche, e definire in un unico frangente le quote per le diverse specie.
Il Commissario ha anche proposto il divieto di buttare via i pesci catturati ma non graditi, noti come fish discards, in linea con la vivace mobilitazione di Fishfight.net, già segnalata da noi di Biologiamarina.eu grazie a Ilfattoalimentare.it.
Le organizzazioni ambientaliste, nell’apprezzare la proposta, ne hanno però criticato la debolezza in punto 'riduzione delle flotte'. L’Unione Europea si colloca al terzo posto nel mondo (dopo Cina e Perù) per la disponibilità di pescherecci, oltre 80 mila imbarcazioni si contendendono risorse ittiche per un valore che supera 8. 2 miliardi di euro (dati 2007). Concorrenza e dispute sul superamento dei limiti tra i grandi Paesi coinvolti, come Spagna Francia e Gran Bretagna.
"Gli scarti sono una vera disgrazia, ha affermato Saskia Richartz di Greenpeace. La via migliore per affrontare il problema è quella di fermare l’ipersfruttamento, alleggerire le flotte e imporre catture più sostenibili e selettive che impediscano la cattura e il successivo spreco delle specie non desiderate".
Le Ong lamentano che gli attuali armamenti hanno un potenziale di cattura che può superare di 2 - 3 volte i limiti consentiti, e contestano il piano della Commissione – che contempla un 'mercato delle quote' tra gli operatori privati - poiché esso non offrirebbe garanzie sul rispetto dei limiti raccomandati dalla scienza per ridurre la pressione sulle riserve a rischio.
I grandi gruppi politici del Parlamento hanno invece espresso il loro appoggio, apprezzando la visione di lungo termine e l’approccio scientifico a garanzia della sostenibilità e della preservazione dell’eco-sistema. Critici soltanto i Verdi, che hanno ribadito l’esigenza di salvaguardare le risorse ittiche e le comunità costiere, nelle trattative che seguiranno. Le trattative per la riforma della Common Fisheries Policies non si concluderanno prima del gennaio 2013. Il 19 luglio, al primo Consiglio Agricoltura e Pesca dedicato alla riforma, alcuni Stati membri come la Spagna e la Francia hanno subito contestato l’idea di ridurre le quote nel breve termine. Il ministro dell’agricoltura francese, Bruno Le Maire, ha anche manifestato perplessità verso l’introduzione di un mercato privatistico delle quote di pesca che, in assenza di limiti, porterebbe al consolidamento delle grandi pescherie a discapito dei piccoli operatori: ha ventilato perciò l’ipotesi di esentare dai giochi le imbarcazioni di lunghezza inferiore ai 12 metri.
Riusciranno ad accordarsi tutti su un’equa e sostenibile ripartizione delle risorse, in una prospettiva di lungo periodo? I pesci, come i nostri bambini, vi confidano. E se mai servisse un’ottima ragione in più: "La natura non ama il vuoto. Se noi peschiamo tutti i pesci, lasciamo un vuoto. Le meduse lo riempiono. From a fish to a jellyfish ocean: da un mare di pesci a un mare di meduse". (Ferdinando Zincone, docente di biologia marina all’Università del Salento, intervistato da Vittorio Zincone per l’inserto Sette del Corriere della Sera, 22.7.11). Fonte: IlFattoAlimentare.it a cura di Dario Dongo.

26 LUGLIO

TARTARUGA MARINA Caretta caretta CROCIFISSA
Una nuova storia di crudeltà inumana si è presentata ai nostri occhi: accorsi all’annuncio dell’avvistamento di una carcassa di tartaruga marina spiaggiata, noi volontari del Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone, ci siamo trovati davanti a una scena, vi assicuriamo, raccapricciante. Caretta caretta crocifissa
Un giovane esemplare di Caretta caretta, della lunghezza di 35 cm circa, giaceva esanime crocifisso su una struttura di legno appositamente costruita per elargire una morte lenta, da soffocamento, al povero animale.
Lo strumento di tortura era costituito da due assi di legno disposti a croce, sulle cui quattro estremità erano stati legati dei pezzi di polistirolo in modo che la struttura potesse galleggiare; per rifinire l’opera, inoltre, una vela che ha reso la rudimentale zattera in grado di navigare per chissà quante miglia. Complimenti!
La tartaruga era disposta ad arte sulla sua imbarcazione: legata a livello del collo e di una zampa a uno degli assi della croce attraverso una corda in nylon, talmente stretta da soffocarla e da lasciare dei segni evidenti dello strangolamento sulla sua pelle.
L’accuratezza con cui il lavoro di falegnameria è stato eseguito ci fa sorgere un dubbio: si tratta dello stupido gesto di qualche individuo dalla moralità pesantemente tarata, o piuttosto di un arcaico strumento di pesca?
In entrambi i casi, comunichiamo a chi ancora non lo sapesse che la tartaruga marina Caretta caretta è una specie inserita nella Lista Rossa dell’IUNC tra gli animali ad altissimo rischio di estinzione, e come tale è protetta sia a livello nazionale che internazionale da Decreti Ministeriali, Direttive Europee ed importanti Convenzioni, tra le quali la Convenzione per la Conservazione delle Specie Migratorie degli Animali Selvatici. Fonte testo e immagine: Naturalmente Brancaleone.

LA NUOVA CAMPAGNA AS DO MAR SUL TONNO
Ilfattoalimentare.it si è occupato spesso delle problematiche relative alla pesca sostenibile del tonno, una delle specie ittiche più sfruttate e a rischio. Tra l’altro, segnalando le campagne di Greenpeace che hanno messo in luce le aziende alimentari più corrette (poche, accanto a tante 'bocciate' sul piano ecologico), nella produzione della conserva più consumata al mondo. Tra queste As Do Mar, (Gruppo Generali Conserve, fatturato 2010: 123 milioni di euro; fatturato previsto 2011: 146 milioni di euro), leader del segmento premium e tra i primi attori del mercato del tonno.
Proprio in questi mesi l’azienda ha lanciato una innovativa campagna pubblicitaria firmata Tbwa\Italia: al centro del messaggio non ci sono solo le qualità organolettiche dei prodotti, ma il valore etico che Generale Conserve persegue da anni: il rispetto. Per il mare, la materia prima e i propri dipendenti. I protagonisti della campagna, un cartone animato prodotto in 3D, sono due operai - un uomo e una donna - di As do Mar che si fanno portavoce dell'azienda in cui lavorano per raccontarne i valori fondamentali.
Come spiega un comunicato dell’azienda, As do Mar lavora solo tonno adulto (tonno skipjack e tonno pinna gialla) - quindi di peso uguale o superiore ai 20 Kg - per assicurare la riproduzione degli esemplari e non utilizza specie in pericolo, come il tonno rosso, né acquista tonno proveniente da riserve marine o da zone destinate a diventarlo. Inoltre, la pesca avviene solo con imbarcazioni legalmente registrate e iscritte nel registro sanitario europeo, che utilizzano metodi selettivi, cioè che riducono il più possibile le prese accidentali di delfini, squali e altre specie protette.
Questa attenzione è valsa ai prodotti la certificazione di Friend of The Sea, l’organizzazione no-profit internazionale che promuove gli alimenti da pesca e acquacultura sostenibile. Friend of The Sea certifica solo prodotti provenienti da zone di mare non sovrasfruttate, la cui pesca prevede metodi selettivi e non dannosi per il fondo del mare. Oltre a questo, nello stabilimento di Olbia - che occupa circa 250 persone, quasi tutte donne - As do Mar lavora solo tonni interi. L’azienda ha ottenuto anche la certificazione SA 8000, perchè Generale Conserve risponde a specifici requisiti etico sociali e si impegna a garantire la tutela delle condizioni di lavoro per tutti coloro che operano all'interno del ciclo produttivo. Un ultima nota: lo stabilimento è alimentato al 100% da energia verde: un buon esempio di come si può coniugare qualità, impiego e rispetto per l'ambiente in Italia. Fonte: IlFattoAlimentare a cura di Mariateresa Truncellito.

UE E NORVEGIA: INCONTRO SULLA GESTIONE DEGLI STOCK DI SGOMBRI
Martedì 26 luglio l’Unione Europea e le industrie norvegesi del settore pelagico, si incontreranno con il commissario UE Mrs Damanaki e il Ministro norvegese della pesca Mrs Berg-Hansen, per fare il punto sulla situazione relativa allo stock di sgombri che esiste con le Isole Færøer e con l’Islanda, che continuano a saccheggiare le scorte.
Entrambe le nazioni effettuano una pesca dello sgombro virtualmente illimitata nelle proprie acque sulla base di enormi quote di sgombro autoctono. Entrambi i paesi agiscono completamente al di fuori del piano di gestione corrente per questo stock e fuori dalla consulenza scientifica del CIEM. Per l’industria ittica norvegese ed europea lo stock di sgombro è una linfa vitale, e la mancanza di misure efficaci da parte dell’UE e della Norvegia per portare entrambi i paesi al tavolo delle trattative con un atteggiamento più costruttivo, è dunque deludente. Fonte: Eurofishmarket.

25 LUGLIO

MAREA NERA IN CINA: 4.200 kM2 DI OLIO RICOPRONO LA SUPERFICIE MARINA
Quando avvenne il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, con la gigantesca marea nera che ha messo in ginocchio l’ambiente e l’economia locale, tutti gli occhi del mondo erano puntati sull’enorme pasticcio provocato dalla piattaforma della BP. Questo non poteva certamente consolare, ma può aver contribuito a diffondere la verità incontestabile della pericolosità per l’uomo e per l’ambiente di questo tipo di attività estrattive.
Non in tutto il mondo succede lo stesso. Negli scorsi giorni le notizie della piattaforma Penglai 19-3, proprietà dell’azienda statale cinese Cnooc e della statunitense ConocoPhillips, sono state puntualmente silenziate. Le due aziende avevano inizialmente smentito la fuoriuscita, salvo poi dichiarare che era tutto "sotto controllo".
Ora anche gli addomesticati media cinesi sono furiosi perché con il passare delle ore diventa evidente che il disastro non solo c’è stato, ma è ormai palese il tentativo delle due aziende di nascondere la verità. Secondo il China Daily, che ha duramente criticato la censura delle autorità, complici dei proprietari della piattaforma, una gigantesca macchia d’olio che si sviluppa su 4200 chilometri quadrati nel mare a nord della Cina si avvicina alla costa e le prime particelle essiccate di petrolio sono state ritrovate sulla spiaggia di Dongdaihe, nella provincia di Liaoning. Certamente più facile negare l’evidenza quando i media non vengono (o non vogliono essere) messi nella posizione di informare i cittadini. Fonte: Ecoblog.it.

DOPO LA MAREA NERA LA E.ON INVESTE IN SARDEGNA

La multinazionale da 93 miliardi di fatturato annuo dà seguito ad un accordo per ripristinare l'immagine del sassarese dopo lo sversamento di migliaia di litri di olio combustibile in mare a gennaio: 54mila euro di investimento nelle reti Mediaset, per realizzare un servizio sulle bellezze marine locali

I risarcimenti per i danni della 'marea nera' di Porto Torres?
Per ora non finiranno nelle casse della Regione Sardegna, ma solo in quelle di Publitalia ‘80 spa, la concessionaria pubblicitaria delle reti Mediaset. Per alcuni è solo un primo passo, per altri una beffa: “Il territorio avrà un ritorno in termini di immagine?”, si chiedono dal giornale locale Sassari Notizie. È ancora è presto per dirlo, ma “per ora a guadagnarci sarà Mediaset”. E’ il risultato della convenzione tra il Comune di Sassari e la multinazionale petrolifera E.On, che fattura miliardi ma per ora verserà solo 54mila euro per un servizio televisivo dedicato al territorio del Sassarese e alle sue risorse marine, per compensare il danno d’immagine all’apertura della stagione turistica. News integrale su IlFattoQuotidiano.

22 LUGLIO

SQUALO BIANCO FINISCE SUL PONTE DI UN'IMBARCAZIONE
Che gli squali saltino fuori dall’acqua è ormai un fatto noto, anche se parlare di un vero e proprio balzo è improprio; ma che potessero riuscire a coprire un dislivello di tre metri finendo sul ponte di una barca che ospitava ricercatori, nella zona proprio per studiarli da vicino non era mai successo.
L’episodio, pericoloso sia per gli occupanti dell’imbarcazione sia per l’animale, è avvenuto nei pressi della Seal Island in Sud Africa ed è del tutto inedito. Dopo oltre un’ora di attività dei ricercatori che osservavano alcuni squali nuotare attorno allo scafo, un esemplare di squalo bianco da 500 kg è letteralmente balzato fuori dall’acqua finendo sui contenitori delle esche e del carburante, rimanendo intrappolato sul ponte della nave. Un grande spavento per l’equipaggio che dopo essersi messo al sicuro si è reso conto che il vero pericolo lo stava correndo proprio lo squalo, rimasto privo della possibilità di respirare.
Sono state avviate le operazioni di soccorso, prima con l’ausilio di un’altra nave che avrebbe dovuto trainare in acqua lo squalo (il tentativo è fallito), poi con una gru che l’ha rimesso dolcemente a bagno mentre l’equipaggio cercava di mantenere l’idratazione delle branchie.
Lo squalo, che non si aspettava di finire sul ponte di una nave, era disorientato ed ha avuto bisogno ancora dell’aiuto dei ricercatori per poter riprendere il largo in sicurezza. Il suo era un tentativo di attacco alla nave? Improbabile, si sarebbe trattato di un incidente con lo squalo che avrebbe confuso l’ombra dello scafo per una preda, ma se la barca fosse stata più piccola si sarebbe certamente rovesciata. Bisogna sperare che non diventi un abitudine. Fonte: EcoBlog. Originale: The Guardian.

RIMANDATO L'ARRIVO A TAVOLA DEL SUPER SALMONE OGM
L'arrivo sulle tavole americane (e non solo) del primo animale geneticamente modificato per crescere molto più in fretta di quanto accada in natura, dato per imminente da settimane, potrebbe essere posticipato a data da destinarsi. Il supersalmone all'ormone della crescita, infatti, non è sterile come si è sempre affermato, ma riesce a riprodursi e a competere, sia pure da una posizione di svantaggio, con quelli selvatici.
La scoperta è stata fatta da Darek Moreau, biologo della Memorial University of Newfoundland, in Canada, che ha riprodotto in laboratorio condizioni molto simili a quelle naturali, e ha lasciato poi che diversi tipi di salmone cercassero di riprodursi.
Come ha spiegato il biologo su Evolutionary Applications, in natura esistono due tipi di salmoni: quelli più grandi, adulti, che tornano dalle migrazioni in mare aperto per riprodursi e che hanno un comportamento aggressivo, incentrato sulla predominanza fisica, e quelli più giovani, che cercano di assicurarsi la riproduzione con tecniche di mimetizzazione.
Ebbene: lasciati liberi insieme a salmoni maschi cui erano stati inseriti i geni dell'ormone della crescita, i primi due tipi hanno mostrato di prevalere nella competizione riproduttiva, ma gli ultimi sono riusciti comunque a portare a termine la fertilizzazione, anche se con un'efficienza nettamente inferiore.
L'esperimento, per ammissione dello stesso Moreau, si è verificato in condizioni controllate che, ovviamente, non possono tenere conto di tutte le variabili che si inseriscono in un contesto naturale. Ma è egualmente molto importante perché suggerisce che gli animali geneticamente modificati possono trasmettere il loro DNA, facendo saltare l'ecosistema e, almeno potenzialmente, dando vita a ibridi dalle caratteristiche oggi sconosciute.
Morerau ha effettuato i suoi esperimenti su animali maschi con modifiche genetiche identiche a quelle di Aquadvantage®, il supersalmone femmina ribattezzato frankensalmone dagli ambientalisti, prodotto dall'azienda AquaBounty.
In entrambi i casi sono stati inseriti geni di altre due specie di pesci che aumentano molto la produzione di ormone della crescita, rendendo possibile la piena maturazione in 16-18 mesi, contro i tre anni necessari in natura.
Al momento Aquadvantage® è al vaglio della Food and Drug Aministration, che sembrava propensa a in via libera, pur con alcune restrizioni, e che si era attirata per questo moltissime critiche, alle quali nel novembre scorso aveva dato voce anche Science.
Secondo i più scettici, infatti, i test condotti su Aquadavantage® e presentati all'ente regolatorio statunitense non conterrebbero dati sufficienti sulla salute umana, ma solo analisi dei profili nutrizionali (che sarebbero sovrapponibili a quelli del pesce wild), della concentrazione di tossine e di quella di allergeni.
Allo stesso modo, al momento nulla si saprebbe delle conseguenze di un allevamento massivo né sulle possibili patologie di animali che in genere sono più delicati rispetto alle specie selvatiche, così come non sarebbe ancora disponibile una seria valutazione dell'impatto ambientale che la pur accidentale liberazione di questi animali potrebbe avere sui branchi selvatici.
L'articolo voleva essere anche una risposta al rapporto della FDA pubblicato circa un anno fa, intitolato Environmental Assessment for AquAdvantage® Salmon, in cui era scritto: "La probabilità che il salmone GM esca dagli allevamenti è estremamente bassa" e "I salmoni in questione sono tutti femmine, triploidi che non possono riprodursi tra di loro o con animali selvatici o con salmoni fuggiti dagli allevamenti".
A quanto pare la realtà è diversa: i maschi (teoricamente non allevati da Aquabounty) possono riprodursi, e anche se l'azienza continua a dire che l'allevamento avverrebbe in condizioni più che controllate, gli incidenti non sono mai del tutto prevedibili ed evitabili.
Il commento più fulminante, fatto su Science un anno fa ma adattabile ai nuovi dati, è probabilmente quello di Jonathan Wiener e Thomas Perkins, docenti della Duke Law School: "Piuttosto che continuare a domandarsi se la porzione di salmone GM è equivalente a quella di salmone normale sotto il profilo nutrizionale, se l'abbassamento dei prezzi può apportare benefici e cose di questo tipo, la società deve chiedersi se la sua condizione, tutto considerato, migliora o peggiora con l'introduzione di questi prodotti".
Una sottolineatura che sembra un invito alla FDA a considerare tutti gli aspetti di una faccenda che è anche un'osservata speciale dalle Company Biotech di tutto il mondo, perché se il supersalmone venisse approvato sarebbe il primo caso e costituirebbe un importante precedente. Fonte: IlFattoAlimentare a cura di Agnese Codignola.

DUE TARTARUGHE IMPICCATE A PISA
Le due tartarughe d’acqua dolce di origine americana, rinvenute dalle Guardie Ambientali Volontarie della Provincia di Pisa, sono state trovate impiccate con la lenza dei pescatori in uno dei tre laghetti ex FIPS in località La Vettola (PI).
Gli animali erano stati verosimilmente tirati a riva dai pescatori che hanno poi messo in atto la tremenda sevizia, lasciandoli penzoloni con il cappio di nylon attorno al collo. Si tratta, secondo il WWF, di un vero e proprio atto di crudeltà e per tale motivo la notizia di reato contro ignoti è stata trasmessa alla Procura della Repubblica di Pisa. Violazione della legge sul maltrattamento di animali, il reato contestato.
Il luogo del rinvenimento, ovvero i laghetti ex FIPS, era fino a poco tempo addietro gestito proprio come luogo adibito alla pesca d’acqua dolce. Il proprietario ha poi chiuso l’attività e da allora, il luogo, è diventato punto di incontro di vari pescatori, tra cui molti cittadini rumeni.
"La provincia di Pisa – ha dichiarato a GeaPress Guido Nassi, Coordinatore Guardie WWF di Pisa – ha stampato un opuscolo multilingue con lo scopo di informare sugli adempimenti necessari per andare a pescare. La pesca illegale – ha concluso Nessi – continua, però, ad essere molto diffusa".
Le due tartarughe appartengono ad una specie originaria degli Stati Uniti. La Trachemys scripta scripta, importata dai commericanti di animali per rifornire una delle mode più disastrose, in termini di vite consumate tra le mura di casa, degli ultimi decenni. L’arrivo nei negozi di animali, della specie di testuggine ora rinvenuta nei laghetti in provincia di Pisa, fu successivo al divieto di importazione della cosiddetta tartarughina guance rosse. Quest’ultima, importata a milioni, venne infine interdetta alla vendita per problemi sanitari e di ordine protezionistico. I commericanti, però, la rimpiazzarono subito con altre specie.
Gli animali, una volta adulti, raggiungono però dimensioni ragguardevoli e per questo, in molti casi, finiscono gettate un pò ovunque. Dai laghetti delle ville cittadine, così come nei fiumi e laghi naturali. Ora anche la Trachemys scripta scripta, inizia a rinvenirsi negli ambienti naturali. Fonte: Geapress.

21 LUGLIO

IL GRAVE INQUINAMENTO DEI FIUMI DELLA CINA E IL LEGAME CON L'INDUSTRIA TESSILE
Greenpeace pubblica il report Dirty Laundry: Unravelling the corporate connections to industrial water pollution in China denunciando il problema dell'inquinamento dei fiumi cinesi causato dagli scarichi tossici dell'industria tessile. Evidenziato il legame commerciale fra i proprietari di due complessi industriali cinesi del tessile - lo Youngor Textile Complex e il Well Dyeing Factory Limited - di cui è stato esaminato l'impatto degli scarichi nei fiumi e marche sportive nazionali e internazionali, tra cui Abercrombie & Fitch, Adidas, Bauer Hockey, Calvin Klein, Converse, Cortefiel, H&M, Lacoste, Li Ning, Meters/bonwe, Nike, Phillips-Van Heusen Corporation (PVH Corp), Puma e Youngor. Leggi il rapporto sul sito di Greenpeace.

DODICI NUOVI VULCANI SOTTOMARINI N ANTARTIDE
I ricercatoti del British Antarctic Survey hanno scoperto 12 enormi vulcani sottomarini, la maggior parte dei quali attivi. Alcuni di loro superano i 3000 metri di altezza.
Per la ricerca sono state sono state utilizzate tecnologie avanzate sonar 3d. L’area nella quale sono stati individuati i vulcani - nei pressi delle South Sandwich Islands, in Antartide - appariva fino ad ora vuota, almeno sulle mappe ed ecco perché l’attenzione dei ricercatori si è incentrata su quei fondali marini. La ricerca effettuata dagli studiosi britannici è importante soprattutto perché permette di capire cosa succede quando i vulcani eruttano negli abissi e quale effettivamente sia il loro potenziale per creare seri pericoli come gli tsunami. Il paesaggio sottomarino esplorato dai ricercatori, d’altronde, è un habitat ricco di esseri viventi e permette di formulare nuove teorie sulla formazione della vita sulla terra. Fonte: Aqva.

APPELLO URGENTE DAL CAPITANO PAUL WATSON 21 Lug 2011
Vi scrivo dalla nave, a Lerwick, in Scozia: ho bisogno del vostro aiuto per liberare la nostra ammiraglia, la Steve Irwin.
Il pomeriggio di venerdì 15 luglio, la Steve Irwin è stata posta in stato di detenzione nelle Isole Shetland scozzesi a opera delle autorità giudiziarie britanniche a causa di una causa civile intentata contro di noi dalla Fish and Fish Limited, un'azienda maltese del settore della pesca. L'azienda chiede un indennizzo in relazione ai tonni rossi che abbiamo salvato dalle loro reti nel giugno 2010, pesci che noi riteniamo fossero stati catturati illegalmente dopo che la stagione era stata chiusa.
VAI AL SITO DI SEA SHEPHERD CONSERVATION SOCIETY

20 LUGLIO

VAMPA D'AGOSTO
Chiunque abbia visto The day after tomorrow sa cosa succede se il gas serra si accumula: il clima cambia. Non a tutti questo piace, così la biodiversità decresce rapidamente (e questo vale sia per gli ecosistemi che per l’uomo). Come si calcola il rischio di estinzione che ne deriva? Normalmente sulla base di valutazioni ecologiche o demografiche: niente evoluzione! Eppure è chiaro che se una specie deve sopravvivere, bisogna che si adatti ai cambiamenti. Cosa c’è di più profondamente evolutivo?
L’idea di un gruppo di ricercatori americani e canadesi è stata quindi quella di integrare gli approcci. Hanno così sviluppato un modello per capire che risposte evolutive potrebbe dare ai cambiamenti climatici il salmone. Che altro animale potevano studiare, i canadesi? I risultati di questo interessante studio sono stati pubblicati su PLoS ONE.
A questo punto, a chi non è venuta in mente l’immagine dell’orso che pesca il salmone salterino che risale il flusso del fiume? Proprio di questo stiamo parlando! Potrete capire quindi come la temperatura e le condizioni di flusso del corso d’acqua siano fondamentali per questo pesce. Parlando un po’ più scientificamente, i salmoni sono organismi ectotermi, anadromi e semelpari. Traduco: soffrono molto dei cambiamenti di temperatura dell’acqua e la loro fitness (il successo riproduttivo) dipende interamente da una singola stagione di deposizione, che a sua volta dipende dall’abilità del salmone di migrare con successo dall’oceano ai siti a monte. Così, molte popolazioni di salmone canadese e statunitense sono a rischio o sono già estinte, soprattutto dove l’impatto dell’uomo è stato maggiore.
Ora scordatevi il film. Qui non parliamo di congelamento del fiume e di salmoni che tirano 'musate' sul ghiaccio. Al contrario, nelle dolci acque del Fraser River le temperature medie estive sono salite di ben 1.5 °C dal 1950! Cosa fanno quindi i salmoni per non finire bolliti? Anticipano il momento della migrazione: una partenza intelligente! Tanto più che la scelta è ereditabile. Normalmente la deposizione delle uova avviene da Luglio a Dicembre, a seconda della popolazione coinvolta. Un innalzamento della temperatura potrebbe selezionare i salmoni che partono (e arrivano) prima, così da evitare la calura estiva (massima nel mese di Agosto). È chiaro però che esiste un limite: ogni selezione determina una certa mortalità. Se troppi salmoni bollono, addio popolazione!
Una situazione simile è stata già osservata in Nuova Zelanda, dove il salmone ha via via anticipato il proprio ingresso nel fiume Columbia, al ritmo di circa 6 giorni in 11 generazioni! Neanche a dirlo anche lì il fiume è in ebollizione! Secondo i ricercatori succederà lo stesso ai salmoni canadesi, che migreranno in anticipo di 7 - 14 giorni entro il 2100. Nella simulazione condotta, infatti, i tassi di evoluzione accelerano man mano che le temperature crescono perché via via un numero sempre maggiore di individui è sottoposto a stress. La differenza per i salmoni starà proprio nella loro capacità di evolvere! Ce la farà il nostro saporitissimo salmone a salvarsi? Ci sembra quasi di riuscire a leggere nei suoi pensieri: Dopo l’orso anche il caldo! Fonte: PIkaia a cura di Ilaria Panzeri.

19 LUGLIO

LEGA PESCA SOLLECITA CHIARIMENTI SUL FERMO E CONDANNA LA PESCA ILLEGALE. CHIEDE REGOLE CERTE, IMPEGNI SOLIDI E MARCIA SICURA
Si è svolta oggi la Direzione Nazionale di Lega Pesca che, dopo un bilancio di questo primo semestre di attività, si è soffermata sugli ultimi eventi come il fermo pesca. La Direzione Nazionale ne ha approvato l’impianto generale, ma ha espresso forte critica, se la notizia dovesse corrispondere al vero, che possa essere preclusa alle Regioni qualsiasi possibilità, pur nei giorni già stabiliti, di anticipare e/o posticipare la data di inizio dell’arresto temporaneo in maniera sostitutiva rispetto al periodo previsto dal relativo decreto, così come aveva deliberato la Commissione Consultiva per la Pesca e l’Acquacoltura riunitasi lo scorso 14 luglio. La Direzione Nazionale di Lega Pesca chiede che venga fatta chiarezza anche per evitare che il risultato acquisito venga sottoposto a forzature e critiche di fronte ad un fermo 2011 fatto con grande intelligenza e lungimiranza. È stata, inoltre, espressa preoccupazione per le nuove scadenze sulle quali Lega Pesca ha riaffermato la propria disponibilità al confronto, soprattutto per quanto riguarda la Legge Delega e la Programmazione Nazionale triennale di settore sulla quale è già stato accumulato qualche ritardo e qualche taglio alla dotazione finanziaria. La Direzione Nazionale ha poi analizzato la recente riforma della Politica Comune della Pesca (PCP) evidenziando che aumentano le occasioni di confronto con Bruxelles, ma diminuisce la capacità di ascolto delle legittime istanze. Si è poi soffermata sulla situazione generale sollecitando una guida ed una direzione politica per dare una risposta all’emergenza con interventi straordinari, regole certe, impegni solidi e marcia sicura.
In un contesto così poco rassicurante, la Direzione Nazionale non ha sottovalutato la questione dell’immagine del settore legata anche all’attacco mediatico (????) all’assassino del mare della trasmissione Annozero, preceduta dai servizi di Report, che hanno sferrato un attacco senza pari all’immagine del settore. Quello della pesca illegale è un fenomeno che esiste, così come quello del sovrasfruttamento delle risorse, che ne è un agente patogeno, ma è stato ribadito che si tratta di realtà ascrivibili alla sfera della devianza che occorre emarginare continuando a perseguire gli obiettivi della pesca razionale e compatibile con la politica ambientale ed il rispetto delle regole e della trasparenza. È stato ribadito con forza che coloro che trasgrediscono, che fanno i furbi e non rispettano le regole vanno condannati senza esitazioni. Qualsiasi forma di aiuto a chi mette in pratica attività che procurano singoli vantaggi a discapito del bene comune è stata ritenuta ingiusta e diseducativa. Ingiusta perché si premiano i disonesti a danno degli onesti. Diseducativa perché sollecita a perseverare nell’aggiramento delle regole alimentando il malcostume ed il malaffare.
La Direzione Nazionale di Lega Pesca ha condiviso di stimolare le Istituzioni ad una riflessione a tutto tondo, chiedendo che venga finalizzato uno spazio straordinario e particolare nel Piano di comunicazione del MIPAAF, perché non vengano ignorate le ragioni che hanno fatto scattare reportage partigiani con il supporto di un campione non rappresentativo della realtà della filiera ittica: un obiettivo prismatico per crivellare l’anello debole di una economia in crisi. La Direzione ha chiesto un confronto con Gabanelli e Santoro più pacato e sereno, anche per sostenere chi lavora e pratica una pesca compatibile all’insegna della trasparenza, della legalità e del rispetto delle regole. Fonte: LegaPesca.
[Noi di biologiamarina.eu continueremo a pubblicare volentieri le news di Lega Pesca e Federcoopesca, sia per venir meno alle accuse di censura del passato - peraltro, mai attuata da biologiamarina.eu - sia perchè riteniamo importante dar voce a tutti e ad ogni aspetto del mondo marino, compresi coloro che dovrebbero rappresentare gli interessi dei pescatori. Sottolineamo, tuttavia, ancora una volta, la scarsa propensione all'apertura e alla gestione scientifica del patrimonio ittico proprio da chi, per primo, ha e dovrebbe avere interesse a salvaguardare i pescatori e le loro famiglie; sono proprio i pescatori, almeno una parte di essi, che hanno denunciato l'illegalità e la mancanza di misure di prevenzione e tutela del patrimonio, per cui certi 'attacchi' mediatici - definiti tali da Lega Pesca - sono solo il frutto di una diffusa malagestione che per anni è stata perpetuata nell'assoluta indifferenza].

NEL MARE DI CALA TRAMONTANA UN TESORETTO DI 600 MONETE
Il mare che circonda l'isola di Pantelleria da sempre regala tesori di inestimabile bellezza. Tesori che risalgono ad epoche lontane. Un altro di questi tesori nascosti è venuto alla luce in questi giorni. Si tratta di un "tesoretto" di circa 600 monete bronzee del terzo secolo avanti Cristo. Il ritrovamento è il primo concreto risultato delle indagini archeologiche subacquee per la valorizzazione di siti sommersi nelle acque di Cala Tramontana a Pantelleria iniziate alcuni giorni fa.
Le monete recano una testa di donna con lo sguardo rivolto verso sinistra, l'acconciatura, che mostra alcune varianti, è sostenuta da una corona di grano. La figura è identificabile con la dea Tanit. Nel rovescio c'è invece una testa di cavallo che guarda a destra, elemento che potrebbe essere determinante per l'attribuzione della zecca.
"Ad una prima analisi - dice Pier Giorgio Spanu, docente dell'Università di Sassari - le monete sembrano infatti di epoca sardo-punica e siculo-punica. Si tratta di conii compresi entro un ambito cronologico tra il 300 e il 264 a.C., anche se la circolazione di tali monete è proseguita fino alla fine del terzo secolo a.C.".
"Il ritrovamento - spiega il Soprintendente per i Beni culturali di Trapani, Sebastiano Tusa - rappresenta una conferma dell'importante ruolo economico che Pantelleria ebbe in epoca punico-ellenistica come meta di scambi commerciali dalla Sicilia verso l'Africa, e viceversa, e anche come luogo di produzione agricola. Il tesoretto di monete doveva essere originariamente riposto all'interno di un sacchetto o in un altro contenitore in materiale deperibile da cui le monete potrebbero essere fuoriuscite. In ogni caso il prosieguo dello scavo potra' chiarire meglio la loro contestualizzazione".
La cronologia delle monete si accorda con la datazione del materiale anforario presente nella cala, in particolare anfore greco-italiche e anfore cartaginesi che sembrano riportare ad un orizzonte cronologico della seconda meta' del III secolo a.C. anche se tali materiali potrebbero riferirsi non necessariamente ad un'imbarcazione naufragata, ma a diversi processi formativi del contesto (ad esempio un'operazione di alleggerimento dell’imbarcazione), la presenza del tesoretto lascia invece ben sperare circa la possibile esistenza di un relitto.
"Durante le prime ricognizioni - spiega Leonardo Abelli, direttore scientifico del progetto - il subacqueo Francesco Spaggiari ha individuato un'area che presentava una piccola dispersione superficiale di monete bronzee. L'approfondimento delle indagini ha permesso di riportare alla luce un tesoretto costituito da circa 600 monete". News integrale su TrapaniCronaca.

18 LUGLIO

AZIONE LEGALE CONTRO SEA SHEPHERD DA PARTE DI FISH AND FISH
Le campagne della Sea Shepherd Conservation Society sono spesso imprevedibili e devono sempre essere studiate tenendo conto di ostacoli, intralci, imboscate e colpi a tradimento sferrati alla cieca. Proprio nel momento in cui ci si accingeva a salpare da Lerwick, nelle Isole Shetland, per lanciare la campagna Operazione Ferocious Isles contro il massacro illegale dei delfini globicefali, due funzionari giudiziali del tribunale di Aberdeen si sono recati alla nave di Sea Shepherd, Steve Irwin. I funzionari hanno notificato a Sea Shepherd un avviso di detenzione perché Fish & Fish, una società maltese di pesca, ha intentato una causa civile presso quel tribunale inglese, muovendo a Sea Shepherd l'accusa non dimostrata di aver danneggiato dei beni che la società sostiene siano di sua proprietà. Fish & Fish si riferisce, nello specifico, a danni che, secondo quanto da loro affermato ma non dimostrato, sarebbero stati inflitti da parte di Sea Shepherd a delle attrezzature per la pesca al tonno rosso nel Mediterraneo nel 2010.
Sea Shepherd non è particolarmente preoccupata riguardo a questo contenzioso, in quanto le loro azioni contro le attività illegali di pesca vengono intraprese soltanto dopo aver ottenuto prove sufficienti per dimostrare che l'obiettivo sta agendo illegalmente. L'Associazione ritiene di avere prove di tale tipo contro la Fish & Fish e si difenderà su tale base nel corso della causa. In ogni caso, non dimentichiamo che ci sono molti motivi per cui si può intentare una causa. Quanto accaduto potrebbe essere basato sul desiderio di ottenere un risarcimento economico, o semplicemente perché le azioni di Sea Shepherd hanno avuto grande successo nel portare l'attenzione sull'illegalità di attività che traggono profitto dalla distruzione del tonno rosso, e qualcuno vuole interferire con le attività dell'Associazione. Sia in un caso sia nell'altro, Sea Shepherd è sicura di avere buone basi per difendersi nell'ambito di questa causa.
Nel frattempo, un mandato il cui scopo era porre la nave in stato di detenzione è stato convenientemente notificato alle h. 16.30 alla vigilia della partenza per le Isole Faer Oer, dove la nave avrebbe protetto i delfini globicefali dal massacro. Sea Shepherd è in grado di inviare, come previsto, la Brigitte Bardot, ma la Steve Irwin subirà un ritardo fino a che potrà essere pagata la cauzione.
La sezione legale sta attualmente lavorando perché questo avvenga. In qualunque campagna, Sea Shepherd deve dimostrarsi flessibile e pronta a gestire gli imprevisti. Questo attacco legale da parte del settore della pesca al tonno rosso causerà un ritardo ma sicuramente non dissuaderà l'Associazione, né le impedirà di difendere i cetacei quest'estate. L'Operazione Ferocious Isles inizierà come da programma con la partenza della Brigitte Bardot in data 16 giugno da Lerwick, nelle Isole Shetland scozzesi. Fonte: Sea Shepherd Italia.

16 LUGLIO

FERMO PESCA: CAMBIANO LE REGOLE
Dopo aver raschiato il fondo del barile per decenni, cambiano le regole del fermo pesca.
Il Movimento Cooperativo ha espresso, in Commissione Consultiva Centrale, parere favorevole ai due decreti attuativi – uno gestionale e l’altro economico- che delineano le modalità per il fermo pesca 2011. Una scelta - sostengono i presidenti Giampaolo Buonfiglio (AGCI Agrital), Massimo Coccia (Federcoopesca-Confcooperative) e Ettore Ianì (Lega Pesca) - che nasce dal "senso di responsabilità, visto il momento delicato che attraversa l’economia ittica, e la necessità di una corretta gestione delle risorse. Una delicata operazione di sintesi, con quelle che sono le esigenze della nostra base associativa, resa possibile grazie ad una adeguata copertura finanziaria per gli armatori, prevista in Manovra".
Le risorse per il personale imbarcato - precisano le associazioni - arriveranno dalla Cigs. I decreti approvati oggi consentiranno di attuare in Adriatico un fermo di 60 giorni continuativi - 45 lavorativi - con la possibilità di prolungare su decisione delle singole Regioni questo periodo, facendolo partire prima o continuando dopo, rispetto alle date fissate dall’Amministrazione.
Il calendario prevede, per le imbarcazioni di strascico e volante, una interruzione obbligatoria dell’attività: dal 1 agosto al 30 settembre, nei compartimenti da Trieste a Bari e dal 30 settembre al 29 ottobre da Brindisi a Imperia. Per Sardegna e Sicilia l’interruzione avrà durata da trenta e sessanta giorni, che verrà decisa a livello regionale. Per le 8 settimane successive all’interruzione temporanea della pesca, da Trieste a Bari il prelievo con sistemi strascico e volante sarà vietato il venerdì e in un altro giorno feriale deciso dall’armatore. In pratica si potrà pescare tre giorni su cinque. A monitorare gli effetti sugli stock di questa inattività prolungata, ci penserà la ricerca scientifica. Nel corso della Commissione è stata annunciata, anche, l’istituzione, a partire da settembre, di appositi tavoli di lavori per i comitati dei piani di gestione.

15 LUGLIO

La riproduzione delle anguille, che normalmente avviene solo nel Mar dei Sargassi, si può ottenere anche in vasca. Lo ha dimostrato la ricerca avviata a Cesenatico per ripopolare l´Adriatico di un pesce minacciato da inquinamento e pesca eccessiva. È questo il tema affrontato questa settimana da Vista da Vicino, il magazine televisivo della Giunta Regionale in onda questa settimana nel circuito delle emittenti televisive locali. La trasmissione ha acceso i riflettori sul Centro Ricerche Marine di Cesenatico, dove i ricercatori hanno ottenuto e documentato in diretta una produzione naturale di uova in vasca, conquista che se seguita da analoghi risultati sul tema dello svezzamento delle piccole anguille, potrebbe dare al mercato la possibilità di "coltivare" questi pesci a scopo industriale.
Nella trasmissione la viva voce dei protagonisti, con i ricercatori direttamente intervistati tra le vasche mentre l´esperimento finanziato dalla Regione dava i propri sorpendenti frutti, un viaggio sul laboratorio a bordo della motonave Daphne II per il rilascio di anguille dotate di chip per mapparne gli spostamenti e il punto sul tema dell´assessore all´Economia Ittica della Regione Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni. Fonte: Arpa Emilia Romagna.

PESCA SOSTENIBILE: MCDONALD'S E WAL MART CERTIFICATE MSC, VERE ECO LABEL?
La sostenibilità della pesca è un passaggio fondamentale per garantire che non solo le imprese di trasformazione e i loro utenti, ma anche i produttori possano agire nel rispetto dell’ambiente e dei diritti umani fondamentali, oltre a ricevere equi compensi per le loro attività e sostegno alle comunità disagiate. Ecco le iniziative su questo fronte di alcuni colossi americani, Mc Donald’s e Wal Mart in testa.
McDonald’s, la prima catena di fast-food al mondo, ha annunciato il 9 giugno di aver raggiunto un accordo con Marine Stewardship Council (MSC) per certificare la sostenibilità della cattura dei pesci che serviranno per farcire i 100 milioni di panini venduti ogni anno nei 7.000 ristoranti in 39 paesi europei. Da ottobre, la eco-label di MSC comparirà sugli involucri di tutti i Filet-o-Fish sandwiches europei. Questa iniziativa, stimolata dalle vivaci critiche delle associazioni ambientaliste, si inserisce in un percorso più ampio che comprende l’utilizzo di caffè certificato da Rainforest Alliance e altri programmi diretti all’agricoltura sostenibile.
Perché solo in Europa? È presto detto: i consumatori del nostro continente sono più sensibili ai temi ambientali rispetto a quelli americani. I quali, per esempio, accettano senza problemi l’impiego di materie prime vegetali derivate da Ogm. L’iniziativa merita in ogni caso apprezzamento, secondo Xavier Pastor della ong Oceana, considerato il suo grande impatto non solo in termini quantitativi ma anche di sensibilizzazione dei consumatori verso un approccio ecologico alle riserve ittiche. Wal-Mart Stores, leader globale nella grande distribuzione, ha a sua volta annunciato il proposito di ottenere da tutti i fornitori di prodotti ittici nei negozi Wal-Mart e Sam’s Club i certificati di sostenibilità MSC o di organizzazioni equivalenti per l’acquacoltura. Le pescherie non ancora certificate dovranno organizzarsi per diventarlo e aggiornare Wal Mart ogni due anni sullo stato dell’arte. Kroger, Costco e Supervalu, altri big retailers americani, hanno a loro volta adottato il programma di Marine Stewardship Council in queste ultime settimane.
A ben vedere Wal-Mart aveva annunciato il piano 100% forniture ittiche certificate già a inizio 2006 e avrebbe a oggi raggiunto il 55%, a quanto si legge nel suo ultimo Global Sustainability Report. In più, senza tradire il proverbiale ottimismo yankee, dichiara di poter completare l’opera entro la fine di quest’anno. Questi giganti economici avrebbero insomma realizzato che l’eco-sistema marino è destinato a una rapida estinzione se non ne regola lo sfruttamento, e avrebbero deciso di promuovere un deciso cambio di rotta. Ma l’altrettanto proverbiale realismo mediterraneo ci induce a esprimere cautela.
Innanzitutto verso MSC, che negli ultimi mesi ha subito non poche critiche di autorevoli enti e accademie per avere concesso qualche eco-label di troppo. A discapito degli stock ittici di cui si pretendeva attestare la tutela. Attenzione anche alle promesse dei colossi della distribuzione, che dovranno venire seguite da fatti e non da altre parole. Aspettiamo di vedere i risultati concreti. Fonte: IlFattoAlimentare.

MARE NOSTRUM SEMPRE PIU CALDO
Le acque di profondità del bacino nord occidentale del Mediterraneo si stanno riscaldando e diventano più salate. È quanto emerge dalle osservazioni dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di La Spezia. La tendenza, già apprezzabile a partire dagli anni '50, ha subito dal 2005 un'improvvisa accelerazione, destando interesse e preoccupazione per le possibili conseguenze sugli equilibri delicati delle nostre acque e di quelle oceaniche.
"Il Mare Nostrum è semichiuso, reagisce in fretta ai cambiamenti e rappresenta un ‘laboratorio' ideale per gli studi climatici", spiega Katrin Schroeder dell'Ismar-Cnr. "Essendo poi in comunicazione con l'Oceano, le sue trasformazioni possono interessare anche bacini distanti e più vasti. Un esempio? Un maggiore apporto di sale e di calore dal Mediterraneo verso l'Atlantico potrebbe, ipoteticamente, interagire con la circolazione termoalina oceanica e con i meccanismi che mantengono in moto la corrente del Golfo. Lo Stretto di Gibilterra, infatti, pur avendo una profondità relativamente ridotta (circa 300 metri), permette una parziale fuoriuscita delle acque profonde mediterranee".
La circolazione termoalina è originata dalla diversa densità delle acque di superficie rispetto a quelle sottostanti e garantisce la ventilazione e il ricambio degli strati profondi. "Il Mediterraneo è uno dei pochi posti al mondo dove avviene la convezione termoalina di grandi masse d'acqua", continua Schroeder. "L'acqua densa che si produce nel Golfo del Leone, nel Mar Ligure e nel bacino catalano per effetto dei venti freddi e secchi che soffiano in inverno, sprofonda e si espande, insinuandosi sotto altri strati, innescando un processo di circolazione verticale e orizzontale delle acque, essenziale per la vita".
Grazie al processo di formazione di acque dense, il Mediterraneo è anche un grande polmone per la C02 antropogenica. "Le acque superficiali ricche di C02, quando sprofondano sequestrano grandi quantità di questo gas serra e, visto il recente verificarsi di eventi di formazione particolarmente intensi, il Mediterraneo occidentale sembra essere molto efficiente da tale punto di vista".
Conclude Katrin Schroeder: "Per il momento, le variazioni che abbiamo rilevato nel corso delle campagne a bordo della nave oceanografica Urania, pur significative nella tendenza, sono ancora minime: in 4 anni la salinità registrata è aumentata di 0.024, mentre la temperatura di 0.042 °C. Sebbene possano sembrare valori infinitesimi, sono 4 - 7 volte più rapidi dei trend riportati dagli studi precedenti".
Il rapido aumento di temperatura e di salinità degli strati profondi sembra essere causato in parte dalla generale diminuzione delle precipitazioni e in parte all'aumento dell'evaporazione che sta interessando l'intero bacino. I risultati della ricerca dell'Ismar-Cnr sono stati presentati alla 39° Conferenza Ciesm 2010, che si è tenuta a Venezia con la partecipazione di circa 1.000 ricercatori di 40 paesi diversi. Fonte: Almanacco della Scienza [Katrin Schroeder , Istituto di Scienze Marine].

14 LUGLIO

IL GIAPPONE E LE ACCUSE DI CORRUZIONE ALL'IWC
Proprio come lo scorso anno, la delegazione dei balenieri giapponesi ha presentato un elaborato spettacolo in PowerPoint ai delegati dell' International Whaling Commission (IWC) (o Commissione Internazionale sulla Caccia alla Balena, n.d.t.).
Si intitolava "Sicurezza in mare". Naturalmente il Giappone dovrebbe preoccuparsi molto della sicurezza in mare, se si pensa che, nel corso degli anni in cui le loro flotte che agiscono illegalmente hanno operato nell'Oceano Antartico, hanno registrato tre decessi, numerose lesioni, una fuoriuscita di carburante e due incendi di proporzioni catastrofiche. Ad ogni modo, questa presentazione in PowerPoint aveva il solo scopo di mostrare riprese tratte dalla serie televisiva di Sea Shepherd e immagini girate dalle loro telecamere, e parlava degli interventi di Sea Shepherd contro le loro attività illegali di caccia alla balena. Lo spettacolo prevedeva anche l'audio, composto da affermazioni tra le quali quella che recita: "Mayday, Godzilla ci sta attaccando, Godzilla ci sta attaccando".
News integrale sul sito della Sea Shepherd Conservation Society.

ALGHE TOSSICHE ANCHE IN LIGURIA
L’ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Ligure) afferma che la presenza dell’alga tossica Ostreopsis ovata non è da attribuire all’inquinamento microbiologico ed è riscontrata in quasi tutto il Mediterraneo. L’ARPAL sta monitorando la costa ligure, suddividendola in tredici fasce, e rilasciando ogni settimana un bollettino (in base anche alle condizioni meteo-marine) sul potenziale rischio, consultabile sul sito www.arpal.gov.it alla voce Balneazione, assieme ad altre interessanti informazioni sull’alga. Nella stessa sezione del sito, tra l’altro, è aggiornata il tempo reale la situazione della balneazione delle acque e della loro conformità o non conformità in tutti i 406 punti monitorati. La situazione attuale della balneazione in Liguria è la seguente: partendo da Imperia – 102 punti conformi su 102 -, passando per Savona (98 punti conformi), Albenga (17), Genova (113) per arrivare a La Spezia (84 punti conformi). Fonte: Aqva.

VIA LIBERA ALLA RIFORMA EUROPEA DELLA PESCA
La Commissione Europea ha dato il via libera alla Riforma Comune della Pesca (PCP), che è stata presentata ieri dalla Commissaria Maria Damanaki, il cui obiettivo è quello di riportare gli stock ittici a valori accettabili. Attualmente 3 stock ittici u 4 sono in situazione di forte criticità: l'83% nel Mediterraneo e il 63% degli stock dell'Atlantico.
"È necessario - ha detto la Damanaki - agire ora per avere tutti i nostri stock ittici di nuovo in uno stato di salute. È necessrio preservarli per le generazioni presenti e future".
Intanto il WWF chiede al Parlamento Europeo e agli Stati Membri di prendere a questo punto il "toro per le corna". La riforma non è ambiziosa come si pensava e ciò richiede da parte di tutti gli attori in gioco uno sforzo preciso e costante se vogliamo che si instauri a partire dal 2013 una gestione della pesca sostenibile.
"Cresce la preoccupazione tra la società civile, l’imprenditoria di settore e i consumatori per la gestione fallimentare della pesca in Europa degli anni passati. La Politica Comunitaria della Pesca viene riformata ogni dieci anni. È questa un'occasione unica per affrontare con serietà un processo di riforma che ristabilisca una logica nel come si pesca, che permetta il recupero degli stock e che riporti fiducia ed opportunità in un settore economico disastrato" dichiara Marco Costantini, responsabile del Programma Mare del WWF Italia. "Sebbene ci sia qualche elemento positivo, troppo poco si è fatto per promuovere un radicale cambiamento. È ora il tutto passa in mano al Parlamento Europeo e agli Stati Membri, a cui si chiede un atto di responsabilità, coerenza e coscienza" continua Costantini.
In effetti, la proposta odierna sottolinea la necessità di portare gli stock ittici a livelli di pesca sostenibile in accordo a criteri scientifici specifici, ma manca completamente di chiari e precisi meccanismi e calendari per ottenere quanto auspicato. Manca, quindi, il come e il quando otterremo una pesca sostenibile in Europa.

Intanto è stata aperta anche una petizione (vedi anche qui sotto)

La proposta della Commissione allo stato attuale non è ritenuta sufficientemente ambiziosa per risolvere il problema pesca. Nelle acque europee, di fatto, il 70% degli stock ittici sono sovrasfruttati. Si pescano più pesci di quanti ne nascono. Specie simbolo come il tonno rosso del Mediterraneo o il baccalà dell'Atlantico sono stati enormemente sfruttati per decenni. L'Europa ha purtroppo sempre mal gestito la pesca. Abbiamo, quindi, bisogno di una vera e' propria riforma radicale e coraggiosa della  Politica Comunitaria della Pesca.
Per questo, in concomitanza con il lancio della proposta di riforma della Politica Comunitaria della Pesca  proposta dalla Commissione Europea, il WWF ha lanciato una petizione indirizzata al Presidente e ai Membri del Parlamento Europeo: FIRMA ORA.

Va anche detto, che la proposta della Commissione Europea è carente, ad avviso del WWF, di una chiara visione per ridurre quello che è il problema centrale della pesca in Europa, la cosiddetta overcapacity: abbiamo troppe barche per troppi pochi pesci. Mette al bando in maniera inefficace i "rigetti a mare", l’insulsa pratica di rigettare in mare specie commestibili ma di scarso valore commerciale assieme alla biodiversità distrutta dalle reti, non commestibile e non commercializzabile. È poi carente nel rispondere alle aspettative degli attori in gioco che chiedono una maggiore regionalizzazione e una cogestione nel settore. Inoltre, pare che l’Europa non voglia assumersi quel ruolo di leader che potrebbe avere, per responsabilità e cultura, nell’arena della gestione della pesca in ambito internazionale.

Il resto dell'articolo è disponibile alla pagina del WWF.

13 LUGLIO

RIMINI, BANDIERA BLU, CONTINUA A SCARICARE LE FOGNATURE IN MARE
Qualche giorno fa, come riportato dai quotidiani locali, alcuni bagnanti di Gabicce Mare, hanno segnalato un forte odore nauseabondo proveniente dalla spiaggia in prossimità della zona portuale. Dopo alcune verifiche, che hanno escluso problemi in zona, l'acqua maleodorante è stata associata alle fognature di Rimini che, come è risaputo, ogniqualvolta cade qualche goccia di pioggia, accade che i 'famosi' scolmatori (sfioratori di piena) vengono immediatamente aperti per far defluire l'eccessiva quantità di acqua. Se poi durante il temporale il mare è in tempesta tanto meglio, nessuno effettuerà dei campionameti in condizioni meteorologiche avverse (questa prassi è tipica ed attuata da quasi tutti i comuni che si affacciano lungo l'Adriatico).
"L’apertura degli sfioratori di piena avviene a seguito di una pioggia consistente: in quel caso la bandierina resta rossa per 48 ore - racconta Mauro Stambazzi dell' Arpa - ma indichiamo anche una volta al mese, il divieto anche in seguito al periodico campionamento dell’acqua".
Rimini sta cercando da molti anni di risolvere il problema della depurazione, tuttavia sino ad ora i tentativi per risolvere il problema alla radice sono risultati vani, soprattutto per 'motivi economici'.
Ricordiamo che vi è già una legge chiara ma che non viene rispettata in tutti i suoi punti. Il quadro normativo in materia di acque di balneazione è regolamentato dalla Direttiva 2006/7/CE, recepita dal Decreto Legislativo 116/2008, a sua volta seguito dal Decreto Attuativo DM. 30 marzo 2010. Una normativa che Stambazzi di Arpa definisce "una vera e propria rivoluzione copernicana che ha cambiato completamente il sistema di monitoraggio e classificazione delle acqua balneari, rispetto al protocollo che si seguiva da 30 anni a questa parte".
A questa efficiente produzione normativa corrisponde un’informazione in spiaggia del tutto carente. Da quest’anno il Comune di Rimini ha incaricato il gruppo Hera di apporre i cartelli in spiaggia, dopo le piogge. Hera li affigge dandone comunicazione ad Arpa e alla Polizia Municipale.
"La situazione è drammatica" ammette Sara Visintin, Assessore all’Ambiente di palazzo Garampi. "L’informazione sulla fascia di non balneazione, messa 150 metri prima e dopo i punti di scarico, è insufficiente. Avvieremo un tavolo di confronto con i bagnini, Arpa, Hera, l’associazione Basta m[...] in mare, per inserire le informazioni all’accesso dei bagni in modo che si sappia la mattina, accedendo alla spiaggia, se la balneazione è consentita. I cartelli sulla qualità delle acque dovranno essere in più lingue e, se si trovasse un accordo coi bagnini, potrebbero anche essere standard e quindi tirati fuori ogniqualvolta che si presenta il problema. Purtroppo non credo che i bagnini (cioè i gestori degli stabilimenti ndr) la prenderanno bene".
Intanto sulle spiagge regna il rammarico e nello stesso tempo la consapevolezza che ergere barricate non servirà a nessuno. Giorgio Mussoni, presidente del sindacato operatori balneari Oasi Confartigianato, analizza "una situazione che va avanti immutata da troppo tempo. A Rimini è stata scelta la destagionalizzazione. I responsabili se ne devono fare carico: se si vuole fare il palas, il teatro e altre opere che non guardano al turismo balneare, non si possono avere i soldi anche per il sistema fognario. L’establishment che ha governato fino a ieri sarebbe stato meglio che ci avesse ascoltato quando dicevamo che la priorità era rimettere a posto il sistema fognario. Mentre Bellaria, Cesenatico, Cattolica hanno sdoppiato la loro rete di scarico, Rimini ha continuato a dire che bastavano le vasche di prima pioggia e il risultato si vede". Fonte: FQ Emilia Romagna [modificato]. Vedi anche Il Resto del Carlino.

MORIA DI VONGOLE IN ADRIATICO: LE POSSIBILI CAUSE? LE ACQUE DEL FIUME PO
Questa notizia è passata in sordina, ma mesi fa, dopo le abbondanti piogge primaverili, una moria di vongole ha interessato tutta la zona a sud del delta del Po sino al compartimento marittimo di Rimini; per la precisione i banchi di vongole sono scomparsi sino a Cattolica, mentre, sembra, godono di buona salute quelli antistanti le acque della provincia di Pesaro.
Le cause della moria ufficialmente non sono note e pochi, per la verità, hanno indagato, ma da decenni tali morie sono sempre state associate alle piene del fiume Po, il grande malato, il cui plume raggiunge, con le abbondanti piogge autunnali e primaverili, i confini tra Romagna e Marche. "Continuano a raccontarci - afferma F. S., pescatore da 40 anni - che le acque del Po sono via via migliorate nel corso degli anni, ma in realtà le evidenze dimostrano l'esatto contrario". Di questo passo, pur con tutta la buona volontà, ci ritroveremo a spasso".

FIUME METAURO: SCOPERTA LA CAUSA DELLA MORIA DI PESCI NELLA ZONA DI URBANIA
L'Arpa Marche, pur avendo classificato come 'adatte alla vita dei pesci' le acque del Metauro nel tratto di Urbania, non ha fatto i conti con la Provincia. Nella zona, nota per la presenza di schiuma, cattivi odori, e tanti pesci morti e malati, sono stati scoperti ben 18 scarichi abusivi, che si aggiungono ai sei autorizzati.

12 LUGLIO

QUANTO È PERICOLOSO LO SCIAME SISMICO DI MESSINA?
Erano le 5 e 21 del 28 dicembre 1908, quando gli abitanti di Messina furono svegliati dalle scosse del terremoto più distruttivo della storia italiana. Il sisma, di magnitudo 7.2, sollevò un'onda anomala che dallo Stretto si abbattè sulla città. La memoria della catastrofe, che costò la vita a 60 mila persone, torna oggi a tormentare gli abitanti del capoluogo siciliano. Da più di una settimana, infatti, la zona è attraversata da uno sciame sismico che ha subito risvegliato brutti ricordi. Compreso quello del sisma che ha colpito L'Aquila nel 2009. Proprio in quell'occasione, il disastro era stato preceduto da una serie di piccole scosse.
È possibile, allora, che i movimenti tellurici di Messina possano essere paragonati a quelli registrati poco prima del terremoto in Abruzzo? C'è il rischio che la città possa rivivere una tragedia simile a quella già affrontata più di un secolo fa? Ecco cosa ne pensa Claudio Chiarabba, sismologo del Centro Nazionale Terremoti presso l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Leggi l'intervista su Galileonet.

CADMIO NELLA CARNE SCURA DI GRANCHIO
I metalli sono componenti naturali delle acque e dei sedimenti e sono considerati inquinanti se il loro livello eccede quello naturale. In particolare i metalli pesanti sono caratterizzati da una maggiore tossicità: tra questi, il Cadmio (Cd), il Mercurio (Hg) e il Piombo (Pb) sono i più rappresentativi per il rischio ambientale dovuto al loro uso massivo, alla loro tossicità e alla loro ampia distribuzione.
La Commissione Europea ha recentemente diramato una nota che pone l’attenzione sulla possibile presenza di elevati livelli di cadmio nella porzione “scura” della polpa di granchio, che comprende organi digestivi (epatopancreas) e in cui si accumula la maggior parte del cadmio. Anche il Ministero della Salute ha pubblicato il 27 giugno una nota informativa sulla di carne scura di granchio con la finalità di informare il consumatore sulla necessità di evitarne il consumo affinché non si verifichi un’inaccettabile esposizione a questo contaminante. Fonte: Eurofishmarket.

BLOGOSFERE PUBBLICA UNA STRANA NOTIZIA RELATIVA AL MARE
Segnaliamo, su richieta di alcuni naviganti, questa 'strana' news apparsa ieri su blogosfere scienza. Il sito riporta testualmente: "L'estate, si sa, è la stagione più amata dai nostri figli che, quando sono al mare trascorrono ore in acqua a giocare, divertendosi e stancandosi fino allo sfinimento. L'acqua di mare, però, purtroppo (???) è una miscela di acqua, sali, gas disciolti (ossigeno, anidride carbonica, etc..), batteri, virus, protozoi, materia organica disciolta, materia organica particellata".
Per essere strana lo è, forse chi scrive non ha mai sentito parlare di viral loop, microbial loop, oppure, per usare il termine anglosassone, sea diseases?

BIOTOSSINE: DAL 1° LUGLIO IL METODO CHIMICO
Il Ministero della Salute ha emesso la tanto attesa circolare sull’applicazione del Regolamento Comunitario relativo alla rilevazione delle biotossine marine nei molluschi bivalvi vivi attraverso l’utilizzo del metodo chimico, senza ricorrere alla sperimentazione sui topi. Metodo che nel passato ha creato la nascita dei cosiddetti falsi positivi alterando la bontà scientifica dell’analisi. Il nuovo metodo semplifica le procedure senza dover abbassare la guardia sulla tutela dei consumatori e senza pregiudicare la sicurezza e la qualità delle produzioni.
La circolare chiarisce che si tratta di un metodo che può essere utilizzato sia nella fase della produzione primaria, sia nella fase di commercializzazione, nonché negli scambi ed importazioni. Un risultato sollecitato da lungo tempo da Lega Pesca, che anche nella fase di elaborazione della norma ha dato il proprio contributo di idee ed esperienza, perseguendo l’obiettivo della semplificazione e dell’attuazione anticipata da parte del Ministero e delle Regioni rispetto alla scadenza del periodo di transizione previsto a dicembre 2014. Nel plaudire il laboratorio di Cesenatico, Centro di riferimento nazionale per le biotossine marine, che già si è dotato del nuovo metodo, Lega Pesca auspica che ciò venga emulato dagli altri laboratori per evitare disparità sui livelli territoriali ed accorciare i tempi di analisi, agevolando i produttori e garantendo nel contempo un prodotto di qualità che non penalizzi la salute dei consumatori. Fonte: LegaPesca.

11 LUGLIO

TUTTE A RISCHIO LE 61 SPECIE NOTE DI SCOMBRIDI

Per la prima volta tutte le specie di scombridi sono state incluse nella Red List della IUCN

La situazione è particolarmente grave per gli scombridi. Tutte le 61 specie conosciute sono state inserite, a diverso titolo, nella Lista Rossa della IUCN. Sette specie sono classificate come minacciate. E sono quattro le specie di tonno seriamente in pericolo, ovvero Thunnus maccoyii, la specie maggiormente a rischio e classificata come gravemente minacciata (CR*); Thunnus  thynnus classificata come minacciata (EN**); Thunnus obesus classificato come vulnerabile (VU);  Thunnus albacares e Thunnus alalunga entrambi classificati come quasi a rischio (NT***).

La decisione di inserire gli scombridi nella Lista Rossa della IUCN è stata presa in concomitanza del 3rd Joint Meeting of the Tuna RFMOs (Regional Fisheries Management Organizations) che si terrà in California da oggi sino al 15 luglio.
Gli scombridi, ricordiamo, hanno anche un alto valore economico per moltissimi stati che si affacciano sul mare e per anni sono stati sfruttati in modo altamente indiscriminato, senza alcuna regola e senza nessun controllo anche da parte degli stati europei. Fonte: IUCN.

OCEANO: UN POZZO DI CARBONIO SEMPRE MENO EFFCIENTE
In che misura l’oceano è in grado di mitigare gli effetti del global warming? Tra i "pozzi di carbonio", l’oceano è infatti uno dei più efficienti: assorbe fino a un terzo di tutte le emissioni di CO2 dalle attività umane e contribuisce con ciò a ridurre la concentrazione dei gas serra in atmosfera. Il problema è che lo stesso cambiamento climatico influisce in modo negativo su questa capacità di assorbimento, come evidenzia quest’ultimo studio apparso su Nature Geoscience a firma di un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin a Madison guidato da Galen McKinley. News integrale su LeScienze.

10 LUGLIO

MALTRATTAMENTO ANIMALI: DUE DECRETI LEGISLATIVI SULLE RESPONSABILITÀ PENALI
Finalmente, verrebbe da dire. Il Consiglio dei Ministri ha approvato due decreti legislativi per adempiere a un obbligo imposto dall’Unione Europea, di punire penalmente comportamenti fortemente pericolosi contro fauna, flora ed ecosistemi protetti.
Introdotte, quindi, due nuove fattispecie incriminatrici nel codice penale, al fine di sanzionare la condotta di coloro che uccidono, distruggono, prelevano o possiedono illegalmente animali o vegetali protetti e la condotta di chi distrugge o deteriora in modo significativo un habitat all’interno di un sito protetto.
Non più semplici contravvenzioni ma vere e proprie sanzioni penali, da oggi, per chi molesta animali tutelati dalle leggi, distrugge piante o ecosistemi protetti.
Secondo Legambiente, comunque, la pecca di questi provvedimenti è palese, poiché nel Codice Penale sono state inserite solo due delle numerose fattispecie criminali inerenti il danneggiamento di specie animali e vegetali protette e gli ecosistemi in cui essi vivono. Un provvedimento di facciata, insomma, per non subire le sanzioni della UE. Fonte: Aqva.

08 LUGLIO

MAREA NERA SUL FIUME YELLOWSTONE 2
È passata quasi una settimana dalla fuoriuscita di petrolio dall’oleodotto della Exxon Mobil, nel fiume Yellowstone e, come già avvenuto per la più famosa marea nera  del Golfo del Messico, le operazioni di bonifica ambientale vanno a rilento. La stima della perdita di petrolio si è attestata sui 160.000 litri,  dunque è stata confermata quella iniziale.
I primi rapporti parlavano di una diffusione del petrolio fino a circa 10 miglia (16 km) lungo il fiume, ma i rapporti più recenti hanno accertato che le chiazze hanno raggiunto le 150 miglia (oltre 240 km), con una velocità di viaggio pari a 8 - 11 km all’ora. Anche se, ovviamente, non si può paragonare ad altre fuoriuscite più gravi della storia, va considerato che gli effetti negativi sulla fauna selvatica e le piante non sono mancati.
Le foto che troverete a fine articolo sono solo alcune di quelle scattate da Alexis Bognofsky della National Wildlife Federation, il quale ha fornito il suo resoconto in prima persona alla stampa. Secondo il suo racconto, il petrolio aveva alzato il livello delle acque fino a comportare inondazioni di oltre mezzo metro nei pascoli. Dappertutto c’era un fortissimo odore di idrocarburi e l’aspetto che più l’ha fatto rabbrividire è che le autorità si sono dimostrate completamente disorganizzate. Ci lamentiamo molto dell’Italia, ma leggete il suo racconto: "Ho passato tutta la giornata di ieri chiamando il Dipartimento di Qualità Ambientale del Montana, che mi ha detto di chiamare il Dipartimento dei Servizi di Emergenza ocale. Quando ho chiamato il DES, una segreteria telefonica mi ha riferito che il personale era in vacanza. Mi è stato detto più volte di chiamare un numero verde della Exxon, dove i centralinisti mi rispondevano che non sapevano nulla della pulizia, se il petrolio fosse pericoloso e che cosa stava succedendo. Erano lì solo per 'prendere le nostre informazioni'. Ho visto uccelli cercare di decollare, ma non potevano a causa del petrolio sulle ali. Ho visto una tartaruga nuotare in una bolla di petrolio".
Tutto questo solo per dare un’idea di ciò che sta accadendo in quel posto. Secondo la dichiarazione più recente della Exxon Mobil sulla pulizia in corso, circa 150 persone sono direttamente coinvolte sulle sponde dello Yellowstone, con più di 14.000 metri di materiale assorbente e 670 metri di materiale di contenimento. L’impressione è che per la pulizia di uno dei posti più delicati della Terra ci vorrà ancora molto tempo. Fonte: BioEcoGeo.

O FERRETTARE O PALANGARO: VIETATO AVERE A BORDO ENTRAMBI GLI ATTREZZI
Il Decreto Ministeriale del 1° Luglio 2011 norma la detenzione dei due sistemi 'palangari e ferrettare'. Vai alla pagina Normativa.

TURSIOPI ANNEGATI NELLE RETI DI UNA VOLANTE
Oggi a Cagliari, un bagnante ha rischiato di morire annegato in una rete da pesca. Sono in corso le indagini per capire chi avesse collocato la rete, così vicino ad una spiaggia. Il bagnante si è salvato grazie al pronto intervento della Capitaneria di Porto.
Immaginiamoci che qual bagnante fosse stato un subacqueo e che improssivamente, a mezz’acqua, si fosse ritrovato trainato da una rete carica di pesce. Il subacqueo avrebbe dovuto avere la lucidità di non farsi prendere dal panico, mettersi contro corrente e provare a muovere le pinne sperando di trovare la forza giusta per anticipare la rete incalzante. Se è senza bombole, ovviamente muore annegato.
E questo quello che probabilmente è successo ieri a due tursiopi al largo di Rimini. Due motopesca impegnati nella pesca a volante (in pratica uno strascico a mezz’acqua condotto da due imbarcazioni) hanno issato a bordo due tursiopi morti probabilmente annegati. Le barche erano state accostate da una unità della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Rimini, dipendente dal Comando ROAN (Reparto Operativo Aereonavale) delle Fiamme Gialle. Chissà se viceversa questa storia sarebbe mai stata raccontata.
I militari si sono messi in contatto con la Fondazione Cetacei che ha provveduto al prelievo dei due tursiopi (un grosso maschio adulto ed una giovane femmina) e ne ha disposto l’esame autoptico presso l’Università di Padova.
In più occasioni la Stazione Navale della Guardia di Finanza di Rimini ha compiuto interventi in difesa del mare e dei suoi abitanti. Controlli ai motopesca ed ai natanti in generale, oltre che al recupero di tartarughe Caretta caretta. In questo caso, però, a parte l’importante documentazione di quanto successo, c’era ben poco da fare per i cetacei. Fonte: GeaPress.

07 LUGLIO

IDENTIFICATA L'ALGA TOSSICA
Dopo i rilevamenti effettuati dall’ARPA (Azienda Regionale per l’Ambiente della Sicilia), si può dire con sicurezza che i fenomeni di intossicazione sono causati da Ostreopsis ovata, un'alga tossica tipica dei climi caldi e tropicali, che negli ultimi anni è presente anche sulle coste italiane. L'assessorato all'Ambiente della Regione siciliana afferma, altresì, che non sono stati riscontrati fenomeni di intossicazione per contatto diretto con l’alga tossica. Inoltre l’ARPA ha iniziato il monitoraggio delle densità di Ostreopsis ovata e di altre alghe tossiche simili lungo le coste siciliane. Fonte: Aqva.

MAREA NERA NEL GOLFO DI BOHAI
Il petrolio che fuoriesce da un mese nel golfo di Bohai, ha inquinato una superficie marittima di 840 chilometri quadrati; lo ha annunciato l’Ufficio Nazionale degli Affari Marittimi.
Questa fuga di greggio originata dalla piattaforma Penglai 19-3, gestita congiuntamente dalla China National Offshore Oil Corporation (Cnooc) e dalla statunitense ConocoPhillips ha provocato un livello di inquinamento e di danni incontestabili all’ambiente marino. Questo emerge da un comunicato pubblicato sul sito internet della Soa. "Le autorità di sorveglianza marittima cinese hanno aperto su questa vicenda un’inchiesta su ConocoPhillips", precisa l’amministrazione cinese. Tracce della devastazione della flora e della fauna marina sono visibili intorno all’isola di Nanhuangcheng, a 75 chilometri dalla piattaforma, ha sottolineato il quotidiano China Daily. Fonte: La Stampa [modificato].

SEMI GALLEGGIANTI ANTIFOULING
Una nuova superficie artificiale ispirata ai semi galleggianti potrebbe fornire un'alternativa alle vernici tossiche attualmente in uso per prevenire le incrostazioni sulle carene delle navi. Questa nuova tecnica è stata sviluppata da ricercatori del Biomimetics-Innovation-Centre dellìUniversità di Brema, in Germania, che la hanno presentata all'annuale convegno della Society for Experimental Biology in corso a Glasgow.
La formazione di incrostazioni di alghe e animali marini è un problema sentito nel settore del trasporto marittimo soprattutto perché la loro formazione comporta un aumento dei costi di carburante. Al momento le uniche soluzioni sono rappresentate da vernici altamente tossici e dannosi per l'ambiente marino.
I ricercatori hanno sviluppato questa superficie studiando il seme di una specie di palma. "Queste piante hanno semi che vengono dispersi dalle correnti oceaniche. Dato che per questi semi è un vantaggio rimanere senza incrostazioni, abbiamo ipotizzato che potessero avere superfici specializzate che potevamo imitare", spiega Katrin Mühlenbruch, che ha partecipato allo studio.
I ricercatori hanno fatto galleggiare nel Mare del Nord semi di 50 specie per 12 settimane. I semi di 12 specie non hanno mostrato alcuna incrostazione. "Abbiamo poi iniziato a esaminare la microstruttura delle superfici dei semi per vedere se si poteva tradurre in una superficie artificiale. I semi che abbiamo scelto hanno una struttura 'pelosa' ", ha detto Mühlenbruch.
"Questa struttura potrebbe essere particolarmente efficiente nell'impedire le incrostazioni perché le fibre si muovono costantemente, impedendo agli organismi marini di trovare un posto dove stabilirsi".
Utilizzando una base di silicone gli scienziati hanno poi creato una superficie artificiale simile a quello dei semi, con fibre che coprono la superficie. Attualmente la nuova superficie è in fase di sperimentazione in mare. Fonte: Le Scienze.

06 LUGLIO

I BRACCONIERI DI TONNO E LE QUOTE DELLA POLITICA
È subentrata in successione di Salvatore Cuffaro, dopo la conferma alla condanna per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, ed i conseguenti arresti.
La Senatrice Maria Giuseppina Castiglione, del Gruppo di Coesione Nazionale – Io Sud, nei giorni scorsi ha diffuso un curioso comunicato dove si è rallegrata di essere riuscita ad elevare le quote indivise sul prelievo di tonno rosso. Da 17 a ben 83 tonnellate.
In tal modo, annuncia la Senatrice di San Vito lo Capo (TP), il decreto del Ministro delle Politiche Agricole, nonchè suo corregionale ed politicamente affine Saverio Romano, ha evitato che, nel prossimo anno, ai palangari venisse detratta la quota pesca in eccesso.
Cosa voleva dire la Senatrice? Esattamento quello che ha poi dichiarato, ovvero, si è così anche assicurata la copertura delle quote illecitamente pescate ed oggette di sequestro.
I pescatori, infatti, utilizzano attrezzature che consentono la cattura del tonno e non solo. Si tratta della pesca con il palangaro, che può essere utilizzato anche da pescatori alla ricerca del pesce spada, ovvero anche da chi non autorizzato ufficialmente al prelievo del tonno. Possono esserci i furbetti, ma ad ogni modo se involontariamente si ha la cattura di tonni, ciò dovrebbe essere comunicato alle Capitaneria. Esistono delle quote di tolleranza e comunque potrebbe convenire non comunicare e rimanere, così, sempre nella quota.
Dimenticavamo: sono queste le quote in eccesso che la Senatrice si vanta ora di avere aumentato. In pratica il tutto equivale ad una futura sanatoria per il pescato illecito. Non sono queste le intenzioni della Senatrice, ma in pratica viene fornita la possibilità di pescare discretamente il tonno, anche a chi non è autorizzato.
Per capire di cosa stiamo parlando, elenchiamo i sequestri di tonno rosso, solo per la Sicilia e solo nelle date successive alle dichiarazioni della Senatrice:

Riposto (CT): 16 giugno, Capitaneria di Porto: 2,5 tonnellate poste sotto sequestro
Riposto (CT): 24 giugno, Capitaneria di Porto: 1,5 tonnellate poste sotto sequestro
Portopalo di Capo Passero (SR), 29 giugno, Capitaneria di Porto: cinque quintali posti sotto sequestro
Marsala (TP), 3 luglio: Capitaneria di Porto, 7,2 quintali posti sotto sequestro
Messina, 4 luglio: 2,5 tonnellate posti sotto sequestro. 

Fonte: GeaPress.

05 LUGLIO

ALGA TOSSICA NELLE ACQUE PALERMITANE
Sono decine i bagnanti finiti al pronto soccorso dopo avere fatto il bagno nel tratto di mare compreso tra Isola delle Femmine e Balestrate, in provincia di Palermo. A colpire, ancora una volta è un’alga tossica che provoca seri problemi alle vie respiratorie, con fastidi e rossori agli occhi. Si registrano casi analoghi anche ad Aspra, nei pressi Bagheria.
La scorsa settimana, come riportato anche da testate giornalistiche nazionali, diverse persone sono state colpite dall’alga tossica sulla spiaggia dell'Acquasanta di Palermo. Fonte: Aqva.

SEQUESTRO DI VONGOLE E COZZE. MANZATO: TOLLERANZA ZERO
"Tolleranza zero, e anche meno, se possibile, contro chi lucra a spese dei consumatori, ingannandoli". Lo ribadisce l’assessore alla Pesca e alla Tutela del Consumatore del Veneto, Franco Manzato, commentando il sequestro di una tonnellata di cozze e vongole con etichette di confezionamento postdatate, operato dai Carabinieri della Compagnia di Chioggia, in collaborazione con veterinari dell’Asl 14.
"Francamente spero che i personaggi coinvolti, se riconosciuti colpevoli, vengano puniti con doverosa severità e comunque messi nella condizione di cambiare mestiere. Il loro comportamento doloso – commenta ancora Manzato – provoca una serie di danni economici e psicologici a catena acquirenti fiduciosi e su chi lavora onestamente, faticando per pescare secondo le regole e operando in modo corretto per proporre il prodotto ai consumatori con tutte le garanzie. Mi piacerebbe che gli onesti chiedessero i danni a chi opera in maniera truffaldina". Noi difendiamo e valorizziamo i nostri prodotti, difendiamo chi lavora e poi qualcuno compromette un impegno comune che in questo caso riguarda un prodotto simbolo della nostra pesca e una categoria di operatori che di difficoltà ne sta incontrando fin troppe senza bisogno che qualcuno scarichi su di loro gli effetti delle proprie scorrettezze. Domani sarò a fianco dei pescatori, proprio a Chioggia, e ripeterò queste considerazioni, che devono diventare patrimonio civile di tutti, senza eccezioni e senza distinguo. L’immagine della nostra produzione e il loro valore, che produce il reddito di chi lavora bene, è legata alla qualità non solo del prodotto, ma anche alla serietà con la quale viene lavorato e presentato. La qualità è responsabilità della filiera. E chi non ci sta – conclude l’assessore veneto – se ne esca e gli venga impedito di rientrare". Fonte: Comunicato Stampa Regione Veneto.

IL LUNGO VIAGGIO DEL KRILL ANTARTICO
Gli organismi simili a minuscoli gambreri che costituiscono un anello cruciale della catena alimentare dell'Antartide rivestono un ruolo altrettanto importante nella fertilizzazione dell'Oceano meridionale con ferro, stimolando la crescita di fitoplancton. Inoltre, tale processo aumenta la capacità dell'oceano di sequestrare in modo naturale il biossido di carbonio.
È questa la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista Limnology and Oceanography, a firma di un gruppo di ricercatori che ha analizzato approfonditamente le migrazioni del krill antartico Euphausia superba, che rappresenta la dieta quotidiana per pesci, pinguini, foche e balene e viene anche utilizzato come mangime per gli allevamenti di pesci.
Lo studio si è basato sull'analisi del contenuto dello stomaco di più di 1000 esemplari di krill raccolti in 10 spedizioni antartiche. Si è così trovato che il krill catturato vicino alla superficie aveva lo stomaco ricco di ferro proveniente dai residui di animali marini morti che cadono sul fondo oceanico. Dallo studio di fotografie del krill presente sul fondo e di rilevazioni sonografiche e campioni pescati, si è potuto concludere che questi animali vanno a cercare il nutrimento in fondo all'oceano.
"La scoperta che abbiamo fatto è molto importante perché nei libri di testo si riporta ancora che il krill vive essenzialmente nelle acque di superficie”, ha spiegato Katrin Schmidt, del British Antarctic Survey, che ha partecipato alla ricerca. “Sapevamo che visitava anche il fondo oceanico, ma si pensava che fosse un evento eccezionale. Ciò che ci ha sorpreso è la frequenza con cui avviene questa escursione nelle acque profonde: si stima infatti che fino al 20 per cento della popolazione presente in una colonna d'acqua sia in migrazione da o verso il fondo".
Le conclusioni dello studio hanno importanti implicazioni sia commerciali, per la gestione degli allevamenti di pesce e aggiunge importanti dati sul ciclo naturale del carbonio nell'Oceano meridionale. Il prossimo passo sarà quindi comprendere esattamente in che modo il ferro viene rilasciato nelle acque dell'oceano. Fonte: LeScienze.

04 LUGLIO

MAREA NERA SUL FIUME YELLOWSTONE 1
La Exxon Mobil ha affermato che dal 3 luglio sono state riscontrate tracce di petrolio lungo 16 km circa nel corso del fiume. La fuoriuscita di greggio è stata scoperta la mattina del 2 luglio.
L'oleodotto è limitato al solo stato del Montana e può trasportare fino a 40 mila barili al giorno. Intanto, sono in corso di accertamento le cause del riversamento di greggio e il governatore del Montana non si è detto convinto delle affermazioni della Exxon Mobil, considerata la natura selvaggia della zona interessata dal riversamento. Ricordiamo che il fiume Yellowstone, infatti, è lungo oltre 1100 km ed è il principale affluente del Missouri. Secondo alcuni siti web americani, circa 150 persone sarebbero state evacuate per timore di un'esplosione, ma pare che il pericolo sia stato scongiurato.
Non si sa, di preciso, quali danni abbia subito l'ambiente. Dal canto suo, la Exxon Mobil ha affermato di aver inviato sul posto una settantina di persone per ripulire la zona e capire cosa abbia causato la perdita di greggio. Inoltre, sempre secondo la Exxon Mobil, sono attualmente in azione aerei che monitorano le rive del fiume per rilevare eventuali danni ambientali. Fonte: Aqva.

OLTRE MILLE LE NUOVE SPECIE SCOPERTE IN NUOVA GUINEA DAL WWF NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Glyphis garricki
Glyphis garricki

Sul sito del National Geographic è stata pubblicata una gallery di alcune delle numerosissime specie scoperte in Nuova Guinea negli ultimi 10 anni.
Tra queste, lo squalo di fiume Glyphis garricki, descritto da Compagno, White & Last nel 2008 e gia in pericolo di estinzione, una delle sette nuove specie di pesce arcobaleno (Chilatherina alleni) e poi, anfibi, rettili e moltissimi invertebrati. La gallery è visibile qui.

LA STRATEGIA DI CACCIA DELLA MEGATTERA
È noto ormai da tempo che le megattere (Megaptera novaeangliae) che vivono nel Golfo del Maine, utilizzano una sofisticata strategia di caccia per catturare le loro principali prede, il krill e piccoli pesci come le arighe, chiamata bubble-netting (rete di bolle). Infatti, questi cetacei espellono aria sott'acqua in modo da formare un cilindro verticale di bolle, che circonda le prede, in cui le balene possono banchettare comodamente.
Mediante innovative tecnologie subacquee, un gruppo di ricercatori internazionali ha fornito la prima rappresentazione, mediante una ricostruzione dei movimenti e della produzione delle bolle, dei comportamenti messi in atto da ciascun individuo impegnato nella caccia. In particolare, sono state individuate due classi di comportamenti mediante cui le megattere producono le bolle: la 'spirale verso l'alto' (upward-spiral), già nota, e il 'doppio anello' (double-loop), che consiste nella produzione di due spirali consecutive di bolle, a distanza ravvicinata l'una dall'altra, che accerchiano le prede.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Behaviour, poi si addentra nella descrizione minuziosa di tutti i movimenti compiuti dai cetacei nelle fasi salienti della caccia, prendendo in considerazione il numero di rivoluzioni eseguite, la velocità, gli intervalli tra due movimenti consecutivi, concludendo che questa straordinaria modalità di caccia è possibile solo grazie alla grande flessibilità e idrodinamicità del corpo di questi animali.
Un'ultima curiosità che rende bene l'idea delle abilità cognitive e della cooperazione in questa specie: le reti di bolle vengono prodotte da due o più individui che agiscono in maniera perfettamente sincrona e collaborativa, che beneficeranno in egual misura del bottino. E nessun altro individo del gruppo familiare che non ha partecipato alla caccia mai stato segnalato sottrarre il cibo ai compagni. Fonte: Pikaia.

01 LUGLIO

AVVISTATO UN ESEMPLARE DI SQUALO BIANCO
Avvistato un esemplare di squalo bianco al largo della costa Tirrenica. A filmare lo squalo sono stati alcuni ricercatori del Museo della Specola di Firenze, che stavano facendo uno studio nelle acque della Provincia di Livorno. Sembra che lo squalo avvistato fosse lungo circa 4 metri. Si tratterebbe di un esemplare giovane. Lo squalo bianco è una specie in via di estinzione e l'ultimo attacco di questa specie risale al 1989, quando uno  uccise un sub al largo di Piombino, nel golfo di Baratti. Dalla Capitaneria di Porto di Capraia, come di Livorno, non arrivano conferme alla notizia.
Le foto sono state diffuse dalla Sezione zoologica del Museo di Storia naturale "La Specola" di Firenze che ha ha avvistato lo squalo.
Fonte: Il Tirreno.

TANTE TARTARUGHE MARINE SPIAGGIATE IN PUGLIA
In soli cinque giorni sono ben 14 le tartarughe recuperate dalla Guardia Costiera e affidate alle cure dei volontari del Centro di Recupero del WWF di Molfetta. Di queste già sei, dopo averne accertato il buono stato di salute, ieri pomeriggio sono state liberate in mare grazie alla collaborazione di uomini e mezzi della Capitaneria di Porto di Manfredonia.
La sopravvivenza delle tartarughe, ricorda il WWF, è fortemente minacciata dalle attività umane. La cattura accidentale negli attrezzi da pesca colpisce, solo in Italia, 20.000 esemplari. Ma anche l’urbanizzazione delle coste e l’intensa ed incontrollata attività turistica sono motivi di minaccia. Per non parlare, poi, dell’inquinamento delle acque. Basti, a tal proposito, ricordare che molte tartarughe muoiono soffocate per l’ingestione di sacchetti di plastica, e a volte persino di accendini, che scambiano per meduse.
Sempre nei giorni scorsi, altre quattro tartarughe sono state recuperate dai volontari ormai spiaggiate: due a Bisceglie, una a Giovinazzo ed una a Santo Spirito.
A Trani, invece, è stato rinvenuto un delfino spiaggiato. Un altro delfino era stato trovato spiaggiato a Bari, a fine aprile scorso (vedi articolo GeaPress). Anche i delfini, come le tartarughe, sono vittime della invadente presenza dell’uomo. Spesso rimangono impigliati nelle reti derivanti: queste bloccano l’animale sott’acqua fino a farlo annegare. Oppure muoiono per l’ingestione di sacchetti di plastica che rimangono ad intasare il prestomaco.
Proprio al porto di Molfetta si era svolto nei giorni scorsi l’evento centrale della Turtle Week, una grande iniziativa del WWF dedicata alla salvaguardia del mare. Qui, i volontari del Centro di Recupero Tartarughe Marine e la Capitaneria di Porto avevano liberato 10 esemplari di Caretta caretta. Un sodalizio tra Capitaneria e WWF che ha già portato, non solo in Puglia, al recupero e alla liberazione in mare di numerose tartarughe marine. Fonte: GeaPress.