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Invitiamo coloro che hanno interesse a seguire la vicenda del Golfo del Messico, a visitare la pagina dedicata

30 Settembre 2010

CAPODOGLI SPIAGGIATI: ECCO LE PROBABILI CAUSE
Non esiste una singola causa scatenante lo spiaggiamento di 7 capodogli sul litorale foggiano tra il 10 e il 15 dicembre 2009. L’accaduto è piuttosto da riferirsi a una condizione multifattoriale.
È questo il quadro che emerge dalla relazione pubblicata sul sito del Ministero dell’Ambiente, curata del dr. Sandro Mazzariol del Dipartimento di Sanità Pubblica, Patologia Comparata e Igiene Veterinaria dell’Università degli Studi di Padova.
Secondo i dati raccolti e analizzati da numerosi gruppi di ricerca e di figure professionali italiani, gli animali spiaggiati si trovavano nel Mar Ionio nel periodo precedente all’accaduto, ad una distanza di almeno 350 km dal punto dello spiaggiamento.
Erano degli adolescenti attorno ai 10 anni di età che avevano appena lasciato i gruppi materni configurandosi in una “bachelor school” cioè un insieme poco strutturato di individui giovani e tendenzialmente inesperti. Si trattava di un’aggregazione recente poichè dati fotografici hanno rivelato che almeno due dei capodogli provenivano dal Mar Ligure, probabilmente a seguito di una migrazione stagionale.
Gli animali non erano del tutto tutto sani in quanto presentavano un’alterazione delle funzioni nervose dovute ad alte concertazione di mercurio nei tessuti, che, per quanto minime, potevano aver ridotto il loro senso di orientamento e della percezione.
Il gruppo di capodogli si è addentrato nel Mar Adriatico, dove la complicità di fattori ecologici (bassa profondità del bacino), biologici (inesperienza del gruppo), sociali (tendenza all’aggregazione), insieme ai rilievi tossicologici (alterazione dei sensi e immunodepressione di origine chimica), ha determinato l’impossibilità ad orientarsi e a trovare una via d’uscita.
Il viaggio in Adriatico è durato circa una settimana, durante la quale gli animali non si sono alimentati, aggravando così le proprie condizioni di salute. Fino alla tragica fine.
Rimangono poco chiari i motivi per i quali i capodogli si siano spinti nel Mar Adriatico. Tra i possibili fattori naturali e antropici predisponenti, accaduti nel Mar Ionio da 7 a 20 giorni prima dell’evento, si registrano l’alterazione della temperatura dell’acqua, che può aver causato lo spostamento delle prede (e quindi dei predatori) verso la superficie marina, e un terremoto di magnitudo 5.1 (scala Richter) avvenuto il 26 novembre 2009 nella Fossa Ellenica, area dove vivono e vengono usualmente avvistati i capodogli, tra cui 2 di quelli spiaggiati. Quest’ultimo evento potrebbe aver spinto gli animali verso Adriatico, senza per altro determinarne decesso.
Appare infine improbabile che i sonar correlati alle attività di prospezione sismiche in Adriatico abbiano causato lo spiaggiamento dei capodogli, tuttavia non si esclude che queste emissioni acustiche abbiano rappresentato un potenziale fattore di disturbo e/o di alterazione del comportamento degli animali in seguito spiaggiati.
Fonte: Oggi Scienza, a cura di Marta Picciulin.

29 Settembre 2010

IL GIAPPONE AVVIA LO SFRUTTAMENTO DEGLI IDRATI DI METANO
Un consorzio Giapponese che comprende la Japan Oil, la Gas e Metals National Corporation (Jogmec) sotto la supervisione governativa, esplorerà ed aprirà dei pozzi nei pressi della costa sudorientale del paese, per stabilire la reale fattività commerciale dell'estrazione del gas dagli idrati di metano posti nelle profondità oceaniche. I rilevamenti suggeriscono una disponibilità per il paese pari a circa 100 anni. Fonte: The Guardian: Japan to drill for controversial 'fire ice'.

29 Settembre 2010

IL DECLINO DELLA BANCHISA ARTICA
Il 15 settembre i laboratori del NSIDC - National Snow and Ice Data Center, presso l’Università del Colorado, avevano annunciato l'arresto dello scioglimento dei ghiacci della banchisa Artica, ma pochi giorni dopo, esattamente il 27 settembre smentirono le loro stesse dichiarazioni. Del resto l'arresto dello scioglimento dei ghiacci non sembra essere così immediato, anzi occorrono probabilmente diversi anni di osservazioni per poi valutare il trend di scioglimento. L'estate del 2010 è tra le tre in cui si è perso più ghiaccio, e il record assoluto spetta all'estate 2007, con soli 4.2 milioni di Km2 di ghiaccio. Dal 1979 ad oggi sono andati persi oltre 2 milioni di Km2, una superficie pari a 6 volte quella dell'Italia.
La calotta Artica, pur non contribuendo con il suo scioglimento all'innalzamento del livello del mare, indica comunque un cambiamento rapido che potrebbe avere delle conseguenze ulteriori sul clima, difficilmente prevedibili. Essa riflette l'80% della luce solare, contro il 10% delle acque libere.

24 Settembre 2010

TARDIGRADI SUPERSTAR

Resistono a temperature prossime allo zero assoluto, ai raggi cosmici e a pressioni elevatissime. Sono forme di vita terrestre? Vediamolo.

Da quando, durante il Congresso SIBE 2010, ho sentito i ricercatori del gruppo MoDNA relazionare le loro scoperte relative ai Tardigradi, sono stata travolta da una insana passione per questi piccolissimi animali, per scoprire poi che la Tardigrado-mania aveva già colpito tantissime altre persone in tutto il mondo.
Ma vediamo di scoprire chi sono i Tardigradi. Sono un phylum di Invertebrati che, si riteneva finora, contenere circa 1000 specie, in realtà la loro biodiversità sembra sottostimata, a causa dei pochi caratteri legati alla loro semplice struttura. Il loro nome comune è “orsetti d’acqua” ed effettivamente ricordano graziosi e teneri orsetti, vedere qui e il filmato qui.
Sono animaletti microscopici, la cui lunghezza può variare da meno di 0,1 mm a 1,0 mm e quindi sono stati osservati solo dopo l’invenzione dei primi microscopi.
La loro scoperta si deve al naturalista tedesco Johann Goeze (1731–1793), che lavorando sugli invertebrati acquatici, fu il primo a descriverli nel 1773 e li chiamò Bärtierchen o animaletti a forma di orso…è curioso che i tedeschi li chiamino “orsacchiotti”, mentre per tutti sono Water Bears, “orsi d’acqua”!
Fu però il gesuita reggiano Lazzaro Spallanzani a chiamarli, nel 1777: Tardigrada, cioè organismi che camminano lentamente. Spallanzani analizzando la sabbia della grondaia del tetto della sua casa, estrasse questi minuscoli animali ed osservandone uno che “…andava così di brutto garbo, e a bistento …onde per segnarlo con qualche nome io non avrò difficoltà a chiamarlo il Tardigrado ”.
I tardigradi sono in grado di sopravvivere in condizioni che sarebbero letali per quasi tutti gli altri animali, resistendo in particolare a:

Quando si trovano in queste condizioni, i tardigradi entrano in criptobiosi, perdendo più del 95% dell’acqua corporea e sintetizzando zuccheri, come il trealosio e altri composti, che sembrano avere la funzione di avvolgere e proteggere molecole, come il DNA e membrane. Il testo integrale, a cura di Patrizia Martellini, si trova su Pikaia.eu!

22 Settembre 2010

ALI DA RECORD

Pelagornis chilensis
Si tratta di un uccello appartenente alla famiglia dei Pelagornithidae, dei pelecaniformi, la cui apertura alare raggiungeva i 5,2 metri! Questo valore può essere meglio compreso, se si pensa che la distanza tra le due estremità delle ali dell'albatros urlatore (Diomedea exulans), l'uccello odierno con l'apertura alare più grande, raggiunge a stento i 3,5 metri di lunghezza. L'uccello in questione, noto come Pelagornis chilensis, solcava i cieli sudamericani non più di 5-10 milioni di anni or sono. La news completa, a cura di Andrea Romano, si trova su Pikaia.eu.
Aggiungiamo, noi di biologiamarina.eu, che la specie era gia nota da tempo, la novità sta nell'aver rinvenuto uno scheletro fossile completo. Si tratta della prima specie di uccello pseudodentato mai descritta.

21 Settembre 2010

L'ORIGINE DELL'ACQUA
Terrestre o extraterrestre. Il dibattito fra gli scienziati continua. Mentre molti sono i sostenitori dell’origine extraterrestre dell’acqua sul nostro pianeta (che sarebbe stata portata da asteroidi e comete), altri continuano a sostenere che questo prezioso elemento si sia formato insieme al nostro pianeta. È il caso della recente ricerca pubblicata su Science da Maria Schonbachler, dell’Università di Manchester. Schonbachler e il suo team hanno utilizzato una tecnologia di alta precisione per misurare la presenza di isotopi dell’argento nella roccia. Le rilevazioni hanno mostrato che l’elemento moderatamente volatile dell’argento era presente in quantità abbastanza abbondanti negli ultimi stadi di formazione della Terra. L’isotopo argento 107 si forma dal decadimento del palladio 107, un elemento che si sa essere stato presente durante la formazione del nostro pianeta (anche se ora non c’è più). Le anomalie riscontrate negli isotopi di argento sono state usate per la datazione. Secondo Schonbachler le misurazioni ottenute supportano l’ipotesi dell’origine terrestre dell’acqua. La scienziata infatti ritiene che quanto è successo all’elemento moderatamente volatile dell’argento possa essere successo anche alla molecola dell’acqua (molto volatile). L’ipotesi di un’origine terrestre dell’acqua è in via di principio più “economica” nel senso che non chiama in causa fattori extraterrestri. Il lavoro di Schonbachler non porta prove dirette a favore di quest’ipotesi, ma aggiunge evidenze a suo supporto. Il dibattito dunque continua. Fonte: articolo tratto integralmente da Oggi Scienza, a cura di Federica Sgorbissa.

20 Settembre 2010

CONFUSIONE SULLA PESCA SOSTENIBILE
Forse in Italia l’argomento è ancora relativamente poco discusso, ma in molti paesi, soprattutto Inghilterra e Stati Uniti, da un po’ di tempo l’attenzione del pubblico verso un consumo consapevole di specie ittiche è molto alta. La scorsa estate a denunciare lo sfruttamento indiscriminato dei mari e a sollecitare un comportamento più sostenibile da parte dei consumatori ha contribuito il documentario “The end of the line” per la regia di Rupert Murray e tratto dal libro omonimo di Charles Clover. Grazie a iniziative del genere il numero di consumatori consapevoli cresce di giorno in giorno, ma, si è chiesta Jennifer Jacquet dell’Università della British Columbia di Vancouver, in Canada, autrice di una ricerca pubblicata recentemente sulla rivista Oryx, basta l’azione dei consumatori ad arginare il grave problema della pesca intensiva? L’autrice è scettica: secondo l’analisi sistematica da lei condotta infatti l’informazione che viene fornita al consumatore nel migliore dei casi è inconsistente, nel peggiore fuorviante.
Per esempio, denuncia Jacquet, c’è molto poco consenso su cosa si intende per pesca sostenibile. Per alcune specie infatti la situazione è chiara: quasi tutte le organizzazioni concordano sul fatto che il tonno pinna blu sia in grave pericolo. Per altre specie ittiche però la situazione è diversa: l’halibut (ipoglosso) atlantico per esempio è indicato da sei organizzazioni internazionali come pesce da evitare a tavola, mentre la Friends of the Sea e il Monterey Bay Acquarium lo raccomandano come sostenibile. Altri pesci “ambigui” secondo Jacquet sono il tonno occhio grande, l’Ophiodon elongatus (noto in inglese col nome di lingcod), il merluzzo atlantico e il tonno alalunga.
“Mettere troppa enfasi sui consumatori non è una strategia efficace” per proteggere il pesce, ha spiegato Jacquet. “Ci sono troppi errori di etichettatura, troppa informazione fuorviante, troppe inconsistenze, e fino a oggi troppo pochi risultati.”
I problemi sono molti. Per esempio le tecniche di censimento degli esemplari di ciascuna specie sono talvolta troppo rozze e possono portare in certi casi a sovrastime. Oppure anche se la classificazione è accurata, per capire come comportarsi a tavola non basta basarsi sulla specie di pesce, ma è necessario sapere la località e il metodo con cui viene pescato. Jacquet inoltre crede che tutta questa confusione potrebbe lasciare spazio per compagnie con pochi scrupoli che vogliano rifarsi un look ecologico a poche spese (una pratica simile al green-washing adottato per esempio da compagnie automobilistiche che si presentano come, falsamente, ecosostenibili per attirare un maggior numero di clienti).
Jacquet conclude che il vero impegno per combattere l’overfishing deve venire dai governi e non solo dai consumatori (che sono certamente invitati a una maggiore sensibilità). Ogni paese dovrebbe intervenire con leggi adeguate per stabilire criteri di pesca e protezione del mare. Fonte: articolo tratto integralmente da Oggi Scienza, a cura di Federica Sgorbissa.

FILMATA LA NASCITA DI UNA MEGATTERA
l primo respiro della balena e' uno di quei privilegi che madre natura concede ai 'vecchi' dell'oceano. Gli scienziati hanno potuto affidarsi solo ai racconti dei pescatori, per completare il 'catalogo' dei comportamenti dei giganteschi mammiferi buoni. Fino a qualche giorno fa, quando un balenottero e' nato sotto gli occhi sbalorditi di un gruppo di turisti, che seguivano sei megattere al largo di Sainte Marie, 'l'isola dei pirati', in Madagascar. Il testo integrale è disponibile sul sito dell'ANSA.

18 Settembre 2010

PESCA SOSTENIBILE
Il portale GreenBiz.com racconta un'interessante iniziativa di etichettatura volta ad aumentare la consapevolezza del consumatore sul problema dell'eccessivo sfruttamento delle riserve ittiche marine attraverso metodi di pesca non rispettosi dell'ambiente. Il meccanismo è quello, eloquentissimo, del semaforo. Verde: via libera. Il pesce che state per comprare è stato pescato nel suo ambiente e secondo metodi - per qualità e quantità - sostenibili e responsabili. Un bollino rosso, invece, avverte che sarebbe ora di smetterla di comprare (e vendere) pesce che sta per scomparire per l'eccessivo e irresponsabile sfruttamento.

Il testo integrale di questo articolo è pubblicato su Il Fatto Alimentare.

CONTESTATO IL MARINE STEWARDSHIP COUNCIL
Un gruppo di biologi marini, con un articolo sulla rivista Nature, ha contestato l'ong MSC per aver concesso la certificazione anche a industrie della pesca che, per esempio, stanno causando l'estinzione del merlano nel Golfo di Bering del merluzzo del Pacifico, oppure producono cibo per gatti o, ancora, praticano la pesca a strascico. Gli autori ricordano che anche Greenpeace, Wwf e Pew Environment Group hanno protestato contro l’Msc. Che, a sua volta, si è difeso sostenendo la validità della propria certificazione e rigettando ogni accusa.

L'articolo Seafood Stewardship in Crisis è disponibile qui.

17 Settembre 2010

TRIVELLE NEL FU SANTUARIO MARINO
Le trivelle della compagnia petrolifera Audax Energy sono in azione al largo di Pantelleria. Proprio lì dove, dal 2007, è prevista la nascita del Santuario Marino per i cetacei del Canale di Sicilia. Dopo tre anni dall’accordo tra Italia e Malta, non solo dell'area protetta non c'è traccia, ma nuove perforazioni mettono in pericolo la salute di tutto il Mediterraneo, anche a causa della natura geologica del fondale perforato.
A confermare la pericolosità del sito è Rocco Savara dell'Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geologia. “Stiamo parlando della zona più a rischio sismico d'Italia”, racconta il ricercatore: “Da Ustica, alle Eolie e dalle Eolie a Malta registriamo anche decine di terremoti al giorno. La gente non li avverte, ma ci sono”. Quello che ci si chiede è se quest'attività sismica possa danneggiare o meno le piattaforme. Non è chiaro: “Bisogna capire se le strutture utilizzate per le trivellazioni possono essere preparate adeguatamente per non subire danni”, avverte Savara. Il testo integrale è disponibile su Galileonet!

16 Settembre 2010

IL DECLINO DEI TRICHECHI
Tragico declino dei trichechI: gli scienziati del US Geological Survey temono la loro estinzione a causa dei mutamenti climatici. La diminuzione del ghiaccio artico pare aver causato una migrazione di massa sulla terraferma e lo studio ha rivelato lo spostamento di migliaia di trichechi lungo la costa: il monitoraggio via satellite ha scoperto che un numero enorme di esemplari (da 10 a 20 mila), soprattutto femmine con cuccioli al seguito, si è trasferito nel Chukchi Sea. Fonte: Ansa

13 Settembre 2010

IN AUMENTO I SEQUESTRI DI PESCE CON ANISAKIS
Nei mesi estivi i sequestri di pesce azzurro infestato da Anisakis si sono intensificati. Il problema riguarda le larve di questo parassita visibili ad occhio nudo (misurano da 0,4 a 20 millimetri) localizzate nelle viscere di molte delle specie ittiche, come dimostra uno studio condotto dall’Istituto di Ispezione degli Alimenti dell’Università di Milano e pubblicato su Food Control. Nel 2008, su 561 spigole fresche pescate nel mare del Nord-Est Atlantico, è stata evidenziata la presenza del parassita nel 65-85 % dei pesci in relazione al peso. In Italia si trova soprattutto nel pesce azzurro, ma anche nel pesce di allevamento cresciuto nelle vasche situate in mare aperto. Un’altra ricerca firmata dalla facoltà di Medicina Veterinaria di Bari nel 2005 e pubblicata sul mensile Industrie Alimentari, su 60 campioni di pesce pescato nei mari prospicienti la Puglia, ha evidenziato nel 60 % dei casi la presenza di larve di Anisakis. Il testo interale è disponibile su Il Fatto Alimentare.

10 Settembre 2010

LA SETTIMANA MONDIALE DELL'ACQUA
L'inquinamento dell'acqua è un'emergenza mondiale, con ormai solo il 20% dei fiumi e dei laghi di tutto il pianeta che ha conservato la purezza originaria, e miliardi di persone che non hanno ancora accesso a condizioni igieniche decenti. Non solo l'accessibilità, che già è un enorme problema, ora la priorità della 20ma Settimana Mondiale dell'Acqua (dal 5 all'11 settembre a Stoccolma) è la qualità, la purezza e l'inquinamento delle risoerse idriche.
L'accesso all'acqua è infatti uno degli obiettivi del Millennio decisi dall'Onu per il 2015, ma secondo gli organizzatori dell'evento svedese, al quale partecipano oltre 2.500 delegati, molto difficilmente verrà raggiunto. «Senza acqua non si può combattere la fame, senza bagni nelle scuole non si può garantire un'educazione adeguata», indica Anders Berntell, dell'Istituto internazionale dell'acqua di Stoccolma. «E senza un'adeguata igiene le malattie continueranno a diffondersi, con il risultato di un'aumentata mortalità infantile. Ma questo tema è messo da parte rispetto ad altri meno urgenti».
Nel mondo 800 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile e oltre 2.5 miliardi non dispongono di un decente sistema di fognature. Ma, nonostante gli sforzi, al massimo la seconda cifra scenderà di 100 milioni nei prossimi cinque anni. La mancanza di acqua pulita è responsabile di 1.8 milioni di morti ogni anno per colera e altre patologie diarroiche, di cui il 90% ha meno di 5 anni, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove l'80% dei rifiuti industriali e urbani viene scaricato nei corsi d'acqua senza alcun trattamento.
Uno degli obiettivi di Stoccolma è come esercitare pressioni, soprattutto sulle industrie, affiché evitino di inquinare le acque potabili. Le soluzione in discussione sono due: da una parte si chiede a chi inquina di pagare per ripulire, in modo da trasferire i costi sui responsabili; dall'altra si cercherà di rendere noti i nomi degli inquinatori per additarli all'opinione pubblica.
L'acqua resta un grande affare. Secondo una ricerca di Standard & Poor's presentata nei giorni scorsi, gli indici di Borsa delle 50 aziende più grandi del mondo legate all'acqua sono cresciuti negli ultimi cinque anni del 7.3%, più del doppio delle altre industrie, nonostante la crisi economica globale. Fonte: Corriere Scienza.

09 Settembre 2010

CONTINUA IL DECLINO DELLE POPOLAZIONI DI PINGUINI
Si è conclusa il 3 settembre scorso a Boston la settima edizione della International Penguin Conference, all'interno delle strutture del New England Aquarium e che ha raccolto 180 ricercatori da 22 nazioni del mondo. Le notizie che giungono da Boston sono però sconfortanti. Continua inesorabile infatti il declino delle popolazioni di pinguini in tutto il mondo, che come è noto occupano esclusivamente l'emisfero sud, con specie isolate sino all'equatore e alle Galapagos. Le ragioni del declino sono ancora oggetto di studio, e tra i possibili fattori vi sono i cambiamenti climatici, la sovrapesca che priva i pinguini del loro cibo preferito (molti stock ittici del l sud Atlantico sono collassati), inquinamento da idrocarburi (interessa maggiormente le coste del sud America e del sud Africa), l'introduzione di predatori come la volpe che ha decimato molte colonie in Argentina, Nuova Zelanda, Australia e quelle delle isole Galapagos. In Antartide le cause sono da ricercare nella diminuzione costante del Krill, alla base dell'intera rete alimentare dell'oceano Antartico. La diminuzione del krill a sua volta è correlata alla retrocessione della superficie ghiacciata e quindi ai cambiamenti climatici.
Ora per i ricercatori è urgente mettere a punto strumenti e strategie di conservazione prima che il declino renda irrecuperabili le colonie di pinguini rimaste. Fonte: Newswise.

08 Settembre 2010

RESTI UMANI NELLO STOMACO DI UNO SQUALO TIGRE
Tre pescatori impegnati nella pesca alla cernia, a circa 35 miglia a sud di New Providence (Bahamas), si sono imbattutti in un esemplare di squalo tigre di circa 4 metri. Issato a bordo, ha rigurgitato parte del suo ultimo pasto, secondo le testimonianze dei tre pescatori. La polizia delle Bahamas ha poi comunicato di aver trovato resti umani nello stomaco dello squalo. Ora occorre risalire all'identità della vittima, attraverso l'analisi del DNA. Ora è troppo presto per dire se sia stato ucciso dal predatore o se invece era già cadavere al momento dell'assalto.
Due le ipotesi sull'aggressione. La prima è quella che porta agli immigrati clandestini – in particolare haitiani - che cercano di raggiungere le coste della Florida e a volte sono vittime di naufragi. L’altra riguarda tre scomparsi in mare nell’ultima settimana. Frank Brown, 62 anni, e Delton Newton, 47 anni, erano fuori in barca quando hanno segnalato problemi al motore. Non sono più tornati. Stessa sorte per un uomo sparito in circostanze simili da quasi sette giorni. Marie Levine, dello Shark Research Institute (SRI), ha affermato che in base alle foto – pubblicate da un sito di una tv – è arduo dire se la persona fosse ancora in vita quando e' stata assalita. L’esperta ha poi precisato che gli squali percorrono lunghe distanze e dunque è anche possibile che i resti non siano quelli degli scomparsi alle Bahamas. Fonte: Philly.com.

COME IDENTIFICARE L'ORIGINE DELLO SQUALENE
L'Istituto Agrario di S.Michele all'Adige ha messo a punto un sistema che identifica l'origine dello squalene contenuto nei cosmetici. Una scoperta molto importante per combattere le frodi commerciali, la pesca illegale e l'estinzione degli squali. Lo squalene e' utilizzato come adiuvante nei vaccini e sotto forma di derivato (squalano) come emolliente e idratante nei cosmetici. E' prodotto principalmente dall'olio di fegato di squali di profondita', appartenenti a specie spesso protette. Fonte: ANSA.

07 Settembre 2010

ARRIVA SCUBSTER PER PEDALARE SOTT'ACQUA

Sottomarino a pedali

E' lungo 4 metri e può arrivare a 6 metri di profondità, e si muove pedalando. Stiamo parlando del primo sottomarino le cui eliche sono mosse esclusivamente a pedali. Quindi anche i meno temerari potranno divertirsi a scoprire le bellezze dei fondai marini senza bagnarsi e conseguire brevetti. Unico e indispensabile accorgimento, un serbatoio ad aria compressa per poter respirare. Il progetto pilota sarà presentato a una competizione internazionale di sommergibili che si terrà negli Stati Uniti nel 2011. Fonte: Scubster.

CATTURATA UNA FEMMINA DI SQUALO BIANCO

L'esemplare di squalo bianco catturato
L'esemplare di circa 2 mesi catturato in Sicilia. Foto di Massimiliano Bottaro

Pesca eccezionale a Lampedusa: i ricercatori dell'ISPRA, impegnati dall'inizio dell'anno a raccogliere dati sulla biodiversità marina nel Canale di Sicilia, si son visti consegnare da un pescatore una femmina di squalo bianco, di appena 1.6 metri di lunghezza, catturata con una rete a strascico. ''Questo giovane squalo bianco - ha detto Simonepietro Canese, responsabile del programma di ricerca Biodiversità marina del Canale di Sicilia - evidenzia l'importanza scientifica dell'avvenimento: l'esemplare ha sicuramente meno di due mesi di vita ed il suo ritrovamento supporta l'ipotesi che il Canale di Sicilia, un tratto di mare con valori di biodiversità marina straordinari, costituisca un'area chiave per la riproduzione di questa specie protetta''. Lo squalo bianco e' una delle specie di squali piu' a rischio di estinzione. Viene monitorata in tutti i mari del pianeta. E' stata drasticamente ridotta nel Mediterraneo a causa della pesca. Questa specie, che può raggiungere anche i 7 metri di lunghezza, sembra aver scelto il mare di Sicilia per venire a riprodursi. L'alto livello di biodiversità presente in questo tratto di mare, ha portato negli anni - e sin dal secolo scorso - a registrare altre segnalazioni di numerose specie di squali anche molto rare, ma trovarne uno appena nato sembra essere una conferma a tutte le ipotesi circa le condizioni favorevoli al loro ciclo vitale nel Canale di Sicilia. Fonte: Ansa

01 Settembre 2010

UNA NUOVA SPECIE DI POLPO

Polpo purpureo del Canada
Il polpo purpureo del Canada. Immagine: Bedford Institute of Oceanography.

Un team composto da ricercatori canadesi e spagnoli (tuttora in mare) sta usando un veicolo a comando remoto (robot teleguidato usato in applicazioni sottomarine) in immersioni a largo dell'isola di Terranova, dove la profondità delle acque può arrivare fino a 3.000 metri. L'obiettivo dei 20 giorni di spedizione è di investigare la combinazione di acque caratterizzate da basse temperature, di coralli e di altre creature esistente su questi fondali, in un ambiente definito quasi “alieno” dagli stessi ricercatori. “E' stato veramente spettacolare” afferma, sul sito della Tv canadese CTV News, Ellen Kenchington, scienziata e ricercatrice del Fisheries Department del Canada, una delle organizzazioni più coinvolte nel progetto di ricerca. “La scoperta di nuove specie sta cambiando completamente la nostra percezione della diversità rintracciabile a quelle profondità” ha aggiunto la ricercatrice. Fonte: National Geographic.

REGGE SEMPRE MENO IL MITO DEGLI OMEGA 3
Si sta ulteriormente affievolendo il mito dei grassi Omega 3. Si tratta più che altro di un mito legato alla disinformazione massiccia promossa non tanto a livello scientifco bensì dall'industria alimentare. Gia da tempo l'EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha per così dire bacchettato moltissime campagne di disinformazione di massa (un sunto è riportato qui). A breve sarà la volta degli Omega 3. Nuovi studi infatti confermano che i grassi in questione sono utili soltanto se associati a farmaci e nei soggetti che seguono una terapia post-infarto o per lo scompenso cardiaco, mente nelle persone sane tale prevenzione sembra essere inutile, almeno nella prevenzione delle malattie cardiache. Continuano invece gli studi sugli effetti antidepressivi degli Omega 3.
Ricordiamo che l'argomento è oggetto di speculazione in ogni parte del mondo, e in poco tempo i grassi Omega 3 son divenuti una sorta di panacea per tutti i mali (prevengono ulcere, coliti, demenze, malattie cardiache, alcuni tumori). Ora a mettere ordine in mezzo a tanta confusione le notizie arrivate dal Congresso Europeo di Cardiologia di Stoccolma.
Gli alimenti più ricchi di Omega 3 sono, nell'ordine (valori per 100 grammi di prodotto):

Olio si semi di lino spremuto a freddo (conservato in frigorifero e al riparo dalla luce): 57 gr
Semi di lino: 17 gr
Noci: 6.5 gr
Semi di zucca: 5 gr
Salmone 2.2 gr
Aringa 2 gr
Fagioli di soiai 1.3 gr
Pesce spada 1 gr
Altri pesci: 0.9 - 0.07 gr

Fonte: American Heart Association

CAPRI, IN MARE L'80% DELLE ACQUE NERE DURANTE LA STAGIONE ESTIVA
Il sindaco di Capri, Ciro Lembo, è indagato per abuso di ufficio e gettito di cose pericolose nell’ambito dell’inchiesta sul depuratore dell’isola azzurra, sequestrato oggi dai carabinieri del NOE. Sotto accusa è la delibera dello scorso settembre, reiterata poi a maggio, con la quale Lembo autorizza la Gori, che gestisce il depuratore, a trattare solo il 20% delle acque nere prodotte nell’isola e a sversare in mare, senza alcun trattamento, il rimanente 80%. L’impianto, infatti, è obsoleto e non riesce a ripulire tutti i liquami: di qui la decisione del sindaco, avallata da una conferenza dei servizi che si svolse in Prefettura, di sversare in mare la stragrande maggioranza delle acque nere. L’inchiesta è del pm Federico Bisceglia, della sezione Ambiente della Procura coordinata da Aldo De Chiara. In concorso con Lembo è indagato per gli stessi reati l’amministratore di Gori, Giovanni Marati. Le indagini sono scattate dopo una denuncia di un noto stilista, che aveva notato una strana schiuma nel tratto di mare davanti alla sua villa. I carabinieri del NOE, coordinati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno compiuto diversi accertamenti, tra cui l’acquisizione di alcuni documenti negli uffici della Provincia. Proprio la Provincia, infatti, che ha delle competenze in materia ambientale, aveva revocato a Gori l’autorizzazione a sversare in mare le acque; tuttavia, secondo la ricostruzione degli investigatori, il sindaco di Capri aveva reiterato l’ordinanza «per motivi di igiene e sanità pubblica». Il paradosso è che esattamente un anno fa, e un mese prima che fosse emessa l’ordinanza, aveva suscitato un clamore mondiale lo scarico in mare, vicino alla grotta azzurra, di liquami fognari da parte di due dipendenti di una ditta di espurgo pozzi neri. Al processo contro gli operai, che si è concluso con due condanne, il Comune di Capri si è costituito parte civile assieme a quello di Anacapri, ottenendo una provvisionale di 100.000 euro. Il sequestro del depuratore di Occhio Marino, disposto d’urgenza dal pm, dovrà essere ora convalidato dal gip. L’impianto è tuttavia funzionante: continua a trattare il 20 per cento delle acque nere, mentre il rimanente 80 per cento viene portato sulla terraferma e trattato a spese di Gori. Fonte: Corriere del Mezzogiorno.

UNA BANCA DATI PER I CORALLI HAWAIANI
L'Università delle Hawaii ha creato una banca dati dei coralli endemici dell'arcipelago. La novità è che è previsto il congelamento per preservare le specie dall'estinzione e preservare quindi la biodiversità. Il laboratorio, attrezzato presso Coconut Island nella Kanoe Bay, Oahu, è stato realizzato dai ricercatori dell' Hawaii Institute of Marine Biology in collaborazione con lo Smithsonian Institution. Fonte: UPI.